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Social Network: le implicazioni per le Rp

18/12/2008

L’uso e l’abuso dei social network impone ai relatori pubblici di definire a approfondire questo nuovo sistema relazionale, contraddistinto da dinamiche e regole ben definite. Elisa Toscano e Sergio Vazzoler si confrontano sul tema esternando le loro abitudini sociali e relazioni sul web.


Che opinione hai dei social network in generale?


Sergio: Una dirompente novità nel modo di comunicare, una grande opportunità per sviluppare relazioni ma anche uno strumento talmente aperto da diventare accidentato se non utilizzato con cautela…


Elisa: li ho sempre guardati con una certa diffidenza…preferisco sempre un contatto diretto ad uno “filtrato” da un media come il web. Poi invece, rotto il ghiaccio, li ho riconsiderati come strumento utilissimo sia per la condivisione di interessi comuni ma soprattutto per la nostra professione.



A quali social network sei scritto?


Sergio: Sono iscritto a diversi social network, ma attualmente utilizzo soltanto Facebook per le relazioni a tutto tondo e Linkedin per approfondire gli interessi esclusivamente professionali.


Elisa: Mi sono iscritta a tanti social network. Il primo è stato Linkedin, poi naymz, pritalia, Facebook, etc. Tra tutti uso solo i primo e l’ultimo!



Quale uso fai dei social network?


Sergio: Nel caso di FB, mi piace utilizzarlo innanzitutto per condividere sensazioni, pensieri e idee. Ben sapendo in partenza che l’intensità di tale condivisione sarà più forte per alcuni e assai più debole per altri…e non può che essere così: chi pretende di essere interessante a tutti i costi e per una platea la più ampia possibile (sport praticato da tantissimi utenti di FB…) mi pare che tradisca già in partenza lo spirito di questa piattaforma relazionale, nel senso che gli spunti più interessanti li trovo sempre e soltanto da chi cerca di essere se stesso…FB, infatti, nasce da un (riuscito) tentativo di riportare on-line alcuni (e sottolineo alcuni!) meccanismi delle relazioni di amicizia nella vita reale: ecco allora che lo “status” di FB preferisco utilizzarlo per comunicare al micro-mondo di “facce” a me connesse semplicemente un pensiero, un’idea, una sensazione (positiva o negativa, nitida o confusa che sia) di quel preciso istante…


Sono personalmente convinto che risieda proprio nella semplicità dello “status” la forza dirompente di questo social network…poi, saltuariamente, mi fa piacere condividere pensieri un pochino più articolati, scrivendo una nota o segnalando fonti esterne e leggendo quelle dei volti presenti nel mio network…oltre che pur puro divertimento nello scorrere tra le bacheche “amiche”…
Per quanto riguarda Linkedin, invece, il rapporto è certamente più freddo e distaccato ma è innegabile che per approfondire un tema professionale, per avere un consiglio qualificato, per crearsi una rete di relazioni “contigue” al proprio ambito lavorativo, questo è un canale assai più appropriato di FB…


Elisa: l’uso varia in ordine alla tipologia di social network. Ritengo anche che l’uso saltuario di un social network sia inutile. On line per essere presenti bisogna essere sempre presenti.
Uso Linkedin strettamente per motivi professionali, il mio stesso profilo riporta informazioni solo di carattere professionale. La mia presenza su Facebook invece è decisamente informale, ho messo più di quanto avrei mai comunicato ai miei stessi amici. Poi, un giorno, vista la potenzialità strategica del mezzo, ho sentito l’esigenza di attivare un altro profilo che fosse dedicato solo all’ambito professionale. Questo profilo ha molti più contatti, settorialmente organizzati per gruppi e il mio status (Public Relations Consultant www.elisatoscano.it) è aggiornato spesso, così da essere visualizzato nel profilo dei miei contatti tra le prime news. Questo espediente ha il palese obiettivo di implementare la notorietà della mia attività ed il numero di accessi al mio sito.


Strategica è stata, altresì, la fondazione di un gruppo che collegasse la mia attività ad un settore che rientra tra i miei obiettivi di business, permettendo così di acquisire, già in una sola settimana, non solo moltissimi contatti, ma anche relazioni professionali con soggetti che non avrei mai potuto contattare con tale semplicità. La mia azione strategica, nonostante il secondo profilo possa dar adito a pensare diversamente, è molto trasparente. Sul web è facilissimo perdere la credibilità del brand che si vuole promuovere se non si agisce con grande trasparenza e chiarezza.



Parla del rapporto tra social network e pubblicità


Sergio: L’advertising tradizionale non “attacca” sui social network, nel senso che essa si fonda sui target, mentre nelle reti sociali on-line le suddivisioni rigide non funzionano perché l’utente è attivo e cerca soltanto ciò che gli interessa. Quindi occorre rovesciare l’approccio classico di adv, per sperimentare nuove forme di dialogo, di vicinanza tra l’impresa e il suo pubblico…Lo scoglio più grosso per pubblicitari e uomini di marketing è che sui social network ci vuole il tempo di studiare, analizzare questa nuova opinione pubblica e le sue nuove regole di comportamento…cosa difficile da coltivare per chi deve ottenere risultati velocemente…


Elisa: la pubblicità non studiata infastidisce più nei social network che sui media tradizionali. Ma ritengo che si possibile sfruttare le diverse opportunità di visibilità che questo media ci offre. Entrando un po’ più nello specifico, ci sono tanti modi per essere presenti e garbati inserendo annunci o forme pubblicitarie in applicazioni che lo stesso social network offre. Elementi positivi sono: la possibilità di entrare in contatto con un target ben definito e la promozione di azioni pubblicitarie anche low cost. Ma ripeto solo se progettate da esperti nell’uso di questo mezzo.



Parla del rapporto tra social network e la professione dei relatori pubblici


Sergio: Qui, a differenza del marketing e dell’advertising, l’approccio mi pare più facile e in linea con il “codice” dei social network: i relatori pubblici sono maggiormente abituati a ragionare in termini di stakeholder, anziché di target, di comunicazione al posto dei messaggi unidirezionali e martellanti…
Detto questo, anche nell’ambito delle Relazioni Pubbliche, occorre una fase di “aggiornamento professionale” per evitare inciampi e per ridefinire modalità e strumenti di costruzione della relazione.
Penso soprattutto agli uffici stampa, ancora troppo ancorati ad essere “comunicatifici” anziché virare verso forme di relazioni one-to-one e in cui l’ascolto e il dialogo diventano fattori imprescindibili…


Elisa: personalmente ritengo che i social network siano uno strumento utilissimo per i relatori pubblici, questo perché professionalmente siamo formati a trattare con l’opinione pubblica e con i diversi pubblici di riferimento presenti anche on-line. Rimane aperta la questione dell’etica professionale e dell’uso strategico dei social network ai fini professionali. In questo caso non posso che schierarmi con coloro che ritengono che quest’ambito sia un ulteriore spazio per la nostra professione indipendentemente dall’ambito in cui si operi. Ormai tantissimi politici hanno una propria pagina personale e/o un gruppo per lo scambio di opinioni e proposte. Eventi e comunicati sono veicolati con estrema frequenza.


Associazioni o categorie sono presenti e hanno creato spazi per comunicare con i loro soci.
Anche tanti colleghi Ferpi sono on-line e ritengo che Ferpi, creando un gruppo di lavoro sui social media, stia rispondendo alla necessità di definire il ruolo della nostra professione nei confronti di questi nuovi media e magari rendere disponibile per tutti i soci un approfondimento di carattere professionale sul tema.

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