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L'elettore a tre dimensioni

15/12/2004

Un articolo di Mario Rodriguez pubblicato sull'inserto mensile "New Politics" de "Il Riformista" di dicembre.

Al centro e ai lati? Il campo politico è tridimensionaledi Mario Rodriguez
Cosa dire e a chi dirlo è uno dei problemi chiave se non il problema dei problemi della politica. Come dirlo resta però ancora una questione sottovalutata soprattutto nella vecchia Europa.In principio era "cosa dire", poi, strettamente connesso, venne "a chi dirlo" ma "come dirlo" rimane ancora in ombra.
Di questo si torna a discutere dopo le elezioni americane stimolati dalle riflessioni del professor Sartori che incalza l'Ulivo. Ed ecco le domande: l'Ulivo o, meglio, lo schieramento che probabilmente si raccoglierà attorno a Prodi per sfidare Berlusconi e la destra alla guida del governo, deve rivolgersi a una quota dell'elettorato deluso da Berlusconi per attrarlo dalla propria parte? Oppure deve far ritrovare motivazioni forti per votare a tutti quelli che si suppone si siano astenuti perché non sufficientemente "identificati" nelle posizioni del centrosinistra?
Bisogna puntare sull'elettore marginale, quello che determina con il suo collocarsi a destra o a sinistra la vittoria di uno schieramento? O si devono sollecitare identità e appartenenza visto che non pare ci siano quote consistenti di elettorato mobile?E il problema riguarda simmetricamente anche il centro destra.
Ognuna di queste ipotesi si fonda su modelli interpretativi del comportamento di scelta dell'elettore cioè implica la risposta alla domanda: perché un elettore vota in un modo piuttosto che in un altro? E quindi sarebbe molto interessante che ci si confrontasse anche su questo tema perché in questo modo il confronto si collocherebbe su un piano sensibilmente diverso quello che mette al centro chi riceve i messaggi e non chi li emette.
Questa mi pare l'unica via che permette di selezionare e distillare i diversi problemi coinvolti nell'analisi del comportamento dell'elettore e soprattutto quello relativo al confronto - interno a tutti e due i poli - tra culture politiche del maggioritario e del proporzionale. Se penso di dover raggiungere il 51% ragiono in modo ben diverso da come ragiono se il mio problema è mantenere o conquistare il 12%!
Ma diamo per scontato – e non lo è – che il ragionamento si sviluppi in un contesto maggioritario, allora è ancora più evidente che si vince o si perde se si è in grado di generare attorno allo schieramento e al candidato una sensazione complessivamente positiva per la maggioranza degli elettori.
Adottando questa chiave interpretativa del comportamento elettorale diventa cruciale comunicare i valori che sostengono le scelte da compiere per risolvere, almeno in parte, i problemi percepiti dagli elettori in modo ben definito, credibile, comprensibile, interessante, emozionante, empatico o affettivo.
Assieme al cosa viene quindi il come, anzi partire dal come aiuta a porre in termini più concreti il cosa comunicare.
Il problema è che i contorni dell'immagine che proietto devono essere ben definiti, il soggetto deve essere il più a fuoco possibile. Come in una foto di un ciclista o di un corridore, posso anche muovere la macchina fotografica per giocare sullo sfondo mosso e il soggetto un po' sfocato per accentuare il senso del movimento. Ma il soggetto deve essere riconoscibile e l'impressione complessiva dell'immagine deve essere coerente, piacevole, affascinante, coinvolgente. Non deve sembrare una foto fatta male ma un'opera d'arte, la sapiente maestria di chi prima di scattare ha chiaro in testa il risultato che vuole ottenere.
Non basta un buon soggetto per fare una buona fotografia. Ci vuole anche tecnica, professionalità.
Inoltre, lo spazio politico non è descritto sufficientemente bene da un continuo lineare sinistra destra e la geometria euclidea forse aiuta meno dei campi elettromagnetici a raffigurare la competizione dello spazio politico. Un campo magnetico è forte quando sono forti le forze che lo tengono coeso è questo che ne determina la capacità di attrarre più di quanto faccia il campo competitivo.
Lo spazio politico è cioè tridimensionale e come le analisi sui flussi elettorali hanno messo in luce da tempo tutti gli schieramenti scambiano tra loro sempre, chi più chi meno. Così quando si vince si vince ovunque (dove più, dove meno) e quando si perde si perde ovunque (dove più e dove meno). Dove più e dove meno dipende dalla configurazione dell'ambiente nel quale il campo di forze agisce e della volontà di unire il campo piuttosto che di scomporlo.
Allora il problema non è a chi rivolgersi, ma quali sono e come proporre gli argomenti capaci di creare significati sintetici in grado di fare identificare una maggioranza, capaci cioè di stimolare cuore, muscoli, e cervello.
Mario Rodriguez

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