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L'attualità degli Accordi di Stoccolma: il caso Generali

24/02/2011

Le prime pagine dei quotidiani internazionali vedono sotto i riflettori il Consiglio di Amministrazione di Generali, che dopo le vicende dei giorni scorsi, si annunciava pirotecnico anche sui temi della comunicazione. Protagonisti invisibili delle sei ore di discussione i contenuti degli Accordi di Stoccolma, come racconta _Fabio Ventoruzzo_ nella sua analisi.

di Fabio Ventoruzzo
Sono gli Accordi di Stoccolma il vero convitato di pietra all’ultimo Consiglio di Amministrazione di Generali. O almeno così parrebbe, leggendo quanto hanno scritto giovedì 24 febbraio i principali quotidiani nazionali e il Financial Times.
Dopo una settimana tesa – cominciata con l’intervista rilasciata da Geronzi al Financial Times a cui avevano fatto seguito le seccate dimissioni di Del Vecchio, contrariato dalla prospettiva assunta nelle dichiarazioni del primo – il cda di ieri si annunciava particolarmente rovente non solo su governance e management societario ma anche sui temi della comunicazione .
Sei ore di discussione che – proprio per il voler formalizzare nero su bianco alcuni aspetti che adesso esaminiamo – paiono testimoniare (come brillantemente descritto su La Stampa) il processo di riflessione in atto su alcune aree che peraltro sono fortemente tematizzate anche nei recenti Accordi di Stoccolma.
1) Governance e management
Al termine del board è stato ufficializzato un messaggio tanto forte e chiaro, quanto scontato, soprattutto per Generali: “l’unico criterio guida delle decisioni del management, del consiglio e dei suoi comitati è la creazione di valore per tutti gli azionisti”. Nulla di nuovo per una Società nota per essere sì influente e potente ma anche molto conservatrice nel management. Essere shareholder company (anche oggi) non fa notizia. È il capitalismo, bellezza. Epperò, il fatto che dopo 6 ore di acceso confronto ci si sia premurati di ribadire l’ovvio è già una testimonianza implicita (ma anche molto esplicita) che una discussione aperta sul tema ci sia. Che questa sia indizio di un percorso di cambiamento verso un approccio orientato alla creazione di valore per tutti gli stakeholder (e non solo gli azionisti) come argomentano i fautori della stakeholder economy? Staremo a vedere.
2) Allineamento della comunicazione
Ieri il cda si è espresso a lungo (addirittura troppo, secondo alcuni membri) sulle contraddizioni nelle politiche comunicative del Gruppo. Come noto esistono due direzioni separate, relazioni istituzionali e comunicazione, che rispondono rispettivamente al presidente Geronzi e all’amministratore delegato Perissinotto. Ma che, a quanto pare, si coordinano ben poco. Un disallineamento funzionale che ha scaturito una disomogeneità di contenuti, mettendo più o meno pubblicamente in imbarazzo i Vertici del Leone. Anche in questo caso lo scomodo confronto di ieri ha evidenziato la riflessione attorno alla necessità di migrare verso l’essere una organizzazione sempre più comunicativa dove la comunicazione è un approccio trasversale a tutta l’organizzazione e non semplicemente verticale.
Da qualunque parte la si voglia leggere (partendo dalla prima o dalla seconda questione) appare indubitabile lo shock assestato nell’ultimo anno dalla presidenza Geronzi rispetto alle dinamiche più tradizionali (e riconosciute) del Gruppo assicurativo triestino. C’è (forse per ora solo in nuce) una nuova questione in agenda: un processo di envisioning che – partendo da un’attenta identificazione della missione/visione a tendere – potrebbe contribuire ad innescare un cambiamento organizzativo e culturale per allineare i comportamenti comunicativi ad una nuova strategia. Chissà. Lo scopriremo solo vivendo. Ma i segnali paiono esserci tutti.
Rimane comunque la soddisfazione per aver ritrovato oggi – nella cronistoria di uno dei più grandi Gruppi economici del nostro Paese (e non solo) – una lucida quanto inconscia riflessione che posiziona gli Accordi di Stoccolma non solo come tema di relazioni pubbliche ma anche come ‘matrice’ di riposizionamento organizzativo. A un Del Vecchio dimissionario, risponde la presenza degli Accordi di Stoccolma. Senza però con questo voler entrare nel merito delle posizioni dell’attuale Presidenza. Quello che qui conta, infatti, è il fatto che una esplicita (ormai) idiosincrasia fra le diverse leadership di Generali si palesi intorno a questioni di governance, di management e di organizzazione comunicativa.

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