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Jumo

02/12/2010

Da uno dei fondatori di Facebook, nasce _Jumo,_ un social network dedicato alla solidarietà. Sulle sue pagine gli iscritti potranno trovare persone, associazioni, ONG a cui devolvere donazioni o semplicemente per conoscere le cause che portano avanti.

Un po’ prosaicamente si potrebbe dire che non tutto il male viene per nuocere. Ed è stato così per Chris Hughes, co-fondatore insieme a Mark Zuckerberg di Facebook, che dalla tragedia del terremoto di Haiti e dal tam tam che ha provocato sul più noto dei social network ha tratto l’idea alla base di Jumo.
Jumo è il primo dei figli di Facebook. Il nome, che in lingua Yoruba, un dialetto africano, significa “unirsi”, esprime perfettamente lo spirito di questo nuovo social network. L’idea di fondo è quella che gli strumenti virtuali non servano solo per condividere interessi, passioni o abitudini, ma anche per aiutare gli altri.
Attraverso le pagine di Jumo, ad oggi accessibile con le credenziali Facebook, è possibile individuare organizzazioni umanitarie o associazioni con cui collaborare, a cui inviare denaro o aiuti o semplicemente prestare la propria opera. Diritti delle donne, AIDS e senzatetto sono solo alcune delle questioni che Jumo cerca di contribuire a risolvere. I gruppi attualmente disponibili on line sono circa 3.500, non pochi per una versione beta, lanciata da pochi giorni, ma se il social network seguirà il medesimo percorso del suo predecessore c’è da scommettere che aumenteranno vertiginosamente.
La grafica del sito è ancora molto semplice, al momento funziona principalmente come “catalizzatore di notizie”. E a chi contesta che il nuovo social network contribuirà soltanto ad aumentare il fenomeno definito dal Guardian, clicktivism, Hughes risponde: “La nostra sfida non è quella di usare i social media per reinventare il paradigma dell’impegno, ma di sostenere il lavoro delle persone che là fuori fanno funzionare le cose, giorno per giorno”.
La nuova sfida è iniziata.

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