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La green economy tra luci e ombre

19/03/2012

Solo da qualche anno, da quando è affrontato a livello di governance, lo sviluppo sostenibile raccoglie l'interesse dei mezzi di informazione. Media che, però, non riescono ancora ad essere obiettivi, come emerge dall'analisi di _Lucia Navone._

di Lucia Navone
“Shampoo e mascara fanno bene al clima”, è il titolo di un articolo de La Stampa sul nuovo stabilimento a emissioni zero de L’Oreal. Premesso che nelle intenzioni del titolista poteva esserci quella di catturare l’attenzione del pubblico femminile, è naturale chiedersi cosa c’entrano lo shampoo per capelli e il rimmel con duecentoquaranta parabole a specchio, quindici chilowatt di energia prodotta e 7800 tonnellate della fantomatica CO2 risparmiate. Un progetto di sicuro prestigio, con importanti valenze ambientali (l’azienda pensa di dimezzare le emissioni di gas serra entro il 2015), che prevede persino l’utilizzo di fonti rinnovabili combinate.
Un esempio banale per dire che spesso la semplificazione, quando si parla di ambiente, è necessaria per far comprendere i messaggi e farsi leggere dal grande pubblico. Il “far del bene a tutti i costi” però, anche grazie a shampoo e mascara, è forse fuori luogo.
Se si scorrono altri titoli di media nazionali è difficile trovare accezioni negative quando si parla di ambiente, tutela del territorio, fonti pulite, etc. Le cose vanno meno bene quando invece le cronache locali dei giornali affrontano emergenze ambientali, opere non volute dai cittadini, inquinamento e altri pericoli per la salute.
Insomma, è un po’ come se ci fossero sempre dei buoni e dei cattivi che vengono messi da una parte o dall’altra e schierati in base alle necessità comunicative del momento. L’obiettività è spesso difficile da individuare, soprattutto là dove i cosiddetti “speciali” dedicati ai temi ambientali ed energetici hanno un portafoglio di investitori importanti, ovviamente di settore. Le “buone notizie” in questo caso si sprecano.
Vero è che la comunicazione/informazione ambientale per diversi anni è stata appannaggio di qualche giornalista, delle associazioni ambientaliste, di alcuni esperti e di pochi altri. E’ solo da qualche anno, da quando cioè lo sviluppo sostenibile è diventato un valore legato alla crescita anche economica, che il tema è affrontato da quasi tutti i mezzi di informazione.
Un tema diventato spesso di moda, dove il vivere sostenibile, il green style, il risparmio energetico, le fonti rinnovabili sono dei veri e propri cavalli di battaglia per quelle pagine di giornali che, diversamente, non riuscirebbero a sopravvivere di fronte alla crisi dei contenuti e della raccolta pubblicitaria.
E fin qua tutto bene, dal momento in cui un argomento spesso ostico è portato all’attenzione di molti per favorirne la consapevolezza e la conoscenza.
I problemi nascono invece quando si vuole appiccicare a tutti i costi il bollino “verde” ai temi ambientali e si cerca di strumentalizzarli. Un esempio, uno dei tanti articoli del quotidiano Il Giornale che, di fronte alle crisi del gas, all’aumento delle bollette, ai no al referendum sul nucleare dà ancora la colpa al Partito dei Verdi e ai loro amici. Premesso che il Partito dei Verdi è ormai praticamente scomparso e i danni fatti al Paese da alcune politiche dei “NO” sono sotto gli occhi di tutti, c’è da chiedersi perché, quando si parla di ambiente, si pensa ad uno dei mali del mondo o alla cura che li risolve tutti. Forse quando si parla della sostenibilità di oggi si pensa ancora al retaggio ideal-valoriale degli ambientalisti degli anni ’80.
La via di mezzo non esiste. Possiamo citare due casi recenti di informazione uguale a confusione: l’articolo di Massimo Mucchetti su Il Corriere della Sera dal titolo, I conti sul fotovoltaico dei furbetti e il possibile salasso dei consumatori e, l’ultima puntata di Presa Diretta dedicata al nucleare e alle fonti rinnovabili.
Il primo punta giustamente il dito sui costi del fotovoltaico nelle nostre bollette elettriche e traccia uno scenario inquietante; il secondo non parla di costi ma solo di opportunità e di potenzialità. Diciamo che entrambe le cose, beatamente insieme, potrebbero dare a chi legge o a chi guarda la possibilità di capire che le potenzialità ci sono, che le fonti rinnovabili sono le fonti del futuro a cui tutti dobbiamo guardare, anche con qualche sacrificio. E soprattutto la signora Maria che vuole mettersi sul tetto di casa un impianto per generare elettricità o acqua calda capirà quanto costa, se ci guadagna qualcosa, a chi deve rivolgersi per installarlo, quale fornitore scegliere e se la sua casa è idonea. Fino ad oggi è stato speso un monte di denaro che avrebbe dovuto favorire la crescita di un’industria soprattutto italiana, creare nuovi posti di lavoro e avvicinare l’Italia agli obiettivi europei. Di questi soldi però la maggior parte è andata a operatori stranieri, banche, fondi di investimento e non sono tornati in tasca alle famiglie che continuano a pagare ogni mese una bolletta salata. Le aziende italiane stanno fallendo e i posti di lavori scomparendo.
Certo non è solo perché l’informazione non ha fatto bene il suo lavoro ma almeno sarebbe doveroso spiegare che se le aziende falliscono e io ho comprato oggi un pannello che deve durare almeno quindici anni devo sapere a chi rivolgermi in futuro, se i moduli sono stati messi sui campi e gli operatori stranieri se ne andranno, chi si occuperà dello smaltimento? E ancora tante altre domande a cui finora pochi hanno dato risposte. La risposta più semplice, in Italia, è quella di sbandierare colori politici e di pennellare di verde anche ciò che alle volte è nero pece.
P.S. Tornando ai casi citati sopra è giusto far notare che circa due anni fa, ai tempi del Governo Berlusconi, Presa Diretta mandò in onda un servizio dove in Italia le rinnovabili erano meno di zero rispetto alla virtuosa Germania. Il Corriere della Sera invece, dal canto suo, si “ricorda” che le rinnovabili costano e che noi le paghiamo profumatamente solo quando si preannuncia la revisione degli incentivi. Del resto la coperta è corta e bisogna tirarla il più possibile.
Ditemi voi se questa è informazione obiettiva.
Tratto dal blog di Lucia Navone

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