Lorenzo Canu
Il resoconto del webinar FERPILab × CIVIK dell’ 8 maggio 2026
Chi lavora nella comunicazione d’impresa sa che il reporting ESG è diventato una priorità, ma spesso si trova davanti alla stessa triplice esigenza: farlo in modo efficace, standardizzato e, possibilmente, in grado di generare valore reale per la società e non solo per il bilancio di sostenibilità. La rendicontazione dei progetti educativi è uno dei punti dove questa esigenza diventa più acuta, perché i dati ci sono, ma trasformarli in indicatori credibili e comparabili è tutt’altro che scontato.
Il webinar FERPILab × CIVIK dell’8 maggio 2026 ha provato a rispondere a questa esigenza in modo diretto: portando in sala tre casi reali, con numeri reali, raccontati da chi li ha costruiti. Senza la pretesa di risolvere un problema complesso in novanta minuti, ma con l’idea che un esempio concreto valga più di qualsiasi framework teorico.
Vincenzo Manfredi, Direttore Scientifico di FERPILab, ha aperto i lavori in video introducendo il senso dell'appuntamento: la ricerca non come esercizio accademico, ma come strumento per restituire alla professione domande concrete. Ha lasciato alla platea tre interrogativi aperti: se la propria organizzazione sa misurare l'impatto di quello che fa per la società con metodologie che reggono il confronto con gli standard della ricerca; se sa distinguere un'azione di visibilità da un intervento formativo che lascia una traccia misurabile; se è pronta a riconoscere che la comunicazione responsabile verso le nuove generazioni non è un'opzione etica facoltativa.
Cristina Blasetti, Sustainability Manager della Federazione Italiana Giuoco Calcio e membro del Comitato Scientifico FERPILab, ha aperto i lavori offrendo alla platea un quadro concreto di cosa significa misurare l’impatto sociale in modo sistematico. Dal 2021 la FIGC ha costruito una strategia di sostenibilità sociale e ambientale allineata agli standard UEFA, pubblicando, a 18 mesi dal lancio, il primo Progress Report e adottando una matrice di monitoraggio dei KPI basata sul modello Club Licensing UEFA.
Il contributo più prezioso del suo intervento è stata la distinzione tra quattro tipologie di indicatori: i KPI legati alle campagne di sensibilizzazione, quelli formativi, quelli numerici diretti e quelli che ha definito, con onestà, “impossibili da rendicontare”. L’esempio del progetto nel carcere minorile di Nisida, dove la FIGC forma i ragazzi al corso UEFA-E da aiuto allenatore ma perde la tracciabilità una volta che escono, ha mostrato un limite strutturale che riguarda l’intero settore: non tutto ciò che conta si riesce a contare, ma questo non significa che non valga la pena farlo. Il calcio paralimpico con 4.000 tesserati con disabilità, e il passaggio dal concetto di tutela dei minori a quello più ampio di safeguarding per tutti i tesserati, sono stati citati come esempi di impatto generato che supera qualsiasi KPI specifico.
Biagio Oppi, Head of Corporate Affairs Italy di Alfasigma, Professore a contratto all’Università di Bologna e Consigliere FERPI, ha raccontato il lavoro che FERPI porta avanti da anni sul fronte della disinformazione. “A dire il vero” è il progetto promosso da Pfizer e sviluppato con FERPI con l’obiettivo di promuovere una comunicazione che contribuisca a costruire una società più consapevole attraverso un dialogo aperto e trasparente. Il progetto ha coinvolto esperti di comunicazione, giornalisti, ricercatori e fact checker, e ha affrontato la disinformazione come fenomeno che risponde a meccanismi cognitivi profondi: le fake news risultano più incisive, memorabili e seducenti rispetto ai contenuti verificati, indipendentemente dalla loro attendibilità. Il punto che Oppi ha portato al centro del dibattito riguarda direttamente chi fa comunicazione d’impresa: la qualità dell’ecosistema informativo in cui operano le organizzazioni incide sulla loro credibilità, sulla fiducia degli stakeholder e, in ultima analisi, sulla loro capacità di operare. Ignorare il problema della disinformazione, per un comunicatore, significa lasciare campo libero a chi lo usa attivamente.
Pasquale Battaglia, fondatore di VIK School e ideatore del framework CIVIK, ha introdotto i due casi partendo da una domanda concreta per chi lavora nella comunicazione e nella responsabilità sociale: stiamo misurando davvero quello che conta?
Il punto di partenza è il cambio di prospettiva maturato da VIK School negli ultimi anni: non più soltanto contenuti educativi da portare nelle scuole, ma esperienze capaci di osservare come i giovani formano fiducia, opinioni e decisioni nei contesti che contano – salute, economia, finanza, informazione.
Battaglia ha insistito su due elementi che la comunicazione d’impresa tende a sottovalutare. Il primo: quando una campagna arriva ai ragazzi, il terreno è già stato formato – da conversazioni tra pari, dalla famiglia, dai social, dagli algoritmi. Il secondo: troppo spesso si misurano dichiarazioni, non comportamenti. Un giovane può dire di verificare sempre le fonti, ma davanti a una notizia emotivamente forte la condivide senza controllo. È la distanza tra ciò che diciamo di essere e ciò che facciamo quando conta – e qualsiasi misurazione seria deve sapere come avvicinarla.
Da qui il cuore del metodo CIVIK: usare la scuola come uno dei pochi luoghi in cui è possibile osservare gli stessi gruppi di ragazzi nel tempo, con strumenti pre, post e longitudinali. Ogni nuovo progetto si aggiunge come modulo di osservazione, ogni partner scientifico porta competenza disciplinare, ogni ciclo genera dati comparabili.
La professoressa Marcella Visentini, Professore Associato al Dipartimento di Medicina Traslazionale e di Precisione di Sapienza Università di Roma, ha portato un progetto che ha ideato e diretto, nato da un’osservazione maturata in ambito medico durante e dopo la pandemia: non tanto l’opposizione ideologica ai vaccini, quanto una diffidenza più sottile verso le fonti sanitarie ufficiali.
Il modello, sviluppato in partenariato con VIK School, integra una storia interattiva in otto episodi, questionari pre e post, attività in classe e lezioni con specialisti di immunologia, malattie infettive e comunicazione scientifica. Sapienza ha riconosciuto il progetto come iniziativa di Terza Missione. Solo il 60% degli studenti coinvolti nel pilota si fidava delle informazioni sanitarie provenienti da enti ufficiali. Il dato ha riorientato la domanda di ricerca: gli studenti avevano già una buona conoscenza scientifica di base. Lo scarto non era cognitivo, era fiduciario. Dopo il percorso, ThinkVAX ha registrato +14% nella fiducia nelle fonti ufficiali, +21% nella consapevolezza dell’influenza sociale sulle proprie opinioni, +14% nella capacità di verifica delle fonti. Per chi si occupa di comunicazione istituzionale o di salute pubblica, questi numeri hanno una lettura diretta: un intervento educativo ben progettato può spostare in modo misurabile la disponibilità di un pubblico giovane ad ascoltare fonti autorevoli.
Per BPER l’educazione finanziaria è una leva strategica di sostenibilità e inclusione. Choose Your Future, sviluppato con VIK School, traduce questa visione in un percorso narrativo per gli studenti delle scuole superiori: tre ex compagni di scuola seguiti lungo quarant’anni di vita adulta, che mostrano come scelte economiche diverse producano conseguenze diverse nel tempo. La storia diventa il punto di partenza per il confronto in classe su cosa significa davvero scegliere in modo consapevole.
I risultati: 3.500 studenti coinvolti in oltre 25 scuole, +33% nella capacità di distinguere tra debito utile e debito dannoso, +34% nella consapevolezza del rischio di vivere sopra le proprie possibilità, 72% degli studenti che a fine percorso indica il futuro come elemento principale delle proprie scelte economiche.
Sonia Girardi, dell’Ufficio ESG Evolution & Reporting di BPER Banca, ha illustrato come il progetto dialoghi con la rendicontazione consolidata dell’istituto e si presti a metodologie avanzate di valutazione dell’impatto, tra cui lo SROI applicato ai progetti più significativi. Ha riconosciuto con franchezza che gli standard di misurazione dell’impatto sociale sono meno consolidati di quelli ambientali, e che la costruzione di metriche interne è un tema aperto. Una risposta onesta che vale più di molte dichiarazioni di intenti.
La domanda di Valeriya, professionista della sostenibilità in sala, ha aperto una conversazione che meritava più tempo. Chiedendo a Blasetti quale fosse l’aspetto più difficile da misurare nell’impatto sociale nello sport, ha ottenuto una risposta che sintetizza bene lo stato dell’arte del settore: spesso il valore generato supera qualsiasi indicatore specifico, e l’obiettivo non è trovare il KPI perfetto ma attivare cambiamenti strutturali che producano impatto a lungo termine, anche quando la tracciabilità si interrompe.
Il filo che collega i tre casi – FIGC, ThinkVAX, Choose Your Future – è uno solo: la misurazione è stata progettata dall’inizio, non aggiunta alla fine. Per chi si trova a dover difendere internamente un progetto educativo, o a capire come farlo entrare nel reporting ESG aziendale, questo è il punto di partenza più utile con cui chiudere la serata.