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Rutigliano: la comunicazione al servizio della trasparenza

07/12/2011

“Qualunque organizzazione vive sulla base della qualità delle sue relazioni con i propri stakeholder. Per questo, oggi, la trasparenza è un dovere.” Lo ha affermato il presidente Ferpi, _Patrizia Rutigliano,_ durante la cerimonia di premiazione degli Oscar di Bilancio 2011.

di Patrizia Rutigliano
La vostra partecipazione conferma l’importanza di questo riconoscimento e ci stimola a proseguire sulla strada del confronto, della trasparenza e di quella completezza informativa che Ferpi ha intrapreso fin dalla prima edizione dell’Oscar. Confidiamo tutti che la fase delicata che il nostro Paese e l’Europa stanno attraversando ci insegni a far meglio e a cercare nella crisi quelle opportunità e quelle soluzioni che in tempi di “bonaccia” evidentemente è stato più difficile far emergere.
Da molti anni ormai Ferpi promuove, gestisce e organizza il premio alla rendicontazione economico-finanziaria. La ragione è che crediamo che qualunque organizzazione viva, cresca o muoia sulla base della qualità delle sue relazioni. Relazioni che vanno create, alimentate e rinnovate continuamente con clienti, partner, istituzioni, investitori, azionisti, dipendenti e media: i nostri stakeholder. Sono loro a esigere credibilità, sono loro a chiederci notizie il più possibile dettagliate e circostanziate sull’andamento delle società, sulle strategie a breve e lungo termine, sull’agire sostenibile. In tempi come questi, dove le certezze messe in discussione sono molte, sono loro ad aspettarsi di ricevere notizie. E le aziende devono saper intercettare le esigenze prima che diventino richieste.
Per questo, la trasparenza nei confronti degli stakeholder, oggi come non mai, è per noi un dovere: una comunicazione accurata ed esaustiva contribuisce a prevenire quegli effetti indesiderati che la speculazione, la confusione di giudizi e le grida incontrollate possono provocare in un mondo spesso dipendente da logiche sincopate e a volte lontane dalla reale dimensione delle cose. Stabilisce, appunto, relazioni, crea fiducia, allarga il consenso.
Per le imprese, dialogare con gli stakeholder significa accrescere l’accettabilità dei propri insediamenti e delle proprie attività produttive, facilitare la realizzazione di nuovi investimenti, associare prodotti e servizi a valori importanti e condivisi.
I bilanci, intesi come strumenti che vanno ben la di là della pura comunicazione obbligatoria – oltre a garantire un’informazione completa ed esaustiva – rompono quelle barriere di scetticismo che a volte non consentono di comprendere appieno le motivazioni industriali di un’operazione e contribuiscono a creare una cultura della comunicazione, che si diffonde progressivamente agendo come un enzima. Non pensiamo solo alle grandi aziende ma alle tante piccole e medie imprese che costituiscono il tessuto produttivo del sistema economico italiano, e che ancora un po’ di strada in tal senso possono fare.
Questa convinzione emerge anche dal percorso intrapreso verso il reporting integrato: nelle aziende il processo di sostenibilità è sempre più integrato con il processo di business. Questo significa che, sulla base di esigenze interne e di sollecitazioni esterne, gli obiettivi di sostenibilità sono coerenti e allineati con la “capacità” di business, e che i rispettivi progetti sono inseriti nei periodi di piano. Come stiamo sperimentando, l’assenza di standard e il problema della comparabilità dei dati non consente ancora di allineare gli iter di certificazione ma, in prospettiva, i vantaggi di un processo e di un bilancio realmente integrato non sono rivolti solo all’esterno. Il concetto di sviluppo sostenibile svolge un ruolo cardine anche all’interno delle realtà aziendali, per sensibilizzare ulteriormente l’implementazione di iniziative di miglioramento e sviluppo del business, a partire dalle attività di cui ci occupiamo ogni giorno. E la sempre maggiore importanza rivestita dagli indici di sostenibilità è un’attestazione di come la business community, e non solo quella, apprezzi e valorizzi tali sforzi.
“Mettersi in gioco”, dicono i manager, è il principio su cui deve basarsi la comunicazione volontaria, cui aggiungerei “esporsi in prima persona”, per incrementare la fiducia del mercato e degli investitori e la reputazione. Al di là di codici e procedure, obblighi e responsabilità, quel che ci giochiamo è la nostra credibilità. Tutti noi, tutte le funzioni e categorie professionali presenti qui oggi, rappresentiamo imprese, organizzazioni, fondazioni. Siamo coinvolti nei processi decisionali e nella definizione dei piani strategici aziendali. Ci relazioniamo con un numero sempre maggiore di stakeholder. Dobbiamo saperlo fare con sapienza e senso di responsabilità, lavorando giorno dopo giorno per costruire fiducia. Non c’è spazio per sfumature. Laddove si generano aspettative senza solide basi, il tonfo, non solo in termini d’immagine ma anche e soprattutto di performance, è ben più pesante. Dobbiamo porci, noi per primi, l’obiettivo d’incrementare la fiducia nel Paese e nelle capacità delle nostre aziende.
Per quel che riguarda in particolare la nostra categoria professionale, per quel che riguarda il ruolo di chi, a vario titolo, si occupa di comunicazione, continueremo ad operare da stimolo, oltre che da coordinatore delle varie funzioni aziendali coinvolte nel processo di rendicontazione, e da amplificatore. Continueremo a farlo forti di conoscenze e know-how settoriali sempre più specifici, aggiornati e approfonditi rispetto alle tematiche trattate, per garantire un’azione divulgativa accurata e tempestiva, ma soprattutto coerente e continuativa, in grado di soddisfare le esigenze informative degli investitori istituzionali come di quelli individuali e di tutti i vari stakeholder. La trasparenza non è un elemento distintivo rispetto ai competitor né possiamo permetterci di essere trasparenti a intermittenza, e comunicare solo quando siamo tenuti a farlo, per poi fare un passo indietro quando dobbiamo dar seguito agli annunci fatti. Per dirla in altro modo, il nostro impegno non vuol essere una parola vuota.
Ed è con questo approccio che anche quest’anno abbiamo affrontato la valutazione dei documenti concorrenti all’Oscar di Bilancio. Un laboratorio permanente, frutto della collaborazione e del continuo confronto con le associazioni e i professionisti fin dagli inizi impegnati con noi in questo lavoro di analisi. E’ evidente che questo non sia stato un anno facile e che le complessità che sta affrontando il nostro Paese in questo 2011 abbiano finito con l’influenzare il giudizio sui bilanci 2010.
Abbiamo privilegiato l’industria, per valorizzare l’economia e le imprese italiane; e in parte abbiamo operato in una logica di sistema, per consegnare fiducia a quei gruppi che devono contribuire alla crescita del Paese.
Accanto a un settore in forte evoluzione come quello delle organizzazioni non profit, che ha registrato un altissimo numero di partecipanti, rileviamo che è ancora alquanto incompleta la comunicazione economico-finanziaria fornita da alcune piccole e medie imprese.
Su questo, come dicevo prima, molto ancora possiamo e dobbiamo fare ed è anche in una logica di formazione che Ferpi vuole operare.
Ci auguriamo che il lavoro di tutti noi possa, con il tempo, sortire i risultati attesi.

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