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Anche il process vuole la sua parte: la Finanziaria.

06/09/2004

Un articolo di Paolo D'Anselmi

Non di solo numero vive il bilancio sociale, ma anche di processo corretto, due process. Basti pensare alla importanza della relazione con gli stakeholders nelle aziende private. Nel settore pubblico italiano è all'ordine del giorno il processo di budget, vulgo Finanziaria, e dal Corriere della Sera, 12.8, p. 9, titolo "Finanziaria modello inglese" apprendiamo che: "La novità che il ministro "tecnico" sta preparando si chiama Spending Review. E' il documento di budget messo a punto dal ministro del tesoro inglese Gordon Brown. Siniscalco del paper londinese ha intenzione di copiare il metodo. Finora le Finanziarie made in Italy sono state impostate tutte in una maniera tradizionale: si partiva dall'aumento tendenziale della spesa (ovvero l'incremento inerziale della spesa a legislazione vigente, ndr) e immediatamente dopo si procedeva ad alcuni "grandi tagli" su poche voci. La ricetta che il ministro sta mettendo a punto, d'intesa con il Ragioniere generale Vittorio Grilli, puo' essere una piccola rivoluzione culturale. Invece di intervenire ex post sull'aumento tendenziale delle uscite (con questo conteggio la sola spesa corrente crescerebbe intorno al 4%), si parte dalla spesa dell'anno precedente e si invitano tutti i ministeri e centri di spesa a "scegliere", a motivare gli incrementi delle uscite entro tetti compatibili [del 2%] con i saldi previsti."Abbiamo di fronte un processo di budget all'acqua di rose. Scopriamo le radici tecniche della lottizzazione, cioe' della gestione per feudi nei quali nessuno mette bocca. Non c'è collegamento tra le assegnazioni di bilancio e la operatività di merito dei diversi ministeri. Manca la base per un bilancio sociale pubblico dello Stato, che deve entrare nel merito della quantità e qualità del lavoro svolto in ciascuna istituzione, magari utilizzando quel che c'è di fatto in termini di controlli interni.Senza verifiche e senza dialettica, anche tra apparati amministrativi, senza professionalità specifiche, senza uno sforzo di quantificazione, magari arbitrario, ma che esplicita i termini del dibattito, tutto diventa politique politicienne, immagine, priorità emotiva. E puntuale arriva la deroga per difesa, interni, esteri e sanità (Corriere, 28.8, p. 21). Si lavora dunque nella eroica ed implicita ipotesi che le istituzioni lavorino alla propria frontiera di fattibilità, cioè che tutti stanno andando al massimo.Certo ha ragione Sarcinelli, 24 Ore, 22.8, p. 3, se considera impraticabile per il 2005 una attività così certosina, ma mai si parte, mai si arriva ed appare ancor fantastico vagheggiare dell'altro provvedimento inglese: il taglio di 100.000 dipendenti pubblici.E dire che ci sono pure i dati per fare i confronti sul personale, che è la grossa incognita. Luigi Cappugi, Il Riformista, 25.8, p. 2: "Applichiamo ai vari settori di attività pubblica benchmark di organico ragionevoli: abbiamo il primato europeo di poliziotti per abitante, dei magistrati per abitante, degli insegnanti per alunno."C'è lavoro dunque per i nove ispettorati generali della Ragioneria Generale dello Stato. Come si fa a capire se la Guardia Costiera ha veramente necessità dell'incremento di organico che chiede? E più professori alla scuola cosa produrrano in termini di risultato sociale? E qual è il risultato sociale della scuola? Come lo misuriamo? E' certo difficile sviluppare metriche di valutazione. Si rischia di fare misure arbitrarie, ma è peggio non farlo. Come diceva il film di  Daniele Luchetti, Domani accadrà: Se non si va, non si vede.

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