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L’effetto Obama sulla comunicazione politica

07/11/2012

Le elezioni USA 2012, come era prevedibile, rappresentano uno spartiacque nella comunicazione politica. L’analisi della campagna elettorale e del ruolo di primo piano che hanno avuto le Relazioni pubbliche nei commenti di _Marco Massarotto, Francesco Pira, Toni Muzi Falconi, Vincenzo Cosenza_ e _Giangi Milesi._

È stata più utile la Rete a Obama o Obama alla Rete? Questo interrogativo, che pone Marco Massarotto di Hagakure, sintetizza meglio di ogni altra espressione, delle migliaia utilizzate dai media e sui social, la riconferma alla Casa Bianca del Presidente degli Stati Uniti. Altro che Sandy, il vero uragano delle ultime settimane è stata la tempesta mediatica che ha preceduto, accompagnato e che sta seguendo le elezioni USA 2012, che, come era successo in passato, hanno ridisegnato gli scenari della comunicazione e segnano ancora una volta un cambio di passo. Con milioni di tweet di cui solo 31 per “Four more years” al momento dell’elezione, e un numero simile di like per la foto dell’abbraccio tra Barack e Michelle, l’election day diventa l’evento più social della storia. “Il Web ormai è entrato a pieno titolo nel media mix di marketing elettorale. Anzi, forse è il cardine di tutti i media: li solletica, li riprende, li chiosa, li rettifica, li ibrida – continua Massarotto – La vittoria di Obama è intrisa di Social Media. I dibattiti in TV sono stati accompagnati da 110.000 tweet al minuto (in totale 75 milioni al secondo Debate ). Le infografiche (formato digitale per eccellenza) hanno costituito la base di contraddittorio di tutta la campagna. Il “Truth Team” di Obama, un gruppo di persone dedicate al fact checking, per dare attendibilità alle informazioni che circolano online e smentire falsità è già una best practice. Non possiamo però non riconoscere in ogni tweet, in ogni foto, in ogni iniziativa la stoffa dei comunicatori di razza, quelli che sanno prendere un mezzo e gestirlo in modo che rasenta la perfezione. È quindi la rete che consente a Obama di vincere o è Obama che sa valorizzare la Rete? A elezioni vinte ci resta il sospetto (o forse più del sospetto) che anche ai tempi di Internet e forse mai come ai tempi di Internet sia importante essere dei buoni comunicatori e che la rete sia un essere vivente che ci ritorna quello che gli diamo. E se noi facciamo qualcosa per il web, il web farà qualcosa per noi. Forse Obama e il suo staff questo lo hanno capito e si son sempre spesi per Internet e Internet ha ringraziato e ricambiato. Con grande sostegno (e donazioni!) in campagna e con l’abbraccio più rewtittato di sempre l’altra notte”.
Il ruolo fondamentale delle Rp
Successo annunciato quello delle Relazioni pubbliche che sono state le vere protagoniste della campagna elettorale, come profetizzato da Toni Muzi Falconi che ne aveva discusso di recente anche con Harold Burson, decano dei PR statunitensi. “Non molti hanno sottolineato che solo di spazi pubblicitari televisivi nazionali e locali, i candidati e le loro super pacs di sostegno hanno investito 1 miliardo di dollari, il doppio di appena 4 anni fa! Se il processo democratico appariva già snaturato prima, ma si era almeno in parte attenuato dal coté digitale della campagna Obama del 2008, questa volta il mostro si è gonfiato a dismisura al punto da rendere irriconoscibile quello che – almeno nella mia generazione- abbiamo imparato ad apprezzare come caratteristiche di una ‘democrazia’. 4 miliardi di dollari che devono far riflettere. In effetti, se – come è sensato – moltiplichiamo per 4 la cifra di quel miliardo per includere altri media mainstream (radio, poster, annunci…), personale parzialmente volontario o pagato e la grande quantità di risorse investite nel digitale arriviamo alla incredibile cifra di una stima complessiva di 4 miliardi di dollari. Non si tratta soltanto di una dimensione quantitativa ma soprattutto qualitativa: quel miliardo in pubblicità tv è stato in larghissima parte (85% secondo alcune stime) di attacco all’avversario, al punto che come sostiene Harold Burson, gli americani hanno votato non per sostenere il proprio candidato ma per impedire all’altro di vincere.. brutta china davvero per chi crede nelle relazioni pubbliche come diverse dalle nasty pr quelle usate per distruggere l’avversario e che trovano sempre più canali che dal digitale finiscono anche nel mainstream”.
Pre e post Obama
Con la rielezione alla Casa Bianca Obama diventa lo spartiacque della comunicazione politico-elettorale: ora si può parlare con certezza di un’era pre Obama e un’era post Obama. “Condannato per mesi dai sondaggi ma ancora amato da metà degli americani (e non solo, ci sono anche molti europei) che abitano il web Barack Obama ha vinto per la seconda volta sfidando tutto e tutti” – la pensa così il politologo Francesco Pira dell’Università di Udine secondo cui la vittoria è nella “comunicazione strategica e integrata e in un utilizzo indovinato dei media tradizionali (la scelta di non aggredire l’avversario nel primo confronto televisivo per stenderlo nei due successivi è stata indovinata) ma anche una macchina, quasi ossessiva, con invio di mail e di messaggi su Facebook e Twitter per la raccolta fondi e la ricerca del consenso. Ed ancora una testimonial di eccezione: una donna, sua moglie Michelle, capace di alternare la persona al personaggio. E’ da confermare senza alcun ombra di dubbio quanto ho tentato di sostenere nei lavori di ricerca svolti sulla comunicazione politica del riconfermato Presidente nero degli Stati Uniti: nella comunicazione politica esiste un’era pre Obama e un’era post Obama”. Fondamentale il ruolo della Rete e la capacità di governare le relazioni online. “Per buona parte della campagna elettorale, in particolare televisioni e giornali, hanno prodotto sondaggi che vedevano il grande comunicatore Obama, in crisi: il Presidente Obama sembrava incapace di trovare la strada per raggiungere i suoi elettori o come dicevano i latini dat veniam corvis, vexat censura columbas (indulgente con i corvi, si accanisce contro le colombe). E la cosa che appariva ancora più strana è che le nuove tecnologie, in una certa fase del suo mandato, sembrano non influire su quanto stava facendo e impedire la grande perdita di consensi. Poi la svolta: Obama ha girato gli Stati Uniti per giustificare le sue scelte, per farle vivere ai cittadini americani. Le ha spiegato anche attraverso le nuove tecnologie dove il rapporto bidirezionale con i suoi elettori è rimasto sempre forte. Obama ed i suoi collaboratori hanno capito che comunicare diventa più semplice grazie alle tecnologie, ma più complesso per le dinamiche di ricezione e comprensione del messaggio. Eppure questo è il tema centrale perché è su di esso che si fonda la costruzione sociale. E’ dalla capacità di comunicare che dipende il modo in cui ci rappresentiamo e rappresentiamo il mondo che ci circonda. Dai flussi di informazioni e immagini si alimenta la cosiddetta società in rete. Una nuova era di cui Obama è un grande interprete. Ed in una situazione economica e sociale così difficile senza una comunicazione ben strutturata non avrebbe mai potuto vincere. Certo, tenendo presente che alla base c’erano valori e contenuti”.
La funzione strategica dei Big Data
Sulla capacità di analizzare e gestire la grande quantità di dati associati alle relazioni sviluppate è d’accordo anche Vincenzo Cosenza di Blogmeter, analista della Rete, autore della ormai famosa mappa di Facebook. “Non penso che i social media siano stati determinanti in questa campagna elettorale, come sento dire spesso. Quello che è accaduto è stato che per la prima volta sono stati utilizzati in maniera completa, non solo per la comunicazione, ma anche per il fundraising e per la “caccia agli indecisi”. Con moderne tecniche di data mining enormi quantità di messaggi in rete, le abitudini di navigazione e altre informazioni comportamentali (i cosiddetti “Big Data” di cui parlo nel mio ultimo La società dei dati sono state analizzate per costruire profili degli elettori più dettagliati del passato. Il ruolo del Twitter Meter? Una delle cose che uno strumento come Blogmeter permette di fare è l’analisi automatica del sentiment ossia delle opinioni espresse da chi parla di un politico su Twitter. Se positive o negative, fino ad arrivare all’estrazione delle emozioni primarie espresse: amore, gioia, stupore, tristezza, paura, disgusto, rabbia. Ciò permette di capire come cambia l’atteggiamento degli elettori verso i politici. Un tassello importante che sarebbe utile affiancare ai tradizionali sondaggi di opinione. Probabilmente i protagonisti delle prossime elezioni italiane presteranno maggiore attenzione all’utilizzo dei social media, si spera partendo dall’ascolto delle conversazioni e dall’analisi dei bisogni dei cittadini, sempre più comunicati attraverso la rete”.
Il segreto del successo? Secondo il presidente del Cesvi e comunicatore di lungo corso, Giangi Milesi, è nella capacità di Obama “di seppellire la malefica teoria dello “scontro delle civiltà” di cui paghiamo ancora oggi le conseguenze. Obama è stato artefice di una svolta, che mi auguro più risoluta nel secondo mandato. Qualcuno si stupirà che esprima pubblicamente soddisfazione per la rielezione di Obama perché – come presidente di un’organizzazione laica e indipendente – mi sforzo quotidianamente di rappresentare la trasversalità di credo e pensiero che caratterizza il Cesvi anche auto-censurandomi su tante vicende pubbliche".

Per approfondire l’argomento, leggi anche:
Rp Lab – Dalla socialdemocrazia alla social media democrazia
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