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Politica e Web nelle elezioni Americane 2008

22/12/2008

Un'intervista a Francesco Pira, coordinatore del gruppo di ricerca del corso di laurea in Relazioni pubbliche della facoltà di Lingue dell’Università di Udine, che ha condotto il Monitoraggio 2008 sui siti web istituzionali e politici italiani.

1. Obama è il nuovo presidente degli Stati Uniti d’America. Secondo lei quel’è stato il ruolo di internet in questa vittoria elettorale?


Il ruolo di Internet è stato a mio avviso fondamentale, in quanto se Obama viene chiamato presidente YouTube ci sarà sicuramente un motivo. Ciò avrà sicuramente delle ripercussioni molto forti negli stati europei e in tutto il mondo. Il messaggio di Obama attraverso soprattutto i Social Network, ha raggiunto quella parte del popolo americano che non aveva recepito, attraverso i mezzi classici, il messaggio di speranza e di cambiamento di Obama, in un momento difficile di contingenze economiche qual è quello attuale. In definitiva si può affermare che YouTube è stato per Obama quello che la Televisione ha rappresentato per Kennedy, e cioè un insostituibile strumento per la vittoria.



2.Una fonte autorevole come “PoliticsOnline” ha affermato che il 2004 è stato l’anno che ha sancito l’ingresso ufficiale di internet in politica. Si può allora da queste basi affermare che il 2008 è sicuramente l’anno della sua affermazione definitiva di strumento insostituibile di campagna elettorale?


Leggerei questo fatto come un cambiamento della società che porta ad un diverso utilizzo degli strumenti. Si è avuto un consolidamento di tali tecnologie nella società e l’uso massiccio che sta avendo Facebook in questo momento ne è un ulteriore conferma. Questo social network ha permesso nuove modalità di interazione tra le persone, si sono recuperati amici che non si vedevano da tempo e fatte nuove amicizie. L’Italia è, però ancora indietro e dovrà fare molto per portarsi al livello di altri stati, America in primis ma anche Francia, Germania.



3. Le strategie elettorali di Obama e McCain sembrano entrambe orientate a dare grande importanza al Web 2.0 e ai suoi strumenti, lei che ne pensa?


Penso che la strategia di Obama sia nata con questo indirizzo ben preciso. Questa, infatti, aveva l’obiettivo di raggiungere un elettorato difficile in situazioni difficili anche dal punto di vista della copertura mediale, le minoranze con una grande voglia di riscatto come neri e ispanici. Inoltre il candidato democratico doveva convincere un elettorato molto diffidente nei suoi confronti e ancorato a pregiudizi difficili da sdradicare e superare.
Insomma la strategia di Obama è stata avvantaggiata dal fatto di aver impostato sin da subito la sua strategia elettorale su questi binari, riuscendo in tal modo a comunicare in modo innovativo il suo messaggio di cambiamento.


McCain arriva tardi, questo è il parere condiviso di molti politologi, e con una strategia non vincente ma di rincorsa dell’avversario. Questo ha creato una dicotomia tangibile tra i due candidati, e ha portato molte persone a salire sul carro del vincitore, Obama, e altre a dare il proprio contributo al candidato perdente, McCain. Quest’ultima affermazione, infine, spiega anche il motivo per cui McCain negli ultimi sondaggi era dato in recupero su Obama.



4.Una cosa che colpisce della campagna elettorale Usa è sicuramente il costante e imponente attivismo degli elettori di entrambe gli schieramenti, e in questo sia Barack Obama che John McCain hanno saputo, tramite il web, spronarli in maniera decisa e decisiva. Dovendo però decidere chi sia stato il più bravo chi indicherebbe? E perché?


Senza dubbio Obama, e l’ho affermato anche in tempi non sospetti quando ancora nessuno lo dava per vincente. Alcuni anni fa ho partecipato a un congresso a Chicago, ed è lì che ho notato come vi sia una differenza di fondo tra il modo di fare politica dei due partiti americani e del loro elettorato. I Democratici sono molto più passionali degli avversari, lo si nota dalla mobilitazione del suo elettorato che è sempre pronta a sostenere il partito, ed infatti anche le star partecipano intensamente e in prima persona alla propaganda elettorale. Per i repubblicani non vale questo discorso, anche se non si può negare che vi sia lo stesso una partecipazione dell’elettorato, ma in modo meno energico.


Insomma, la sinistra americana è più passionale della destra, e forse questo sarà dovuto all’ancora presente effetto Luther King o Kennedy e anche, per arrivare ai giorni nostri, ad una voglia di riscatto e di vittoria elettorale dopo otto anni di governo Bush. S’intravedeva nelle ambizioni degli elettori democratici una voglia di riavere un presidente alla Clinton, e Obama poteva rappresentare il loro ideal tipo, ma al contempo lo stesso elettorato e il partito democratico sono stati logorati per tutta la lunga, campagna elettorale da una lotta intestina tra Hillary Clinton e Barack Obama.


Per quanto riguarda il partito repubblicano, la scelta fatta da McCain di affiancarsi una vice come Sarah Palin sembra aver premiato, almeno in un primo momento, fermo poi rivelarsi un’arma a doppio taglio risultando troppo aggressiva per un elettorato moderato come quello repubblicano.



5.Facebook, YouTube,Flickr, Twitter, Blog, ecc.. qual’è il ruolo vero di questi strumenti nella campagna elettorale Americana?


Intanto c’è subito da sottolineare subito una differenza tra gli Usa e il nostro paese. In Italia si registra un diverso uso di questi strumenti, dove i partiti politici raccontano attraverso Facebook non quello che pensano ma quello che fanno. Questo li fa apparire speso più vicini alle persone, ma con il rischio di apparire anche più banali.


In Usa questi strumenti assumo una dimensione comunicativa differente, infatti, vengono visti come strumenti di battaglia, di scontro e dialogo. La parola che emerge con forza è “condivisione”. Condivisione di obbiettivi e scelte, fondamentali per chi fa politica. Una differenza sostanziale che apre un nuovo scenario fatto di scambio ma anche di bisogno di emozioni. È in questo la forza di Obama, nello spingere sulle emozioni, su un tessuto sociale che ha voluto l’innovamento e ha creduto fortemente nel cambiamento. Tutta la politica di Obama, ricerca, scuola, associazionismo, è improntata su una direzione giovane e di cambiamento.


L’elezione di Barack Obama apre nuovi scenari e un nuovo periodo di speranza. Lo testimonia la storia stessa del neo presidente, una storia normale di un uomo normale che ha raggiunto la Casa Bianca e si sa che queste storie viaggiano bene su Internet.



6. Il Fund Raising è un momento molto importante della campagna elettorale Usa, in quanto fornisce gli strumenti economici per implementarla. Il 2008 sta segnalando Obama come vincitore assoluto e record man della raccolta fondi grazie alla sua strategia contro il broken system e alla sua ineguagliabile capacità di sfruttare il ricorso alle piccole donazioni dei cittadini raccolte, tramite una strategia grassroot soprattutto attraverso il web. Mentre al contrario si segnalano le difficoltà di McCain nello sfruttare la long tail degli elettori in rete, come segnalato anche dall’autorevole voce di Patrick Ruffini. Secondo lei dove sono le capacità e le abilità di Obama e dove le difficoltà di McCain nella raccolta fondi?


Nel found rasing come insegna Clinton conta la leadership che un candidato sa dare. Le persone sono disposte a mettere i loro soldi solo sulle persone in cui credono. La spinta della dialogicità in questo senso è fondamentale. Obama ci è riuscito sposando a pieno quel progetto di common cause in cui il cittadino investe sul politico, che poi sa dare risposte. Lo ha fatto da abile comunicatore qual’ è, diffondendo la sua idea di cambiamento e innovazione.
John McCain, anche se amato dal popolo americano per la sua storia e i suoi trascorsi di eroe del Vietnam, non ha saputo comunicare questo messaggio di cambiamento, trovando molte difficoltà nella raccolta fondi.


In definitiva nel fund raising è fondamentale l’attivismo sia del leader, ma soprattutto dei singoli che agendo motivati e sentendosi importanti portano il loro insostituibile e determinate contributo. Entrambe i candidati sono riusciti ad attivare i loro sostenitori, ma i dati mostrano inconfutabilmente come la strategia di Obama sia la migliore.
Comunque emerge un dato indiscutibile, gli States appena vogliono cambiare cambiano, scommettendo su se stessi, ed è proprio quello che è avvenuto con l’lezione di Barack Obama.



7.Le elezioni 2008 verranno sicuramente ricordate come le elezioni di Internet. Mai infatti in passato (al di là di qualche accenno nel 2004) si era fatto un così massiccio ricorso a questo strumento nelle strategie di marketing politico. È segno di una nuova era della comunicazione politica? E quali innovazioni dovremo aspettarci in futuro?


Questo è segno di una nuovissima era della comunicazione politica e dobbiamo aspettarci di tutto in un prossimo futuro. Posso ipotizzare che avremo video-messaggi politici sul telefonino o telefonate di dialogo con i politici su Skipe. Non sono un apocalittico, di quelli che descrive Umberto Eco, penso infatti che le nuove tecnologie siano una componente fondamentale per le strategie politiche dei partiti. Ma noto delle differenze e delle difficoltà in Italia rispetto agli Usa. Secondo me la differenza-difficoltà principale della politica italiana rispetto agli Stati Uniti, è il modello elettorale che produce un cambiamento delle strategie comunicative politiche. In Italia il candidato infatti è scelto dal partito e segue una linea politica e comunicativa coerente con le scelte di segreteria. Ciò rende la comunicazione politica, anche sul web, differente dagli Usa, ma anche da altri stati europei con Francia e Germania.



8.Un evento a mio avviso ha sancito una svolta importante nell’orientare la comunicazione tra elettore ed eletto, in una modalità realmente orizzontale. Mi riferisco all’evento “CNNYouTube debates”in cui venivano proposte video-domande caricate dagli elettori su YouTube a cui i candidati rispondevano in diretta tv. A mio avviso si tratta davvero del primo esperimento di comunicazione politica dal basso, che mette davvero elettore e candidati sullo stesso piano e non risparmia i politici da domande scomode e imbarazzanti. Pensa che sia questa la strada che ci stanno aprendo le nuove tecnologie, un percorso sempre più democratico in cui il cittadino parteciperà attivamente alla politica e alle sue decisioni? Oppure dovremmo aspettarci che il tutto si limiterà a domande e risposte dirette (già un grandissimo passo in avanti)? E infine tale modello è, secondo lei, esportabile in Europa e in Italia in particolare?


Questo non è un modello non usato in Italia. Penso alle elezioni in Friuli-Venezia-Giulia dove il candidato Illy, ha fatto una cosa del genere sul suo sito. Egli infatti ha risposto alle domande che gli provenivano tramite e-mail attraverso la Rete, nel suo sito.
Il problema di questi dibattiti, secondo me, è dato da chi filtra le domande, dalla regia che sceglie cosa mandare in onda e cosa no. E così facendo avremo domande scomode e imbarazzanti fatte a politici che si vogliono far cadere e domande più accomodanti per il politico che si vuole far eleggere.


Il problema principale di questi strumenti è dunque nell’eticità dei conduttori e nella loro capacità di essere super partes e quindi neutrali. Infatti a mio avviso utilizzare strumenti innovativi in modo non trasparente e di parte, significa utilizzarli male. Bisogna perciò lavorare su una cultura di scambio di idee. L’ Italia non è pronta, ancora per questi mezzi si rischia infatti un uso strumentale a favore di uno e a scapito di un altro.



9. I dati mostrano come sempre più persone si rivolgano ad Internet per cercare informazioni di politica e sulla politica. A suo avviso questo è un segno della fine dell’era della televisione a scapito di un informazione meno mediata? E quando immagina un cambio di vertice tra tv e web con quest’ultimo a farla da padrone nell’informazione politica?


Ricordo che qualche anno fa i fotoromanzi erano dati per spacciati e sarebbero dovuti sparire nel nulla, ma poi sono sopravvissuti. Io ho sempre pensato ad un modello misto, in cui tutti i mezzi di comunicazione contribuiscono a dar le informazioni. Vediamo quindi la tv sul telefonino e internet sulla tv in un ottica di interconnessione in cui ognuno deve trovare una nuova vita, sulla scia di quello che è avvenuto per la radio sul web. Contano sempre di più i contenuti specializzati e di qualità, sono questi a fare la differenza.


In definitiva non credo in una staffetta tra Internet e televisione, ma in un riposizionamento, con contenuti creati, bene o male, appositamente per i vari strumenti. Penso, in conclusione, che un grande cambiamento si avrà con la definitiva affermazione (lo swich off è nel 2012) del digitale terrestre, che cambierà la tv che conosciamo, ma cambierà anche il modo di interazione, di visione e di gestione delle famiglie.



10. L’elezione Usa 2008 sta segnando un epoca, l’epoca dell’introduzione di Internet in politica ma con un ruolo decisivo rispetto ai precedenti, timidi, tentativi. Quale riflesso potrà avere tale “rivoluzione comunicativa della politica” nella politica del vecchio continente e in quella Italiana in particolare?


Credo che l’elezione Usa 2008, produrrà sicuramente un riflesso sia sui partiti, sia sui movimenti ma anche sulle P.A. Non vi sarà a mio avviso un evoluzione sui singoli stati, ma sui singoli popoli. Questo produrrà un interconnessione sempre più stretta tra cittadini e stati. Un cittadino che non si considera più come votante una volta all’anno, ma come cittadino a tempo pieno che vuole partecipare attivamente e in prima persona al governo del suo paese, e questo è permesso dalle nuove tecnologie della comunicazione. La spinta decisiva non avverrà a livello di singolo stato, ma a livello comunitario. Sarà, infatti, l’Europa a stabilire le linee guida, a cui tutti gli stati membri, Italia compresa, dovranno uniformarsi.


Penso che ci sia una stagione per tutto, e ancora una volta lo dimostrano gli Stati uniti. La scorsa elezione (2004)il candidato Kerry investi molto su Internet, ma alla fine vinse Bush con la radio. Bush invio tramite questo canale, messaggi basati su solidità, sicurezza nazionale e religione colpendo elettori non raggiungibili con gli strumenti della Rete, perché non la usavano. Mentre al contrario l’elezione attuale ha dimostrato l’esatto opposto. Di conseguenza con i suoi tempi il cambiamento tanto auspicato, arriverà anche da noi.

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