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La regina tra le consultazioni degli stakeholder: le primarie

20/09/2004

Un articolo di Paolo D'Anselmi.

Insospettiscono un po' queste primarie proposte per andare da Prodi a Prodi. Insospettisce questo ravvedimento tardivo rispetto a un dibattito la cui anamnesi viene da lontano. Nello statuto del PCI, l'art. 5, comma b), specifica i diritti degli elettori e delle elettrici, i quali possono concorrere alla scelta dei candidati per le liste presentate dal Pci anche attraverso elezioni primarie, da effettuarsi secondo norme definite dagli organi dirigenti. Anche l'art. 38, al comma 2), concede che la rosa dei candidati predisposta dal Comitato direttivo del comune può essere sottoposta a elezioni primarie e poi il Comitato direttivo di Sezione provvede alla definizione della lista. Infine l'art. 40, per i deputati e i senatori, al comma 3), recita che i Comitati federali, effettuate eventuali elezioni primarie designano... Primarie consultive quindi. Un ossimoro.Al Congresso della svolta poi, la proposta di fare le primarie deliberanti nell'esito fu piallata da Luciano Violante e nello statuto del PdS, articoli 55-58, continuano ad essere precedute dagli ipotetici eventualmente e anche e qualcun altro alla fine comanda. Il dato anamnestico è dunque inquietante: nonostante i recenti lavacri bostoniani, la cultura è di imbonimento del popolo. Ma per chi ha fame e sete di rendicontazione è  difficile non farsi illusioni perché le primarie sono la regina tra i due process. Rugiada al cespite di un arido bilancio sociale della democrazia che non c'é.Dalle nostre parti infatti il processo chiave sono le elezioni. Di esse si dà  conto in maniera result oriented, centrata su chi ritorna vincitor. In questo caso i numeri straripano e ingannano perché c'è un momento più importante che passa inosservato ai più ed è la nomina dei candidati, la formazione delle liste, una battaglia di primo livello,  tutta interna alle forze amiche.  Dirà pur qualcosa che negli USA tutto il rumore si fa sulle primarie e le elezioni bruciano nel silenzio d'un grigio martedì d'autunno.Da noi invece le liste dei candidati alle prossime elezioni sono fatte dagli eletti nelle elezioni passate: non occorre tristizia per proporre se stessi. Ecco che la classe politica fa serrata ed il partito diventa una intercapedine tra popolo e istituzioni. Soggetti alla sola concorrenza di corridoio, i politici restano paghi d'essere politici, d'appartenere al ceto. Non hanno interesse a vincere le elezioni. La non concorrenza nel micro genera la non concorrenza nel macro: si perdono le elezioni, nessuno va a casa e si interrompe cosi' il circuito del valore politico.Di tutto questo i partiti si guardano bene di dar conto ai cittadini, come si son guardati bene dal fare bilanci contabili sulla loro situazione nazionale e non solo della sede centrale. Le elezioni primarie ora sono un modo di emendare questo stato di cose: fatto spontaneo, non imposto in Italia da legge alcuna; fatto onesto perché condivide con i cittadini-stakeholder la rendita di posizione derivante dal cuore-mente-sangue delle generazioni passate, patrimonio della memoria che i partiti sanno di avere; sono infine un elemento di concorrenza leale.Un brivido percorre l'elettorato adesso che si propone di farle davvero, le primarie. Benvengano se servono a dare agli iscritti il sapore della guarentigia possibile. Benvenga l'astenica scelta tra Salvi e Prodi se domani si faranno le primarie serie, quelle nei collegi, aperte nelle candidature. Un fil di fumo si leva da un francobollo su Repubblica, maggio 2004, Filippeschi segretario federale toscano dice: "Le primarie le possiamo fare: siamo a Prato non siamo mica in Sicilia". Eppur si muove. Paolo D'Anselmi

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