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Re-branding per Israele

13/12/2006

Il governo vuole ricostruire l'immagine del Paese e si affida all'agenzia Saatchi and Saatchi.

Dici Italia e pensi alla pizza (se va bene) o addirittura alla mafia, al mandolino, agli spaghetti. Dici Israele e pensi ai tank, all'esercito, insomma emergono suggestioni militaresche che non hanno alcun richiamo sui turisti. Per questo motivo il Ministro degli Esteri israeliano, Tzipi Livni, ha ingaggiato una società di relazioni pubbliche, la Saatchi & Saatchi, incaricandola di ricostruire, rinnovare e migliorare il marchio del proprio paese, sdogandandolo dalla fama di nazione guerrafondaia. Chiaramente lo sforzo in termini di rp non è sufficiente e le istituzioni si ripromettono di cambiare anche nella sostanza una politica ritenuta troppo aggressiva.
Simon Anholt, ricercatore indipendente ed esperto in queste tematiche, ha sviluppato l'Anholt Nation Brands Index, una sorta di indice che attribuisce un punteggio a ciascun brand-paese. Israele risulta ultimo, dietro l'Estonia, l'Indonesia e la Turchia, vittima di un'etichetta che senza dubbio sarà difficile da scollare. Lo studio si basa su un campione di 25.903 utenti che ha esternato le proprie percezioni in merito alle diverse realtà geografiche.
Ma non tutti sono così ottimisti e in effetti la percezione comune di una nazione si costruisce talmente nel lungo periodo che è molto ardua poi da smontare (basti pensare all'Italia). Israele fa i conti con un'Europa filo-palestinese e con un ruolo delicato e scomodo nella questione mediorientale. Ma le relazioni pubbliche sanno fare il loro mestiere e talvolta una nazione non è molto differente da un prodotto.
Emanuela Di Pasqua - Totem

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