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Uno sguardo oltre confine

31/01/2017

Rita_Palumbo

Il tema dei confini sembra essere sempre più di stringente attualità. E allora perchè non guardare a quello che accade ad di fuori del nostro Paese? Questa settimana la rubrica di Rita Palumbo ospita un intervento di Cristina Camilli che, sulla scorta di Stephen Waddington, traccia una sorta di "lista dei buoni propositi del comunicatore" per il 2017.

di Cristina Camilli

Mai come nel 2016 abbiamo sentito parlare dell'importanza di segnare i nostri confini, di proteggere le nostre frontiere, di rifugiarci dietro alle linee che separano i nostri Stati, certi che con questa scelta potremo meglio proteggerci ed essere al sicuro.

Senza entrare nelle motivazioni di carattere politico, questa rubrica ha l'obiettivo di condividere spunti e commenti che provengono da Professionisti della comunicazione che operano al di fuori dell'Italia: in un'epoca in cui la tecnologia sembra avvicinare e i contenuti a volte paiono voler costruire barriere, ecco alcuni spunti per confrontarsi e provare a trovare delle soluzioni comuni che vanno oltre i confini geografici.

Proprio grazie ad una segnalazione di una collega, vorrei condividere le parole di Stephen Waddington, Chief Engagement Officer e Member of Global Leadership Council di Ketchum, che ha tracciato una sorta di "lista dei buoni propositi del comunicatore" per il 2017, basandosi sulle esperienze vissute nell'anno precedente.

Il 2016 è stato l'anno della Propaganda, delle "fake news": Brexit, prima, e l'elezione di Trump dopo sono solo la punta dell'iceberg di un rinnovato sentimento di ricerca della sicurezza che si sta sempre più diffondendo, ed è normale che la comunicazione influenzi e venga influenzata da questo approccio che è sempre più globale.

La Paura e il conseguente desiderio di protezione diventano spesso centrali nell'impostazione del dialogo e della comunicazione con le nostre audience, siano essi nel ruolo di clienti di aziende private o di semplici cittadini.

Diverse, infatti, sono le aziende che si sono sentite chiamate a pronunciarsi in merito a decisioni politiche degli ultimi tempi, con comunicazioni che esulano dalla mera comunicazione di brand o strettamente aziendale: questa necessità di una comunicazione diretta e onesta con il proprio target emerge in modo chiaro in un periodo che sembra trasudare ansia e preoccupazione. "publics are looking for a point of view. A value is only a value when you're prepared to defend it", sostiene Waddington.

In un'epoca che letteralmente rovescia sui diversi canali una quantità infinita di contenuti, diventa sempre più rilevante l'aggiornamento, l'ascolto e il confronto di chi ha bisogno che ciò che ha da dire diventi rilevante per chi lo dovrà ascoltare.

Ma un contenuto assume forme diverse in base allo strumento che viene utilizzato, e qui l'anno che ci siamo lasciati alle spalle ha reso ancora più immediata qualunque tipo di condivisione che media e social ci mettono a disposizione.

Quella americana è stata senza dubbio la campagna più mediatica, urlata e immediata degli ultimi anni: dopo uno "shock comunicativo" di questa portata, sarà necessaria una attenta valutazione da parte dei professionisti della parola, che dovranno e potranno imparare ad utilizzare al meglio quanto quotidianamente la tecnologia ci mette a disposizione, per far sì che la comunicazione torni ad essere una modalità per trasferire un contenuto e non unicamente per mostrare una presenza.

Volendo condividere la mia personale lettura di questi spunti,  credo che l'obiettivo del 2017 possa  riassumersi in un "ritorno alle origini", o come sanno dire meglio gli americani "back to basics": la semplicità e l'onestà di una comunicazione diretta possono essere la vera chiave in un periodo storico di apparente confusione e difficoltà.

Accanto ad un contenuto che torna alle origini, serve però un costante aggiornamento nel saper scegliere la migliore modalità di trasferire le nostre comunicazioni, per avvicinarci davvero al nostro pubblico e avere maggiori probabilità di rimanere rilevanti in un momento in cui la comunicazione  ad effetto sembra andare per la maggiore.

In conclusione, per qualcosa che cambia, restano comunque alcune certezze per questo nuovo anno: emerge ancora una volta la necessità di essere dei professionisti formati, aggiornati e rispettosi di un'etica della comunicazione che permetta di far e farsi capire dal nostro target di riferimento. Tutto quanto Ferpi sta perseguendo e continuerà a fare nei prossimi mesi grazie al lavoro dei proprio associati.

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