Biagio Oppi
La comunicazione ambientale. Non un manuale ma una sfida al lettore
"Prima della Grande Fuga" di Stefano Martello è un libro uscito di recente per Pacini Editore, che ho avuto l’opportunità di leggere in anteprima, non nascondo, con un certo sforzo intellettuale.
Si tratta di saggio decisamente atipico che sfida i canoni della manualistica tradizionale. L'autore utilizza la storia di Roger Bushell alias Bartlett e della celebre evasione dallo Stalag Luft III (raccontata appunto ne La Grande Fuga, film del 1963 con Steve MacQueen ) come un potente - ma altrettanto sfidante - grimaldello metaforico per analizzare la comunicazione ambientale responsabile.
Il merito principale risiede nell'invito alla "lentezza critica", contrapponendo un modello riflessivo alla George Smiley alla frenesia della "società dello scrolling". Soprattutto oggi, alla velocità della luce con cui affrontiamo anche la progettazione della comunicazione strategica con pochi click su una app di IA, il richiamo di Martello è sicuramente importante, seppure antistorico in un certo senso. E questo rende onore all’autore che ripesca un concetto, quello di slow communication, che qualche anno fa meritoriamente Toni Muzi Falconi aveva proposto davanti al dilagare della frenesia di noi comunicatori (rilanciando un testo di più di 10 anni fa, oggi quasi dimenticato, di Andrea Ferrazzi, Slow Communication, direttore di Confindustria Belluno Dolomiti dopo averne curato per anni la comunicazione).
Conosco Stefano Martello da più di dieci anni e insieme abbiamo curato e scritto alcuni testi di comunicazione focalizzati in particolare sulla comunicazione responsabile e sui disastri ambientali. Ma abbiamo anche ideato insieme la Carta di Rieti e realizzato diversi interventi su temi di comunicazione. Posso quindi assicurare - e rassicurare - che l’idea di un approccio pensato e ‘lento’ fa parte al 100% del suo bagaglio culturale.
Se su alcune riflessioni del libro mi trovo in completo disaccordo, ma le accetto come sfida, non posso non sottolineare il paradosso di fondo: come evidenziato da Sergio Vazzoler nella postfazione il libro, pur trattando di ambiente, ignora quasi totalmente dati tecnici su crisi climatica o decarbonizzazione. Si concentra sul metodo e sull'approccio relazionale piuttosto che sulla divulgazione scientifica, rendendo il tema ambientale quasi un "sottofondo". Martello stesso ammette con onestà che il libro è "perfettamente inutile sul versante manualistico", ma prezioso per chi vuole recuperare una dimensione etica e strategica nella propria professione. E forse alla luce delle opportunità che offre l’AI questa operazione ha ancora più senso.
Verrebbe da definirlo un'opera picaresca che privilegia il "sudore" della preparazione alla creatività miracolosa. È una lettura per chi cerca una bussola valoriale, pur con la consapevolezza che non vi troverà soluzioni tecniche, ma una profonda lezione su come "abitare la complessità".
Consigliata la lettura a chi non ha paura di sudare e far fatica, porsi tante domande e mettere anche in discussione alcuni punti fermi del comunicatore contemporaneo.