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L'era della disinformazione

28/10/2019

Redazione

Due filosofi della scienza dell’University of California si focalizzano volutamente su questa categoria umana perché meglio rappresenta “l’indagatore ideale” e il loro lavoro è la versione estrema di quanto tutti vorremmo fare per cercare la verità. Eppure anch’essi cadono in false credenze, come dimostrano i numerosi esempi storici provenienti dall’ambito scientifico, portati dagli autori. La ragione va cercata soprattutto in fattori sociali e nei “modelli di apprendimento sociale” che definiscono la diffusione delle conoscenze all’interno di queste comunità.

Perché dovrebbe importarci di avere credenze vere? E perché credenze che si sono dimostrate false resistono e si diffondono nonostante le conseguenze negative, anche fatali, che hanno per le persone che le adottano?

I filosofi della scienza Cailin O'Connor e James Weatherall sostengono che, più che la psicologia individuale, per comprendere la diffusione e la persistenza delle false credenze siano essenziali i fattori sociali. Sembrerebbe esserci un motivo ovvio per cui le credenze vere contano: quelle false ci danneggiano. Ma se le cose stanno in questo modo, perché allora per molte persone è (apparentemente) irrilevante credere o meno nelle cose vere?

Questo libro, scritto per un'epoca politica contrassegnata da "fake news", "fatti alternativi" e dispute sulla validità di qualunque questione, dal cambiamento climatico al numero di persone che hanno partecipato a un evento, mostra in maniera convincente che ciò in cui si crede dipende da ciò che si sa. Se sono le forze sociali la ragione dietro alla persistenza delle false credenze, per contrastare efficacemente la disinformazione dobbiamo comprendere come esse operano.




L'era della disinformazione
Come si diffondono le false credenze
Cailin O'Connor, James Owen Weatherall
FrancoAngeli, 2019
pp. 280, € 28.00

 

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