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Monti: un nuovo modello comunicativo

16/02/2012

Continua l’analisi della nuova cifra comunicativa determinata dal governo di Mario Monti. _Toni Muzi Falconi_ riflette su alcuni temi caldi legati all’attualità politica e pone una serie di questioni sullo stile della nuova classe dirigente del Paese.

di Toni Muzi Falconi
Stimolato e galvanizzato dalla insperata decisione di Monti di non firmare la fideiussione del Governo per i devastanti giochi olimpici di Roma del 2020, dimostrando da un lato che quando si vuole si può resistere alle lobby… eccome! , riprendo il tema del modello comunicativo di questo esecutivo e del suo primo ministro provandomi ad analizzare lo scoop di Repubblica di domenica scorsa (N.d.R. 12 febbraio 2012) in merito all’incontro riservato Camusso – Monti in cui sarebbe stata trovata una ipotesi di accordo sulla revisione dell’art.18 dello Statuto dei Lavoratori.
Naturalmente non sono in grado di sapere se la fonte dello scoop di Repubblica sia stata una iniziativa di Palazzo Chigi o di Corso Italia oppure di una mano terza. Ma, per capire bene come operano davvero le relazioni pubbliche occorre sempre chiedersi quali siano gli interessi in gioco su una qualsiasi questione di interesse pubblico.
Certo, se l’obiettivo della fonte era di accelerare l’accordo propenderei per la prima ipotesi (Palazzo Chigi), se invece l’obiettivo era di prolungare la trattativa, allora mi avvicinerei alla seconda , e se poi l’obiettivo era di farla saltare tout court, allora direi che la mano è di una terza parte.
Naturalmente quella di Repubblica c’è in tutte e tre le ipotesi (meno però nell’ultima delle tre). Infatti, l’averla sparata in prima pagina di domenica farebbe propendere – in linea con le cose già scritte due volte da Eugenio Scalfari sullo stesso quotidiano nei giorni precedenti- che l’obiettivo fosse quello di accelerare l’accordo, sicuramente nell’interesse del Premier . Occorreva dunque una forte pressione sulla Camusso, una sorta di ‘fatto compiuto’ reso pubblico in forma di scoop e smentito formalmente la mattina stessa di domenica alle undici con comunicati delle due parti in causa quasi identici, al punto da far pensare che fossero concordati a priori. In questo senso può anche darsi che la fonte dello scopo fosse anche qualcuno dell’ala maggioritaria del PD (intorno a Ichino, per capirci) oppure – ma è improbabile che siano così machiavellici – Cisl e/o Uil che hanno tutto l’interesse a superare la questione dell’art 18 che focalizza tutta l’attenzione pubblica sul niet della CGIL.
Per Camusso il ‘fatto compiuto’ assume il senso di un segnale all’ala più recalcitrante della Cgil (Fiom e dintorni: non è a caso lo sciopero annunciato per il 9 marzo dei metalmeccanici interpretabile come una mannaia sulla segretaria) sostenuta da una minoranza del PD e dalla sinistra non parlamentare.
“Mi tocca mangiare sta minestra…”, sembrerebbe dire Camusso, “altrimenti la Merkel e i mercati si arrabbiano con noi… e io mi prendo tutte la colpa del default…”.
Ecco dunque spiegata la scelta di Repubblica rispetto al Corriere.
Penso dunque che la fonte sia stata Palazzo Chigi o giù di li con un po’ di compiacenza della Camusso. Conosco sia la Olivi che Peluffo e mi sentirei di escludere una loro iniziativa, ma non la loro mano, anche se non mi stupirebbe che qualcuno li abbia perlomeno preavvertiti (anche magari gli stessi giornalisti di Repubblica ).
Non mi sento invece di escludere alcuni dei ministri (Passera, ad esempio, che ha una storia di intensa frequentazione con la machiavellica utilizzazione dell’informazione) e neppure lo stesso Monti.
Simulo dunque che nel corso del colloquio riservato con la Camusso, avvenuto prima che il Premier si recasse da Obama (o almeno così racconta Repubblica… ), quest’ultima abbia chiesto a Monti di inventarsi un “colpo d’ala” capace di far trangugiare il calice ai resistenti di Cgil alzando anche il livello di tensione e di aspettativa per un accordo richiesto a gran voce (ma sarà poi vero?) dalla Merkel.
Insomma, una sceneggiata concordata: Monti dice che l’Europa e i mercati finanziari hanno fretta che la questione si chiuda con una decisione comunque entro Marzo, qualche articolo sul compiacente Corriere che tematizzi l’utilità dell’accordo e poi, a sorpresa (ma non tanto) lo scoop su Repubblica.
Magistrale e da manuale… e, del resto, non è un caso che la stampa di sostegno, dalla stessa Repubblica al Corriere abbiano messo il silenziatore sull’episodio già a partire da lunedì pomeriggio.
Sempre però che l’ipotesi di accordo sia confermato nei prossimi giorni, magari anche con qualche stop-and-go verosimilmente già concordato, e si chiuda entro la prima metà di marzo anticipando di quindici giorni la scadenza annunciata di fine marzo in Europa per la decisione operativa.

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