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La carta stampata fa i conti

08/06/2004

Cinquantasettesimo congresso dell'associazione mondiale dei giornali: lo stato dell'arte della stampa occidentale, i suoi problemi e le sue pecualiarità. Un bilancio dei successi e degli insuccessi della carta stampata in un convegno a Istanbul.

La parola chiave è adattamento. Se la carta stampata saprà adattarsi alle rivoluzioni tecnologiche, alle differenti necessità di diffusione, alla difficoltà di catturare un pubblico più giovane e al differente rapporto che esiste tra utenti e informazione, il vecchio quotidiano di carta sopravviverà.In realtà i dati sono più che buoni: la vendita di quotidiani nel mondo è infatti aumentata del 4,75%. Ma le cifre possono trarre in inganno essendo dovute alla poderosa accellerata dei due paesi più popolosi al mondo, India e Cina. Partendo da lontano queste due nazioni hanno beneificiato di un tasso dicrescita esplosivo, come è naturale. Depurate le cifre dai dati sulla Cina e l'India si osserva però che nel mondo occidentale si assiste a un'implacabile contrazione dei quotidiani. Il problema non è tanto rappresentato dalla concorrenza dell'informazione online, quanto in generale dall'esistenza di una differente tipologia di fruitore dell'informazione: un lettore saltellante, pigro, più amante della sintesi.Dai tabloid ai giornali online per finire con la free press, tutte le soluzioni-scorciatoie in grado di appagare questo tipo di lettore bulimico e meno riflessivo rappresentano una forma di concorrenza con cui la stampa cartacea deve fare i conti. Il continente che sta peggio è l'Europa, che conta 4,5 milioni di lettori in meno dal 1999 a oggi.La soluzione emersa si articola sostanzialmente in tre sfide: capacità di adattamento alle nuove tecnologie, abilità nell'innovare per dirottare nuovamente il lettore verso la carta e ricerca di un posizionamento nei confronti dei nuovi competitors.
Emanuela Di Pasqua - Totem

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