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Privacy: l’UE pone un freno all’Intelligenza Artificiale

#TaccuinoDigitale

29/04/2021

Valentina Citati

Al via questa settimana #TaccuinoDigitale, la nuova rubrica di Valentina Citati che si pone come spazio per la discussione e l'analisi di news, aggiornamenti, novità dal mondo social e digital. Focus del primo intervento il futuro per il consumo etico dei nostri dati alla luce della nuova normativa dell'Unione Europea.

La questione della privacy e della protezione dei dati online è sempre più al centro dell’attenzione di pari passo con la crescente pervasività dell’uso di Internet e delle piattaforme social nelle nostre vite. Di recente la Commissione europea ha presentato la bozza del “Regolamento sull’approccio europeo per l’intelligenza artificiale” (Regulation on a european approach for artificial intelligence) che pone i primi paletti per evitare sorveglianza e manipolazioni di massa.

È infatti oramai assodato quanto la pandemia non abbia fatto altro che accelerare tendenze già in atto. L’isolamento forzato a cui siamo stati costretti dal mese di marzo del 2020 e che, seppure in modi meno stringenti, è continuato sino ad oggi ha contribuito a trasferire quasi tutti gli ambiti della quotidianità sulla rete: dal lavoro con il fenomeno dello smart working e il conseguente uso di svariate piattaforme di connessione quali zoom, skype, meeting eccetera; alla socialità trasferita quasi esclusivamente sulle piattaforme social vecchie e nuove; agli acquisti e alla conseguente esplosione dell’e-commerce che ha fatto balzare in alto i ricavi di aziende già note quali Amazon e Ebay, accanto allo sviluppo di nuove app nonché del social commerce (tutti temi che affronteremo e approfondiremo nelle prossime puntate).

Qualche dato: I’analisi periodica Digital 2020 (Hootsuite/We Are Social) sul mese di aprile 2020 (Digital 2020 April Global Statshot) fotografa il momento di picco del lockdown mostrando quanto il mondo sia cambiato in soli tre mesi. Oltre 300 milioni di persone in più hanno utilizzato Internet negli ultimi 12 mesi: 4,57 miliardi di navigatori (su un totale di circa 7,77 miliardi di persone), con aumento del 7% rispetto ad aprile 2019. Più rilevante l'incremento di quelli che sono finiti sui social: +8,7%, per un totale di 3,81 miliardi di utenti. Si tratta del 49% della popolazione mondiale. È aumentato anche il tempo speso sui social e, in particolare in Italia e in Spagna, l'utilizzo delle piattaforme di chiamata collettiva in video di Facebook (Messanger calls): più 1000% a marzo, e più 70% del tempo trascorso sulle app di Facebook (Messenger e WhatsApp).

L’ecommerce durante il 2020 (in piena pandemia) ha registrato un fatturato globale a 4 trilioni di dollari, con una crescita che sfiora il 28%, anno su anno mentre è calato del 3% il retail “tradizionale”. Secondo eMarketer quest’anno si assisterà a una fisiologica frenata ma l’e-shopping si è ormai consolidato nelle abitudini dei consumatori e nel 2022 si salirà a 5 trilioni.

(descrizione)

Fonte: We Are Social 

Di fronte a questo cambiamento epocale, i cui effetti sociali e psicologici devono ancora essere compresi ed analizzati a fondo, la questione della privacy e della protezione dei dati personali ha mostrato tutta la sua rilevanza e purtroppo anche i suoi limiti. È cresciuta, infatti, anche la mole dei nostri dati condivisi e diffusi online (dalle foto ai video personali, ai dati sui comportamenti e le preferenze di acquisto fino a quelli relativi agli spostamenti e quelli socio-sanitari) nonché gli usi dell’intelligenza artificiale (riconoscimento facciale in primis). Se paesi come la Cina e gli Stati Uniti stanno applicando e investendo (sia nel pubblico che nel privato) senza troppe preoccupazioni e limiti su questi nuovi strumenti (1) l’Europa sembra mostrarsi più attenta ai possibili effetti degli usi indiscriminati di questa tecnologia sulla privacy degli utenti nonostante i crescenti investimenti nella ricerca. Il nuovo regolamento, infatti, istituisce numerose novità nella gestione e nella verifica dei sistemi di IA utilizzati, in particolar modo, nel settore della videosorveglianza e del riconoscimento facciale quasi come necessaria evoluzione del GDPR, prendendo atto della grande accelerazione che questa tecnologia ha avuto e sta avendo con la pandemia. Infatti si stima che nel 2025 le persone che useranno il riconoscimento facciale per autorizzare i pagamenti saranno oltre 1,4 miliardi nel mondo, contro i 671 milioni attuali. Un incremento pari al 120%.

Due sono i punti chiave del regolamento. Il primo: alcune tecnologie di IA, considerate pericolosissime, saranno vietate in Europa, ovvero quelle per la sorveglianza di massa e quelle usate per manipolare i nostri comportamenti, decisioni e opinioni a nostro danno, tra cui le applicazioni (commerciali) di sistemi di sorveglianza di massa e sistemi di punteggio sociale (come quelli in vigore in Cina). Qualche eccezione sarebbe prevista per la sorveglianza a scopo di pubblica sicurezza (termine tuttavia molto ampio e di non facile interpretazione nel contesto attuale in cui fino a fine luglio siamo in situazione di emergenza in tutta Italia). Contrari ai valori dell’Unione sarebbero anche i sistemi che utilizzano i dati personali per generare previsioni sfruttando e amplificando le vulnerabilità di persone o gruppi sociali.

Il secondo: ogni azienda dovrà valutare se la propria tecnologia di IA sia ad "alto-rischio". In questo caso prima di adottarla dovrà sottoporla a una valutazione dell'impatto che questa tecnologia può avere sulla società e sui diritti delle persone. L'Europa immagina anche super-sanzioni per le aziende che violano i divieti: fino a 6% del fatturato globale. D’altro canto le imprese conformi potranno mostrare un marchio europeo di qualità connesso all'intelligenza artificiale per il quale, però, si dovrà attendere la definizione di standard appositi da parte degli enti di normazione quali ISO e CEN.

Un esempio, quello europeo, certamente positivo, teso a garantire uno sviluppo positivo dell’innovazione in una prospettiva umano-centrica e non più solo tecno-centrica che anche altri Paesi (Stati Uniti in primis) mostrano di apprezzare ed imitare.

Tuttavia le contraddizioni e le difficoltà non mancheranno perché, se da un lato si invoca sempre di più un uso etico dei dati  (si pensi alla cosiddetta “era dei cookiness” con la prossima cancellazione del tradizionale sistema di tracciamento dei dati dei naviganti da parte dei principali big come Google, Apple) dall’altro si susseguono i casi di “furto” e appropriazione indebita dei dati online  divenuti la vera nuova merce di scambio dell’economia digitale tanto da richiedere probabilmente una nuova definizione di privacy “a più livelli” che individui i gradi con cui la condivisione di dati e informazioni personali da necessaria e utile per il giusto e pieno sfruttamento delle nuove tecnologie diventi, invece, pericolosa e dannosa per gli utenti e necessiti di tutela…

Non resta che attrezzarci di sano spirito critico e di attenzione consapevole e seguire i prossimi sviluppi...

Alla prossima settimana!

#privacy #dataprotection #AI #intelligenzartificiale #pandemia #social 




(1) Per la Cina si pensi alla notizia del software realizzato a dicembre dello scorso anno da Huawei per i sistemi di videosorveglianza che sarebbe in grado di riconoscere età, sesso ed etnia di ogni persona attraverso le immagini scansionate. Per gli Usa stanno crescendo gli investimenti pubblici. Il governo statunitense, sia tramite il canale della difesa (Defense Advanced Research Projects Agency – 4 miliardi) sia attraverso quello della salute (National Institute of Health – 1 miliardo), nel 2020 ha speso circa 5 miliardi di dollari in ricerca sull’IA.




(descrizione)Valentina Citati
Social Media Strategist con lunga esperienza nella scrittura/redazione di contenuti e nel community management.

Dopo il Dottorato di ricerca in Scienze della comunicazione, ho collaborato, e attualmente collaboro, come consulente con diverse agenzie di comunicazione (Segest Spa, Cultura Lavoro, You-n, FOCSIV) per clienti operanti in svariati settori (LT Multimedia, Aifa, Regione Lazio, E.ON, Regione Marche).

Principali attività: community management e social media manager con particolare cura e attenzione per la selezione e la redazione dei contenuti editoriali (content marketing e content curation), anche in lingua inglese, nonché per le attività di monitoraggio e analisi dei dati online e di reportistica dei risultati.

Formazione continua e capacità di analisi sono al centro della mia attività professionale.

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