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Lobbisti targati Bruxelles: la CERP ne discute con la Commissione Europea

20/03/2009

Un “lunch-debate” organizzato da CERP (Confederazione Europea delle Relazioni Pubbliche) a Bruxelles il 16 marzo scorso, per discutere del codice di condotta per i portatori di interesse e l'etica nelle attività di comunicazione. Ospite d’eccezione, Gérard Legris, Capo Unità Transparency, Relations with Interest Groups del Segretariato Generale della Commissione Europea.

Il codice di condotta per i portatori di interesse nel quadro dell’ Iniziativa Europea della Trasparenza della Commissione Europea e l’etica nelle attività di comunicazione sono stati i temi principali dell’incontro che si è svolto lo scorso 16 marzo a Bruxelles, organizzato dalla CERP – Confédération Européenne des Relations Publiques.


Ospiti dell’incontro con Roberto Zangrandi, Presidente CERP, Colin Farrington, Chair della Global Alliance, Amanda Succi in rappresentanza di FERPI, Alessia Tanas di ENI e ospite d’eccezione: Gérard Legris, Capo Unità Transparency, Relations with Interest Groups del Segretariato Generale della Commissione Europea.


Gérard Legris nel suo intervento, ha ricordato che attualmente è attivo un Gruppo di lavoro interistituzionale tra Commissione e Parlamento europeo. In questo quadro, ha valutato positivamente i progressi fatti dal Gruppo, che sta considerando la creazione di un registro comune alle due istituzioni, e ha ricordato che una pagina web comune per i due registri esistenti dovrebbe essere già lanciata prima delle elezioni al Parlamento Europeo.


Legris ha anche sottolineato che l’iscrizione al registro non porterà per ora ad alcun privilegio né a una mappatura sistematica di tutti i singoli incontri con i portatori di interesse. Sul tema della disclosure dei documenti esistono, infatti, delle categorie per distinguere i dati sensibili dagli altri: contro queste decisioni è in ogni caso possibile ricorrere presso la Corte di Giustizia Europea.


Roberto Zangrandi, ha sollevato il problema del rapporto tra i codici di condotta in vigore nelle singole associazioni e il Codice della Commissione. Legris ha dichiarato in merito di essere a favore dell’autoregolamentazione anche se, in alcuni casi, i codici di condotta assomigliano a regolamenti di un ordine professionale (con indicazione per esempio di quali titoli siano necessari per essere definiti lobbisti).


Amanda Succi, ha osservato come ogni professionista possa essere sottoposto a numerosi codici di condotta contemporaneamente e che, appunto, ogni associazione ha il proprio codice: sebbene la base, nei principi di riferimento, possa interpretarsi come comune, diversi sono i meccanismi sostanziali di applicazione e controllo.


In alcuni Paesi, come in Italia, nonostante esistesse una corposa proposta, semplificata di recente dalla proposta della senatrice Mariapia Garavaglia lo scorso 12 marzo, non è ancora stato creato un codice di condotta per i portatori di interesse: il tentativo è stato bloccato in attesa che l’UE si esprimesse in modo più dettagliato sul tema. Ma Legris ha sottolineato come una direttiva sull’attività di lobbying a livello europeo non sia possibile in quanto: “una direttiva non può regolare temi non previsti dal Trattato dell’Unione Europea”.


Sugli step futuri, l’ospite ha comunicato che la Commissione Europea sta per effettuare un impact assessment (aprile-giugno) per valutare fino a che punto i vari settori siano stati coinvolti nel processo e che in seguito sarà necessario lavorare alcuni mesi in vista di un accordo su un codice di condotta comune alle istituzioni.


Mentre, sulla questione delle varie organizzazioni che hanno registrato in modo diverso quanto nel proprio bilancio sia stato dedicato alle attività di lobbying, Legris ha replicato che il processo di registrazione è in costruzione e che si tratta di un sistema basato sul dichiarazioni spontanee in quanto nessuno può conoscere meglio delle organizzazioni stesse l’ammontare delle spese effettuate.
L’obiettivo primario della Commissione è quello di mostrare quali siano i reali interessi dietro le attività di lobbying delle organizzazioni, con particolare attenzione per gli enti no profit.


Colin Farrington, nel suo intervento ha portato a confronto il sistema canadese, estremamente esigente in termini di informazioni richieste: ogni incontro deve essere, infatti, registrato e così spesso si tende ad incontrare solo funzionari junior e a classificare tali incontri come semplici “fact finding”.


Roberto Zangrandi ha quindi sollevato il tema di quali attività debbano essere effettivamente registrate e dunque considerate di lobbying e Gérard Legris ha replicato che per distinguere le varie attività ci si debba porre la domanda: “Perché ho fatto questo?”, e poi: “Chi ha preso l’iniziativa per questa attività?”. Si tratta in effetti di un problema di carattere etico.


In conclusione Farrington ha osservato come in alcuni Paesi, ad esempio la Gran Bretagna, esista più sospetto nei confronti dei membri del Parlamento piuttosto che nei confronti dei lobbisti: forse ancor più opportuno sarebbe un training per i parlamentari piuttosto che per i lobbisti…


Elena Scaroni, CERP Bruxelles



Nell’immagine in alto, da sinistra a destra, Colin Farrington, Gérard Legris e Roberto Zangrandi; nell’immagine in basso, da sinistra a destra, Alessia Tanas e Amanda Succi. (Clicca sulle immagini per ingrandirle)

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