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La trasparenza è la chiave di tutto

19/05/2015

Patrizia Rutigliano

Una regolamentazione della rappresentanza di interessi è indispensabile. Porrebbe fine a un equivoco culturale - tutto italiano - per cui fare lobbying equivale a difendere interessi poco trasparenti. È la trasparenza dell’iter legislativo la chiave di tutto: lo sostiene con fermezza Patrizia Rutigliano, Presidente Ferpi, nel suo editoriale.

La rappresentanza degli interessi è un cardine fondamentale delle moderne democrazie. Lo sosteniamo da tempo, in tanti, ma finora in Italia di regolamentazione del lobbying si è molto parlato senza ottenere alcun risultato concreto. Nonostante i numerosi tentativi di regolamentazione, sia di iniziativa governativa sia parlamentare - come il recente ddl a prima firma del Sen. Orellana, adottato come testo base in Commissione Affari Costituzionali al Senato - sul tema c’è ancora confusione.

Partiamo da un dato di fatto: in Europa, se si esclude Bruxelles, la situazione non è migliore e lo illustra con precisione Transparency International nel suo recente rapporto “Lobbying in Europe”. Nonostante l’Italia sia classificata al 19° posto su 22 stati, la maggior parte degli Stati membri dell’Unione Europea non ha un registro obbligatorio per le attività di rappresentanza degli interessi. Un registro con iscrizione obbligatoria è presente in Austria, così come in Lituania, in Polonia e Slovenia, mentre in Croazia, Germania e Romania esiste un registro ma su base volontaria.

E continuiamo dicendo che ridurre il dibattito alla obbligatorietà o meno di iscrizione a un registro è banalizzare un’attività assai più complessa. Lo sanno bene tutti i professionisti, e in Ferpi ce ne sono molti, che ogni giorno lavorano – per conto di aziende o come liberi professionisti - in totale trasparenza e con spirito di collaborazione con le Istituzioni. Non sono gruppi di pressione o influenzatori: sono soprattutto portatori di interessi in grado di migliorare - se necessario - le scelte del decisore pubblico, di convogliare al meglio lo sforzo politico di un Governo nel raggiungimento dei suoi obiettivi.

Se qualcuno si chiede ancora se una regolamentazione sia davvero necessaria, Ferpi sostiene con fermezza che è indispensabile. Porrebbe fine a un equivoco culturale - tutto italiano - per cui fare lobbying equivale a difendere interessi poco trasparenti. Regolamentare il lobbying - ma potremmo anche decidere di non usare più questo termine afflitto da accezione negativa - significa porre delle regole di reciprocità tra il legislatore e il portatore d’interessi, un set di diritti/doveri tali da cancellare ogni fraintendimento sul ruolo dell’uno e degli altri. È la trasparenza dell’iter legislativo la chiave di tutto: regole chiare, e condivise, permetterebbero di ottenere testi legislativi migliori, di diminuire la fase “conflittuale” nell’iter parlamentare (tipicamente rappresentata da migliaia di emendamenti a volte il larga parte ostruzionistici o inutili) a favore di una condivisione preventiva di scelte legislative strategiche con gli stakeholder di riferimento.

Su come arrivare a una regolamentazione ideale, a chi affidare il registro e quali diritti/doveri inserire, è principalmente un compito del legislatore: al quale vuole e deve contribuire affinché il risultato finale sia soddisfacente per tutti gli stakeholder. Forti della nostra esperienza, della cultura espressa dalle aziende nelle quali lavoriamo e dell’attività professionale che tutti i giorni i soci Ferpi svolgono sul campo.

Alcuni punti fermi però devono essere cristallizzati: la regolamentazione non deve essere punitiva, il registro deve essere snello e con pochi oneri burocratici. Devono essere definiti precisi obblighi/doveri sia per il decisore pubblico sia per il portatore d’interesse, ispirati al principio della reciprocità. Senza sottovalutare l’importanza di una regolamentazione che sia compatibile con i tanti obblighi (modello 231, regolamenti anti-corruption, etc.) ai quali i professionisti delle grandi aziende devono sottostare e con i quali i consulenti migliori sono abituati a confrontarsi.

Infine, su chi dovrebbe realizzarlo, abbiamo apprezzato molto lo slancio mostrato recentemente in Senato; forse la materia oggi meriterebbe ancor di più l’attenzione del Governo. Gli iter parlamentari sono molto lunghi e il tempo è un fattore determinante per recuperare il terreno perduto. Un intervento governativo, di concerto col Parlamento, potrebbe fornire la spinta giusta e un necessario coordinamento nel raggiungere l’obiettivo.

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