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Parole O_Stili 2018: a Trieste si fa il punto sull’ostilità in rete

07/06/2018

Hate speech, scende l’allarme da parte dei cittadini (-17% rispetto al 2017) con una tendenza all’assuefazione e minor consapevolezza. Cresce invece l’attenzione all’interno delle aziende: l’81% dei dirigenti le ritiene bersaglio di odio e fake news.Questi alcuni dei dati emersi dalla nuova ricerca di SWG presentata in anteprima nell’ambito della seconda edizione di Parole O_Stili, insieme  al lancio del nuovo "Manifesto della comunicazione non ostile…per le aziende”: dieci principi a cui le imprese possono ispirarsi per gestire al meglio il dialogo sui social media e i rapporti online.

 

Consapevolezza, responsabilità, ascolto, rispetto: sono solo alcune delle parole chiave che emergono dal nuovo Manifesto della comunicazione non ostile…per le aziende presentato il 7 giugno, nell’ambito di Parole O_Stili 2018, l’appuntamento annuale che ha visto riunirsi a Trieste oltre 1.000 esperti della rete, giornalisti, manager, politici, comunicatori, influencer, rappresentanti della PA e numerose persone e professionisti provenienti da tutta Italia, legati dalla volontà di promuovere un dialogo per contrastare il linguaggio dell’odio in rete e non solo.

Il Manifesto per le aziende presenta dieci principi a cui le imprese possono ispirarsi per gestire al meglio il dialogo sui social media e i rapporti online ed è stato realizzato dall’Associazione Parole O_Stili sotto la guida di Annamaria Testa e grazie alla collaborazione di una ventina di realtà d’impresa sensibili a una tematica oggi centrale, nella vita e nel lavoro, come quella dell’uso di un linguaggio non ostile in rete e nella nostra quotidianità.

Le aziende che hanno partecipato alla stesura del Manifesto sono: Aeroporto di Trieste, Axa Italia, Carrefour, Coca Cola, Costa Crociere, Discovery, Genertel, Granarolo, Groupon, Gruppo Nestlè Italia, Ikea, Illy, Mondadori, Nissan, Piaceri Mediterranei, Playmobil, SEC - Strategy PR Advocacy, Signify, Sorgenia, Spin Master, The Walt Disney Company Italia.

Le aziende sono attori chiave della società contemporanea e possono avere un ruolo di primissimo piano anche a favore della sensibilizzazione ed educazione verso una maggiore consapevolezza nell’uso degli strumenti del digitale. Nasce da qui il Manifesto della comunicazione non ostile…per le aziende, per rendere disponibile a tutte le realtà d’impresa uno strumento che possa accompagnarne una buona pratica digitale nella propria attività di business e promuovere allo stesso tempo una più ampia consapevolezza, all’interno e all’esterno, sul linguaggio utilizzato attraverso i social, e non solo, allo scopo di attivare una sensibilizzazione sui comportamenti comunicativi delle persone”, ha commentato Rosy Russo, fondatrice di Parole O_Stili.

Nell’ambito della seconda edizione di Parole O_Stili, sono inoltre stati presentati in anteprima i nuovi dati della ricerca di SWG su Hate speech e Fake news condotta tra cittadini, lavoratori e dirigenti. Rispetto ai cittadiniscende significativamente il livello di allarme e di attenzione sull’hate speech, dal 70 al 53% (-17% rispetto al 2017), mentre sulle fake news il calo di chi ritiene il grado di allarme e di attenzione su questo tema adeguato risulta più ridotto, dal 65 al 59% (- 6%). Per entrambi i fenomeni, a distanza di un anno si evince una tendenza all’assuefazione rispetto alle precedenti rilevazioni espresse dai cittadini, con un conseguente calo dell’attenzione “di massa” e della consapevolezza nei confronti di fake news ed hate speech, pur restando un fenomeno all’ordine del giorno. Due persone su tre pensano che le fake news e i toni offensivi usati in rete siano una nuova realtà con cui ci si dovrà misurare d’ora in avanti, un nuovo modo di comunicare della società di oggi e in rete (lo pensa il 66%), mentre solo per il 23% si tratta di un fenomeno temporaneo, legato in parte al periodo di crisi in cui viviamo e alla necessità di imparare a utilizzare i nuovi strumenti. Se i millennial, cresciuti nell’epoca dei social, percepiscono meno il salto di paradigma (-6%), la percezione risulta invece maggiore nelle fasce di popolazione più istruita (+7%). Dai dati si evidenzia anche un legame tra la percezione di questi fenomeni e il livello d’istruzione degli intervistati: sono infatti le persone laureate le più preoccupate, mentre chi non supera la licenza media percepisce minor odio nelle comunicazioni. In generale, politica/economia ed esteri/migrazioni rimangono i temi centrali su cui si innescano fake news ed hate speech, sebbene il tema esteri/migrazioni (31%) mostri un minor livello di hate speech rispetto al primo (50%).
Inedite le rilevazioni di SWG sul campione di lavoratori e dirigenti: il 58% dei lavoratori dipendenti intervistati sostiene che l’uso di linguaggio aggressivo e irrispettoso sia diffuso in ambito lavorativo e che lo sia di più rispetto a 10 anni fa (lo crede il 47%). Eppure sette dipendenti su dieci ritengono che lo stile comunicativo delle imprese abbia una funzione pedagogica perché incide direttamente sul cambiamento di linguaggio della società. Emerge quindi anche l’importanza che le aziende possono avere nel ruolo di sensibilizzazione ed educazione verso una maggiore consapevolezza e uso degli strumenti del digitale.
Da parte loro anche i dirigenti ritengono molto cambiata la comunicazione negli ultimi 10 anni e circa un terzo si sente ancora a disagio con il nuovo modello comunicativo (36%), i cui ingredienti principali sono protagonismo e aggressività, prevalenti rispetto ad assertività ed empatia. L’81% dei dirigenti ritiene che le aziende siano bersaglio di odio e fake news e il 59% afferma di riscontrare difficoltà nel controllo della propria brand image online, soprattutto sui social. Andando più nel dettaglio emerge che, per sentirsi attrezzate a comunicare sui social network, alle aziende mancano soprattutto competenze (42%), ma anche risorse umane (30%), approccio mentale e culturale al fenomeno (24%), investimenti (20%), pratica ed esperienza (18%). Infine, sulla linea tra buona educazione e toni forti, per la quasi totalità dei dirigenti (95%) la buona educazione e il linguaggio incidono sulla brand reputation delle imprese di oggi, sebbene il 43% degli intervistati affermi allo stesso tempo che una pubblicità, per essere efficace, debba usare toni forti.

Cos’è il Manifesto della comunicazione non ostile … per le aziende?
Rappresenta una risposta delle imprese e per le imprese ai rischi connessi alla diffusione del linguaggio d’odio nella società ed è composto da dieci principi a cui le imprese possono ispirarsi per gestire al meglio il dialogo sui social media e i rapporti online. E’ uno strumento che definisce poche e semplici regole che consentano di instaurare un dialogo trasparente e sincero all’interno delle aziende, ma anche anche fra aziende, clienti, e stakeholder più in generale.

Perché è nato?
Il Manifesto vuole essere uno strumento al servizio di tutte le aziende per favorirne il ruolo di attori fondamentali in grado di promuove la consapevolezza rispetto al linguaggio sui social media e di attivare una sensibilizzazione sui comportamenti comunicativi delle persone.

Com’è stato realizzato?
A partire dal Manifesto della comunicazione non ostile - dieci principi di stile per arginare e combattere i linguaggi ostili in Rete – e come già era avvenuto per le elaborazioni in chiave Politica e poi per la PA, ogni punto del Manifesto ha trovato una corrispondente declinazione per le Aziende, elaborata nella sua versione finale da Annamaria Testa sulla base dei contributi proposti da aziende sensibili al tematica dell’ostilità nel linguaggio in rete e non, che hanno deciso di partecipare alla stesura del documento. Il Manifesto della comunicazione non ostile… per le aziende fa parte delle iniziative promosse dall’Academy di Parole O_Stili, nata per promuove la consapevolezza rispetto al linguaggio sui social allo scopo di attivare un cambiamento nei comportamenti comunicativi delle persone: virtuale è reale, reale è virtuale. Alle aziende che scelgono di sposare il progetto e che, attraverso la formazione dei collaboratori, si impegnano a diffondere la cultura di una comunicazione non ostile, viene assegnata la certificazione “Parole O_Stili. Per una comunicazione responsabile” da parte dell’Associazione Parole O_Stili, che ne valorizza in varie forme la buona pratica.

 

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