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La politica non sa usare i sondaggi!

10/03/2009

E' il _j’accuse_ di Renato Mannheimer alla politica italiana che, a suo parere, pecca in superficialità. Il sociologo delinea una panoramica che svela il pessimismo e le preoccupazioni della popolazione e sottolinea: «Nessuno ha voglia di analizzare i dati in profondità».

di Alain Elkann


Che influenza ha il suo lavoro sulla politica?
«Sulle decisioni politiche fin troppo. I politici sanno apprendere tutti i singoli dati come se fossero un termometro per la febbre, ma non vanno a fondo. Invece i dati andrebbero analizzati e le cause del loro perché ma questo non viene fatto. Loro guardano soltanto il dato in sé».


E questo serve?
«Sì, ma andrebbe approfondito di più il materiale che noi studiamo».


Perché non lo fanno?
«Per frettolosità».


E i giornali?
«Pubblicano questi dati in modo troppo sintetico per mancanza di spazio. I libri sono l’unico strumento vero perché i dati vengano realmente pubblicati».


Ma questa politica fatta di sondaggi lei come la vede?
«Positivamente. Recentemente ci si basava soltanto sull’ideologia, oggi invece c’è questo strumento per capire le esigenze vere del cittadino. Ma limitarsi a decidere solo sudati superficiali fa sì che la politica diventi essa stessa superficiale».


La politica è peggiorata o migliorata?
«E’ diversa da un tempo. Peggiorata non si può dire».


Lei sente una grande responsabilità addosso?
«Sì. Dobbiamo avere un criterio di affidabilità e ci atteniamo a criteri rigorosamente scientifici».


Quali sono i dati più significativi?
«Il grande pessimismo della popolazione italiana».


Carne mai?
«Non si era mai visto che gli italiani fossero coni pessimisti sul futuro economico e sociale del paese. Gli italiani sono sempre stati ottimisti e se la sono sempre cavata».


E allora cosa è cambiato?
«Sono preoccupati per il posto di lavoro. E’ un dato nuovo che colpisce moltissimo».


Questo dato corrisponde alla realtà?
«Metà della crisi dipende dal pessimismo e sfiducia, metà è che c’è una vera crisi di produzione e le due cose si influenzano».


Come reagisce la gente alla paura?
«Rinvia i consumi importanti e adotta strategie di contenimento della spesa. Ma così si deprimono i consumi e questo porta sfiducia: un ciclo vizioso che la politica dovrebbe sapere interrompere».


Ma ci riesce l’Italia o altri paesi?
«Per ora non riesce nessuno».


Nemmeno Obama?
«Nemmeno lui».


Quali sono le altre preoccupazioni?
«La criminalità viene dopo la preoccupazione per il posto di lavoro, ma la sicurezza personale ha sempre un posto molto importante».


Quali sono le cose che fanno più paura?
«Le rapine, i furti, le aggressioni».


Ce ne sono di più nel nostro paese?
«No, ma ingente lo percepisce come se cene fossero di più».


Come reagisce la gente?
«Facendo più sacrifici».


Ma il governo come si muove?
«Ha ancora una forte popolarità, anche grazie alla debolezza dell’opposizione».


E i ministri?
«Alcuni, come Gelmini, Brunetta, Tremonti, Maroni, riescono con i loro provvedimenti a dare l’idea di un governo che lavora».


E Berlusconi?
«E’ un uomo dalla grande capacità comunicativa, e malgrado tutto rassicura per un suo carisma personale e la fiducia che trasmette ai suoi elettori. E’ una sua caratteristica».


E dall’altra parte?
«C’è una forte crisi, che avvantaggia il governo».


E il loro segretario Franceschini?
«Per ora non abbiamo visto effetti ma c’è un’obiettiva novità introdotta da Franceschini che, come ha scritto Ricolfi sulla Stampa, potrebbe manifestarsi in futuro».


Perché?
«Perché ci sono novità come il salario di disoccupazione per tutti, che è una proposta forte e può colpire la gente. Ci sono state obiezioni per la mancanza di risorse possibili ma può colpire lo stesso la gente».


La televisione che effetto ha?
«Un grande effetto. La televisione forma l’opinione, soprattutto i telegiornali».


Andrebbe cambiata?
«Sì, potrebbe suscitare più approfondimento e dare più stimoli alla riflessione. Ma per questo bisogna chiedere agli esperti».


L’estero interessa gli italiani?
«Ha interessato molto durante la campagna elettorale americana, altre cose interessano molto meno»


E la religione?
«Ha un’impronta molto forte nella vita italiana. Come religione in sé coinvolge solo un terzo della popolazione, ma è molto ampio il suo influsso generale».


E il Papa?
«Ha una grande influenza, diversa da quella del Papa precedente».


E il caso Eluana?
«Ha spaccato il Paese in modo trasversale; anche all’interno di ogni schieramento ci sono state fratture».


La gente come ha giudicato l’interferenza della politica?
«La maggior parte non lo ha gradito ma una parte consistente, legata alla concezione di una sacralità della vita, ha gradito».


tratto da La Stampa del 8 marzo 2009

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