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Alcol, drink e nuove responsabilità

18/10/2005

Dopo l'industria del junk food anche quella delle bevande alcoliche si autoregolamenta: con un codice deontologico e una serie di buoni propositi

L'operazione è iniziata quest'estate, in Gran Bretagna, dove la Diageo (che commercializza a livello mondiale brand come il gin Tanqueray, la crema di whisky Baileys, la birra Guinness, il rum Pampero) ha arricchito le etichette delle sue bevande alcoliche con informazioni nutrizionali più approfondite e soprattutto con messaggi responsabili sul consumo di alcol e sui suoi rischi. Presto l'argomento, già così di attualità, è stato ripreso in tutto il mondo, Italia compresa, prorpio per la diffusione capillare della distribuzione di questi marchi alcolici da parte di Diageo stessa.Un nuovo sito dedicato alle pratiche responsabili, campagne stampa ad hoc (anche in Italia iniziano a circolare le prime in tv) e diversi progetti interessanti. Per esempio quello della creazione di un fondo, cui dovranno partecipare tutte le aziende produttrici di alcolici e superalcolici, che con questi contributi finanziari possa studiare nuovi programmi di prevenzione e anche di recupero. Le ricerche inglesi, aggiornate alla scorsa estate, dicono che il 44 per cento delle persone tra i 18 e i 24 anni dichiarano di essere bevitori da "binge drinking", ovvero l'abitudine di bere in grandi quantità alcolici ma in una volta sola, fino a ubriacarsi. Un classico atteggiamento che, secondo le asociazioni impegnate nella lotta all'alcolismo, può migliorare solo grazie all'impegno responsabile e diretto delle aziende produttrici.
Per approfondire l'argomento, si legga l'articolo di Ethical Corporation di questa settimana. 
Eva Perasso - Totem

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