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Lobbying Regale vs. Lobbying Reale (ed efficace)

21/01/2011

L’attività di lobbying, ben lungi dall’essere un potere occulto che opera nell’ombra, è un lavoro delicato che necessità di abili professionisti perché risulti efficace. La dimostrazione che non basta un nome o un ruolo celebre per ottenere ciò che si desidera viene dalla famiglia reale inglese.

di Enrico Bellini
A chi legge questo blog sarà forse capitato più di una volta, soprattutto in Italia. Sentirsi domandare di che cosa ci si occupa, rispondere “Relazioni istituzionali e lobbying” e ricevere di rimando un’occhiata storta oppure un sguardo complice, di chi la sa lunga (senza saperla affatto, il più delle volte). Risulta più difficile, al non addetto ai lavori, capire che a fare attività di lobbying (in prima persona o assistiti) sono in tanti, non solo le famigerate” multinazionali del male”. Tanti soggetti, pubblici e privati: medie e grandi aziende, associazioni di categoria, associazioni non a fini di lucro, etc. Ma, in realtà, lo possono fare anche (più o meno) privati cittadini, come dimostra la vicenda che sta proprio in questi giorni investendo il Principe William d’Inghilterra.
Il Premier inglese David Cameron ha infatti dichiarato che, in merito ai possibili tagli alla guardia costiera (soppressione di 10 delle 18 stazioni attualmente in attività) con annessa privatizzazione del servizio di salvataggio, è stato oggetto di un’attività di lobbying molto estesa. Da parte di “people from all walks of life, if I can put it that way”. Un giro di parole per evitare di dire a chiare lettere “da parte di membri della famiglia reale”. Ovviamente, non c’è stata alcuna conferma ufficiale, ma sembra che il secondo al trono della Regina Elisabetta, nonché pilota di salvataggio degli elicotteri della Royal Air Force, per perorare la sua causa abbia sfruttato l’occasione del viaggio fatto insieme al Primo Ministro a Zurigo, in occasione della presentazione della candidatura (poi bocciata) dell’Inghilterra ad ospitare i mondiali di calcio del 2018.
Un’azione di lobbying che non sembra aver sortito gli effetti sperati, se è addirittura rimasta vittima della terribile onta dello “spifferamento in pubblico”. Sì perché, a guardare bene, sembra un caso di scuola per illustrare un’azione di lobbying fatta male. Il Principe William ha di sicuro sfruttato due capisaldi della nostra attività (i contatti e l’occasione), ma forse ne ha abusato o semplicemente si è fermato a questi (senza proporre alternative, presentare il sostegno di altri attori, costruire una coalizione etc.).
Alle volte non basta essere chiamato Sua Maestà, per ottenere ciò che si vuole. O forse, come si dice a Milano: “ofele’ fa el to meste”/”pasticcere fai il tuo mestiere”…
Tratto dal blog di FB & Associati

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