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Antitrust e avvocati

31/05/2005

Un articolo di Paolo D'Anselmi.

Bilancio sociale delle professioniCara Antitrust, ti colgo impegnata sulle concentrazioni che limitano la concorrenza e sugli abusi di posizione dominante; lavori anche sulla pubblicità ingannevole e sfori quindi nella protezione del consumatore. È per il consumatore in posizione di inferiorità che avanzi su un campo non intuitivo per l'efficienza del sistema economico: le professioni, in particolare gli avvocati. All'europea, indaghi sulle restrizioni nell'accesso alla professione, ma vorrei parlarti della sua prassi perché mi sembra che anche essa mortifichi la concorrenza e vèssi il cliente.Il punto critico è la modalità di somministrazione della parcella: a lento rilascio, come si dice di certe medicine. Solo la Bernardini De Pace infatti chiede a testa alta trenta milioni per il tuo divorzio e quindici in anticipo. Gli altri ripetono 'dipende', come la canzone di Arabe de Pablo. L'acconto è di soli cinquecento euro, ma con gli anni si arriva a diecimila, tenuto conto del picco sotto scadenza di comparsa conclusionale. Ciliegia sulla torta infatti, il grosso viene caricato alla fine, come l'imbianchino che aveva detto 'poi vediamo quanto ce ne vuole'. Il cliente è quindi ignaro che entra in un meccanismo di rateizzazione del costo, specie del pagamento di quella sorta di riscatto a fine rapporto.Se poi dal rapporto vuole uscire anzitempo, ci sono degli switching cost non banali: è più facile cambiare chirurgo a cuore aperto. Per passare da un avvocato all'altro è necessario che il primo consegni le carte al secondo e lo farà solo a parcella saldata. Quest'ultima ha dei massimali da paura (anche prima del recente +18%) ed è presumibile che vengano applicati in caso di abbandono ostile. E non è soft neanche l'approdo dal nuovo avvocato: la sua telefonata al predecessore s'ammanta di fair play deontologico, ma è una pratica di cartello ed è come la richiesta di referenze sulla nuova serva.Questa prassi genera un conflitto di interessi sulla durata del processo, in barba all'articolo 6 dei diritti dell'uomo, sul reasonable time: l'avvocato ha interesse che la causa duri anni perché non porterebbe a casa la stessa parcella in un tempo più breve, magari col 50% all'avvio: ci sarebbe una restrizione della domanda, sorgerebbero procedure alternative, non giudiziali. È la bassa barriera all'ingresso delle vie legali che genera una incidenza delle cause superiore all'utile. Per esempio, la spesa annua per controvesie nei soli condomìni è di tre miliardi di euro, non compensati da denari riscossi in cambio. I conti non tornano: l'ammontare dell'eseguito (cioè le transazioni effettive in seguito a giudizio) è minima parte del costo vivo al cliente, non tenendo conto del full cost che ricade sulla collettività, una volta contabilizzato lo stipendio di giudici e compagnia bella.Cara Antitrust, se non ci metti mano tu chi riporterà su questi fatti sociali? Invero tu sei il tutore di gran parte del welfare nazionale ed il tuo rapporto, che racconta le crepe del sistema, è sociale nel senso che mostra gli angoli sporchi delle pertinenze nel condominio nazionale, quelli cui nessuno bada perché piccolo è l'interesse del singolo e piccolo appare il disinteresse particulare, che per effetto valanga della incuria di molti, genera perdite a tutti. Sociale in questo senso è l'azione tua. È da te che ci possiamo aspettare un bilancio delle professioni non certo da loro stesse. PS Visto che ci sei, dai un'occhiata pure alle parcelle di architetti e ingegneri, anch'esse in conflitto di interessi in quanto proporzionali al costo del progetto per il cliente.Paolo D'Anselmi

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