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Alessia Pintossi a InspiringPR 2026: “Attraversare per restare”

02/04/2026

Marina Dalle Carbonare

Il soprano lirico sarà tra gli speaker del Festival delle Relazioni Pubbliche il 16 maggio a Venezia. L'intervista a cura della socia Marina Dalle Carbonare.

 

Dal repertorio operistico alla sperimentazione tra pop ed elettronica, Alessia Pintossi costruisce un percorso personale e originale, inseguendo una verità artistica che resiste tra identità, imperfezione e trasformazione.

 

Alessia, il tuo percorso parte dalla lirica e incontra il pop. C’è stato un momento preciso in cui hai sentito il bisogno di “attraversare” i confini tra i generi? Che emozione ti ha guidato?

Non è stato un momento preciso, ma piuttosto una tensione crescente spinta da una necessità interiore. La lirica mi ha dato radici profondissime, ma a un certo punto ho sentito che quelle radici volevano muoversi, cercare luce altrove.
Il bisogno di attraversare i generi è nato da un’urgenza emotiva: volevo raccontare qualcosa che la tecnica, da sola, non bastava più a contenere.
Il comporre mi ha dato spazio per essere imperfetta, ma così autentica. Dall’unione dei mondi sonori che avevo studiato e costruito nel tempo si è fatta spazio per la prima volta la mia vera voce.

 

La voce è qualcosa di profondamente intimo: racconta chi siamo prima ancora delle parole. In che modo la tua voce è cambiata insieme alla tua storia personale e artistica? 

La mia voce è cambiata esattamente come cambia una persona in questo meraviglioso percorso che noi chiamiamo vita. All’inizio cercavo la perfezione, oggi cerco la verità.
Ho smesso di “proteggere” la voce facendola vivere anche nelle sue crepe.
Credo che oggi la mia voce racconti più di me proprio quando non è impeccabile, ma quando trema, perché esprime umanità, e in questo particolare periodo storico in cui l’essere umano tende a guardare il mondo attraverso “gli occhi” di una macchina, la voce ci ricorda la bellezza dell’imperfezione e della fragilità.

 

Il Festival invita a riflettere sulle “Verità resistenti” nell’era della digitalizzazione. In un mercato musicale competitivo e dominato dall’attenzione breve, come si costruisce un’identità solida e riconoscibile?

Togliere è la risposta: togliere ciò che non ci rappresenta, anche quando funziona per le logiche di mercato. Il mercato ti spinge a essere ovunque, ma l’identità nasce quando scegli dove non essere. 

 

Oggi siamo circondati da stimoli, possibilità, occasioni continue. Ma non tutto ciò che funziona ci appartiene davvero. E avere il coraggio di rinunciare a qualcosa che “potrebbe andare” ma che non ci rappresenta è uno degli atti più difficili. 

 

Per me essere riconoscibile significa avere una propria forma. Possono cambiare i suoni, i linguaggi, le estetiche… ma se il punto da cui parti resta autentico, allora tutto quello che fai continuerà ad avere una voce unica.

 

E forse oggi la vera sfida non è emergere, ma restare fedeli a quella direzione mentre tutto intorno ti chiede di deviare.

 

Quando sali sul palco, cosa accade nel momento in cui senti che il pubblico è davvero con te? C’è un segnale, uno scambio invisibile che le fa capire che si è creata una relazione autentica?

C’è un momento preciso, ma non si vede: si sente.
È quando la musica cambia di qualità. Non è più solo ascolto ma diventa presenza.
Lo percepisco principalmente nel respiro, è come se ci fosse un unico grande respiro condiviso. In quel momento non sto più “cantando per” qualcuno, ma è come se fossimo tutti all’interno di un qualcosa che stiamo creando: un’unione quasi spirituale.
È così che capisco che è successo davvero.

 

Se dovessi lasciare un’immagine o una suggestione alla comunità della comunicazione qui a Venezia, quale sarebbe? Che cosa può insegnare la musica sul coraggio di restare autentici?

Se dovessi lasciare un’immagine, sceglierei il komorebigiapponese: la luce che filtra tra le foglie, anche quando il bosco è fitto.

 

Perché essere autentici oggi è un atto di resistenza silenziosa.
La musica insegna che non possiamo controllare tutto, ma possiamo scegliere da dove nasce il suono. E se nasce da qualcosa di vero, trova sempre un modo per arrivare.
Anche quando il rumore del mondo è più forte. Anche quando sembra che nessuno stia ascoltando.
L’autenticità è questo: continuare a emettere il proprio suono, nonostante tutto.

 

Alessia Pintossi

Soprano lirico, inizia il suo percorso artistico fin da giovanissima tra pianoforte e canto, formandosi tra Milano e Brescia, dove si diploma con il massimo dei voti. Nel tempo costruisce una carriera solida nell’opera, collaborando con importanti direttori e registi internazionali, affiancando a questo un’attenzione sensibile per la musica contemporanea e le nuove composizioni.

Accanto al repertorio tradizionale sviluppa una ricerca personale che la porta a creare “Wonder”, un progetto che unisce linguaggi diversi, dal classico al pop, fino al teatro. Negli ultimi anni avvia anche un percorso discografico originale, tra elettronica e cantautorato, presentato in contesti prestigiosi come Piazza San Marco e il Teatro La Fenice.

Il suo lavoro più recente, “JUDICANDUS”, prosegue questa direzione, trasformando un’esperienza personale in una riflessione più ampia su identità, giudizio e trasformazione.

 

 

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