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Le associazioni internazionali si preparano all'appuntamento di Trieste: il caso dell'Ipr

15/11/2004

L'Institute of Public Relations s'interroga sull'approccio delle Rp britanniche alla diversità.

Diverso, multiculturale e inclusivo. O invece rigorosamente bianco, di classe media ed esclusivo-escludente. Qual è il vero volto dell'industria delle Rp? Se lo chiede nel servizio di copertina Gro Elin Hansen (nella foto), direttrice di Profile, la rivista cartacea di Ipr - l'Institute of Public Relations - che in questo numero (42/2004) affronta il tema della diversità.I dati del censimento del 2001 in Gran Bretagna mostrano che il 7,9% degli intervistati si dichiaravano "non bianchi". E le sue proiezioni indicano che entro il 2010 il 30 % della popolazione residente in aree metropolitane apparterrà a una qualche comunità etnica diversa da quella bianca. Tuttavia, secondo una ricerca di PR Week, solo il 4% di tutti i PR account managers britannici hanno origini etniche differenti da quella mainstream. E alcuni addetti ai lavori inglesi guardano con invidia all'industria di relazioni pubbliche americana e alla sua capacità di dialogare con pubblici multiculturali.Ma perché la Gran Bretagna è rimasta indietro? Le risposte possono essere diverse. Sembra invece comune la preoccupazione di Anne Gregory, presidente di IPR: "abbiamo bisogno di attingere alle conoscenze di tutte le aree della società…altrimenti ne perderemo al ricchezza".Leggi l'articolo in inglese da Profile (PDF).

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