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Bruxelles regolarizza le lobby?

06/02/2006

L'Europa, dopo il caso Abramoff, vuole un regime più trasparente e più norme per i propri lobbysti

Serve una regolamentazione come negli States? A Bruxelles più di una coalizione inizia a chiederselo, soprattutto dopo i recenti scandali. Qui alle porte dell'Europa infatti hanno gli uffici aperti 3 mila lobbisti, rappresentanti di gruppi di interesse, che entrano in contatto con i commissari per influenzare i decisori pubblici comunitari. Nell'articolo di Spinwatch si racconta dei gruppi di pressione che spingono verso una normativa su modello americano.
Là il lobbista, "ossia chiunque si adoperi presso i parlamentari, il governo, i funzionari, per far approvare o bocciare un provvedimento di legge che favorisca un dato interesse", deve anzitutto registrarsi. Esiste un obbligo di iscrizione e si deve dichiarare quale interesse si rappresenta, il guadagno per questa attività, quanto costa promuovere un dato interesse e come si spendono quei soldi. Inoltre, sopra i 500 dollari, esiste il dovere di rendicontare ogni azione. Il lobbista americano è tale, insomma, se il lobbying è realmente la sua occupazione. 
Nell'articolo si parla di coalizioni come Epaca che, con i suoi 31 membri e nelle sua fila aziende come Burson Marsteller e Weber Shandwick, rappresenta 600 degli stimati 15 mila lobbisti, oppure ALTER EU, che raccoglie 140 gruppi interessati a vedere avviata una riforma. Il punto è capire se valga la pena o meno una promozione trasparente di interessi privati, fermo restando che la legislazione Usa comporta ugualmente distorsioni, controindicazioni e rischi.
Emanuela Di Pasqua - Totem

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