Federica Zar, Consigliera Nazionale con delega alla Comunicazione
Perché la felicità è una questione di comunicazione e relazioni
Nel dibattito pubblico contemporaneo, il Prodotto Interno Lordo continua a essere il principale indicatore per misurare lo stato di salute di un Paese. Eppure, sempre più spesso, studiosi, istituzioni e cittadini si interrogano su quanto il PIL sia davvero capace di raccontare il benessere reale delle persone. Un recente studio dell’Osservatorio sui Conti Pubblici Italiani, basato sui dati del World Happiness Report mostra come il reddito rimanga una componente decisiva della soddisfazione di vita, ma non l’unica: contano, in modo determinante, anche fattori relazionali, sociali e istituzionali.
La felicità, infatti, nasce dall’equilibrio tra sviluppo economico e qualità delle relazioni. Fiducia, coesione sociale, accesso a servizi efficienti, libertà di scelta e percezione di correttezza delle istituzioni contribuiscono a costruire un clima favorevole al benessere collettivo. In questo contesto, la comunicazione assume un ruolo strategico: non solo come strumento di trasparenza, ma come leva di partecipazione, inclusione e responsabilità.
Per i professionisti delle relazioni pubbliche, questi dati rappresentano una chiamata all’azione. Comunicare significa oggi favorire processi di dialogo autentico tra organizzazioni, istituzioni e cittadini, rafforzando il capitale sociale e contribuendo alla costruzione di fiducia. È qui che la comunicazione strategica diventa un vero motore di sviluppo sostenibile, capace di generare valore economico e sociale insieme.
L’analisi mostra inoltre come le società più prospere siano anche quelle in cui il welfare è più solido, le reti di supporto più efficaci e la qualità della vita più elevata. Ma tutto questo non può prescindere da una narrazione credibile e coerente, che renda comprensibili le politiche pubbliche, valorizzi le buone pratiche e favorisca comportamenti responsabili.
Il messaggio è chiaro: la felicità collettiva non si costruisce solo con la crescita economica, ma attraverso una comunicazione etica, orientata al bene comune. In un’epoca segnata da incertezza, disuguaglianze e trasformazioni rapide, le relazioni pubbliche sono chiamate a promuovere una cultura della sostenibilità, della partecipazione e della fiducia. Perché, in definitiva, la qualità della comunicazione incide direttamente sulla qualità della vita.