Federica Zar, Consigliera Nazionale con delega alla Comunicazione
Il podcast di Fabio Bistoncini per uscire dagli stereotipi: trent’anni di esperienza sul campo e mezzo secolo di storia italiana per provare a raccontare il lobbying oltre i luoghi comuni.
Basta pronunciare la parola lobbista per evocare, nell’immaginario collettivo, una figura spesso avvolta da un’aura di ambiguità. Una professione di cui si parla molto, ma che si conosce poco. E che, non di rado, viene giudicata prima ancora di essere compresa.
È da questa distanza tra percezione e realtà che nasce “Lo Sporco Lobbista”, una serie podcast in sette episodi dedicata al mondo delle relazioni istituzionali e del public affairs. A realizzarla è Fabio Bistoncini, un professionista che, dopo oltre trent’anni trascorsi nel settore, ha scelto di raccontare dall’interno una professione che raramente trova spazio per spiegare sé stessa.
Il suo percorso incrocia anche, personalmente, quello di chi scrive. Da socio FERPI, molti anni fa Bistoncini tenne a Venezia un corso dedicato alla professione del lobbista. Ero allora da poco iscritta all’Associazione e partecipai con entusiasmo a quell’incontro. Fu un’esperienza che mi affascinò al punto da spingermi a pensare di proporre anche in Friuli Venezia Giulia questa specifica attività professionale. Un’idea che, allora, non trovò però un terreno ancora maturo per svilupparsi. A distanza di anni, ritrovare quella stessa professione al centro di un podcast dedicato alla sua storia e alla sua evoluzione ha anche il valore di una piccola testimonianza personale: ciò che allora appariva ancora poco conosciuto e difficile da collocare nel panorama professionale, oggi è parte di un dibattito molto più ampio sul rapporto tra interessi, istituzioni e decisioni pubbliche.
Il punto di partenza è semplice: che cosa fa davvero un lobbista? E soprattutto, che cosa significa rappresentare interessi organizzati nel rapporto con le istituzioni e nei processi decisionali pubblici?
Le risposte non arrivano sotto forma di un manuale né attraverso una cronaca politica. La serie sceglie piuttosto il racconto: un viaggio attraverso cinquant’anni di storia italiana, osservati dalla prospettiva di chi, nel corso del proprio lavoro, ha cercato interlocuzione, ascolto e spazio nel confronto con i decisori pubblici.
È una prospettiva che consente di guardare anche ai cambiamenti della società e della politica. Perché il lobbying non esiste in un vuoto: cambia insieme alle istituzioni, ai sistemi economici, ai media, alle modalità di partecipazione e alle priorità che una comunità si dà nel tempo.
Il rapporto tra interessi organizzati e decisioni pubbliche, del resto, attraversa la storia delle democrazie moderne. Comprenderne l’evoluzione significa quindi interrogarsi anche su come si costruisce oggi il confronto tra portatori di interessi, istituzioni e opinione pubblica.
Il titolo “Lo Sporco Lobbista” gioca proprio con lo stereotipo. Lo prende in prestito per metterlo in discussione, senza nascondere le zone controverse del mestiere e senza trasformare il racconto in un’autodifesa della categoria. L’obiettivo è piuttosto aprire uno spazio di conoscenza e di riflessione su una professione che, proprio perché opera vicino ai processi decisionali, pone inevitabilmente questioni di trasparenza, responsabilità e qualità del rapporto con le istituzioni.
C’è, inoltre, una riflessione che va oltre il lobbying e riguarda tutte le professioni della comunicazione e delle relazioni pubbliche: una professione che non racconta sé stessa rischia di essere raccontata dagli altri. “Lo Sporco Lobbista” parte da qui. Non per dire al pubblico che cosa deve pensare del lobbying, ma per offrirgli una prospettiva in più. Perché conoscere una professione significa anche poterla discutere con maggiore consapevolezza.