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L’uomo al centro della responsabilità sociale

11/07/2012

Un progetto nato quasi per caso due anni fa. _Pietro Rosenwirth,_ motoclista disabile, contatta GIVI per chiedere appoggio con una fornitura di prodotti da montare sul suo “scooter trike”. E l’azienda risponde con entusiasmo all’appello, supportando da allora le avventure di Rosenwirth in giro per l’Europa. _Luca Poma_ ne ha parlato con _Hendrika Visenzi,_ Vicepresidente di GIVI.

di Luca Poma
Quando e com’è nata la collaborazione con Handytrike? Cosa vi ha spinto a decidere di sostenere il progetto?
Nel 2010, quando il Pietro Rosenwirth – un portatore di handicap – ci ha inaspettatamente contattato per chiedere appoggio con una fornitura di nostri prodotti da montare sul suo “scooter trike”. Il signor Rosenwirth aveva intenzione di fare un lungo viaggio in scooter attraversando molte città Europee: il punto è che Pietro è afflitto da gravi disabilità motorie, e aveva intenzione di fare il viaggio da solo, non accompagnato, come azione di protesta e sensibilizzazione sul problema delle barriere architettoniche e della discriminazione contro le persone diversamente abili. Ci colpì molto la sua proposta: questi sono valori assai importanti anche per noi di GIVI, che ci occupiamo di sostegno alla mobilità con i nostri caschi e accessori per moto. Il nostro impegno etico si esprime nella trasparenza dei processi e nell’attenzione alle persone, all’interno e all’esterno dell’azienda, ma soprattutto nella cura totale della sicurezza dei nostri prodotti, perché da essi dipende a volte la vita dei motociclisti.
Qual è il punto di vista della vostra azienda sul tema della disabilità e delle barriere architettoniche?
La famiglia Visenzi, azionista di GIVI, è da sempre impegnata nel sociale attraverso la Fondazione Comunità Bresciana, dove ha creato un Fondo per il sostegno dell’infanzia Vincenzo e Itala Visenzi. Io stessa oggi faccio parte del CdA della Fondazione, dove sono subentrata a mio padre Giuseppe, fondatore della GIVI e suo attuale Presidente, nonché ideatore e responsabile diretto della Linea Caschi. Siamo realmente felici di supportare anche le imprese del signor Rosenwirth: chi ama la moto ama la libertà, per tutti, e l’esperienza di Pietro conferma che in molti casi, per certe categorie di persone, essa è ancora un sogno. Poi c’è anche un altro aspetto: GIVI è un’azienda che innova costantemente, e il caso del signor Rosenwirth è anche un bell’esempio di capacità creativa e d’innovazione: ha modificato lui stesso lo scooter per renderlo compatibile con la sua disabilità, ed è riuscito anche a farlo omologare dalla motorizzazione!
Quale punto di contatto ha il progetto con il vostro business?
Dimostra l’estrema flessibilità dei nostri prodotti, adattabili anche su mezzi “straordinari” come lo scooter a tre ruote di Roserwirth. In futuro ci piacerebbe aiutare le persone diversamente abili a migliorare i loro spostamenti magari con la produzione di altri scooter trike o prodotti simili.
Che tipo di promozione fate al progetto internamente, presso i vostri dipendenti, fornitori, clienti, etc.? Come lo comunicate o come intendete comunicarlo nel prossimo futuro?
Puntiamo molto sulla comunicazione delle iniziative GIVI “no profit”, proprio perché raccontano tutto il valore immateriale dei nostri prodotti, e sappiamo come oggi nelle decisioni di acquisto vengano privilegiate le aziende con le quali l’utente percepisce di condividere la propria visione del mondo. Per questo i nostri due uffici stampa, dedicati alle testate del settore e alle testate generaliste, veicolano la notizia dei viaggi di Pietro e accompagnano le Sue avventure con puntuali comunicati stampa. All’interno, le storie sono comunicate attraverso la nostra newsletter periodica.
Cosa potreste fare “di più” in futuro per sostenere questo meritevole progetto?
La prosecuzione del nostro impegno a fianco di Pietro è fuori discussione: in futuro potremmo impegnarci studiando soluzioni sempre più personalizzate. Il nostro desiderio e dare un piccolo contributo tangibile a un mondo dove la mobilità sostenibile dovrebbe essere una realtà concreta per tutti, e non solo un sogno. Come dice Pietro, questo progetto è appunto Viaggiare per un sogno.

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