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L'Africa si rilancia con l'eco-branding

20/06/2006

I paesi africani si stanno promuovendo come eco-mete; i loro punti di forza sono la popolazione animale e la natura selvaggia. Dopo il Kenya, già famoso per i suoi panorami e per la sua fauna, anche Madagascar, Costa Rica, Belize e Ruanda cercano di conquistare l'economia di nicchia indirizzata verso l'ecoturismo.


I Paesi africani tentano la carta dell'eco-turismo sulla scia di alcuni esempi positivi come Kenya e Costa Rica, diventati a livello mondiale simboli di natura incontaminata. L'Africa è senza dubbio il continente che più ha da offrire in materia di vita selvaggia e paesaggi mozzafiato, anche grazie alla scarsa industrializzazione e al limitato intervento dell'uomo sulla natura. Solo recentemente però nazioni africane come Ruanda, Madagascar e Guinea Equatoriale stanno tentando di affermare una nuova immagine di sé puntando su ricchezza di biodiversità, unicità delle proprie specie e impegno nella conservazione degli habitat naturali.A giugno in Madagascar si terrà una conferenza internazionale in cui l'eco-branding sarà uno dei temi principali di discussione: sfruttare i suoi tesori naturali per promuovere lo sviluppo economico è un obiettivo più che ragionevole per un territorio così ricco di diversità biologica e meraviglie naturali intatte.
Attualmente in Madagascar ancora il 75% degli abitanti vive nella miseria ed è proprio a causa dell'ignoranza e delle sua conseguenze che molte specie sono minacciate. Promuoverne l'immagine come paradiso incontaminato e impegnarsi a incrementare le aree protette ha iniziato nel 2004 a dare i suoi primi risultati, fruttando 31 milioni di dollari in donazioni, un film della DreamWork dedicato all'isola dei lemuri e un incremento del 30% del turismo in meno di due anni.L'esempio da seguire è quello della Costa Rica, che in pochi anni è diventata una delle principali mete turistiche internazionali, incrementando la percentuale dei servizi (turismo in primis) fino al 62,8% del suo Prodotto Interno Lordo.Più difficile è rilanciare un Paese già etichettato negativamente con un eco-brand: la centrafricana Guinea Equatoriale per esempio è ricca di specie endemiche e molto importante da un punto di vista naturalistico, ma purtroppo la sua fama internazionale è più legata giacimenti petroliferi, colpi di stato e corruzione. Nel tentativo di ridefinire la propria immagine, il governo ha garantito lo stanziamento di 15 milioni di dollari e la protezione di un'area di foresta pluviale di 500.000 ettari, pari al 37% del territorio. Dimostrare concretamente di essere responsabili verso l'ambiente può aiutare a farsi una fama positiva e stimolare investimenti dall'estero.Inoltre, un governo che punta a diventare un'eco-meta,  deve sfruttare in modo ottimale l'eco-turismo, che porta lavoro e rinforza il valore della moneta locale: è fondamentale stabilire un dialogo, uno scambio reciproco con la popolazione in modo che il beneficio raggiunga anche le fasce di popolazione più povere.Valentina Tubino  - Totem

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