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Cinema: il ruolo strategico delle Rp

02/11/2011

Quali sono i nuovi scenari della comunicazione cinematografica? Come l’industria del cinema comunica i propri prodotti e se stessa? Sono alcuni degli interrogativi cui ha cercato di dare risposta il convegno organizzato da Ferpi, il 28 ottobre, nell’ambito del _Festival Internazionale del Film di Roma._ Un’occasione di incontro e dialogo tra professionisti della settima arte e delle relazioni pubbliche.

Quali sono i nuovi scenari della comunicazione cinematografica? Come l’industria cinematografica comunica i propri prodotti e se stessa? Sono alcuni dei focus attorno ai quali si è discusso al Festival Internazionale del Film di Roma nel convegno La Comunicazione Cinematografica: quali scenari? , organizzato da Ferpi, nell’ambito della rinnovata collaborazione con la Fondazione Cinema Per Roma, e curato da Elisa Greco.
Il convegno, giunto alla seconda edizione ha visto i professionisti delle Rp dialogare sia con i protagonisti dell’industria cinematografica italiana sia con un pubblico particolarmente numeroso, partecipe e competente, composto da qualificati e autorevoli, operatori dell’audiovisivo e dell’informazione e da giovani futuri cineoperatori.
E se la comunicazione cinematografica è fondamentale per la sua esistenza stessa, altrettanto fondamentale è coglierne, in rapida sequenza, cambiamenti, evoluzioni e prospettive per attirare nuovi e più ampi pubblici “la comunicazione cambia molto rapidamente, bisogna, quindi, sapere tenerne il passo, sfruttando le potenzialità dei nuovi strumenti senza sottovalutarne i rischi, continuando anche ad utilizzare gli strumenti già esistenti ed ancora efficaci”. È quanto emerso nelle considerazioni conclusive del Presidente Ferpi, Patrizia Rutigliano che ha sottolineato anche come “l’industria delle produzioni cinematografiche è, tra le industrie culturali, quella che investe di più in comunicazione e il rapporto tra le relazioni pubbliche e il cinema risulta sempre più strategico. L’intera filiera è un mondo da esplorare ed è necessario approfondire le opportunità offerte dalla legislazione per portarle all’attenzione del maggior numero possibile di imprese nel nostro Paese.
Molti gli argomenti e varie le angolazioni, come è stato affermato, nell’introdurre i lavori, da Elisa Greco, chairperson del convegno – delegato Ferpi Cultura e consigliere nazionale Ferpi – che ha posto l’accento sulla centralità della comunicazione cinematografica, sui percorsi da sviluppare per aprirsi a nuovi pubblici, come dimostrato da recenti ricerche e sull’ opportunità di implementazione delle reciproche competenze.
Di un marketing velocissimo, anzi di “turbo marketing”, necessario a catturare nuovo pubblico ha parlato Simonetta Pattuglia, moderatrice del convegno, consigliere nazionale Ferpi e docente di Economia all’ Università di Tor Vergata cosi come evidenziato anche da Piera Detassis, direttore artistico del Festival di Roma, nonché direttore di Ciak,che a sua volta ha spiegato come sia indispensabile saper cogliere con sempre più velocità – da sei mesi si è passati a 30 giorni – i cambiamenti di gusto e di esigenze del pubblico.
Per Michele Lo Foco, avvocato e consigliere di amministrazione della Fondazione Cinema per Roma, occorre una visione industriale per cui una delle conseguenze della mancanza di tale visione è il rimpallo tra produttori e distributori dei costi della comunicazione, che finisce per non essere adeguatamente sostenuta o semplicemente non essere fatta. Una volta, i distributori consideravano naturale addossarsi questi costi che ora lasciano in carico ai produttori i quali arrivano spesso alla fine del film privi di risorse. Dunque, il film resta senza efficace promozione e ciò contribuisce ad allontanare dal cinema le grandi realtà industriali e determina lo scarso successo del tax shelter.
Massimo Proietti, direttore marketing di Universal, ha sua volta esposto il punto di vista della distribuzione evidenziando che la sua major fonda il proprio modello industriale sulle spese di marketing, considerandole un elemento costitutivo della stessa industria cinematografica e precisando che attualmente, a livello internazionale, sulla rete passa il 70% della comunicazione cinematografica, dato che già nell’ immediato può cambiare. Peccato che in Italia ci sia scarsa attenzione sia alla potenzialità della rete sia alla reale potenzialità della comunicazione cinematografica: al produttore spesso basta realizzare il film. Un fenomeno, invece che in Italia si sta sviluppando positivamente è il product placement, che ha raggiunto livelli qualitativi anche superiori, in alcuni casi, a quelli degli Usa.
Particolarmente significativo il contributo del produttore Fulvio Lucisano che pur concordando su Internet come veicolo di conoscenza del film, fa notare come poi i risultati non corrispondano alle attese. Da anni gli spettatori nelle sale sono sempre 100 milioni il che vuol dire che nel tempo si sostituiscono gli spettatori ma non se ne aggiungono nuovi. Si può dire che il problema centrale è dato dal fatto che almeno 100 milioni di spettatori potenziali non hanno a disposizione una sala facilmente raggiungibile cosi come la tv free, in particolare la Rai, usa nella sua programmazione i film come semplici tappabuchi non favorendo la fidelizzazione al prodotto.
A proposito di fidelizzazione è intervenuto Paolo Protti, presidente dell’ Agis, per il quale la comunicazione del cinema non ha ancora trovato il modo giusto di agganciare il pubblico che non c’è. Si è ripiegato sulla fidelizzazione di quello esistente mentre per contribuire a fidelizzare tutto l’altro pubblico, reale e potenziale, sarebbe importante insistere su una comunicazione che verta non solo sui singoli film ma sul cinema in generale. E se la rete è importante per far conoscere film e sale che autonomamente si sono dotate tutte di propri siti e usano i social network oppure utilizzano le “app” dei tablet, è ancora fondamentale la comunicazione tradizionale cartacea: i flani. Infatti tralasciare i quotidiani vuol dire abbandonare e perdere intere fasce di pubblico.
A sua volta, chiamato in causa Enzo Sallustro, direttore di Rai Movie, ha invece presentato l’attività del canale digitale dedicato al Cinema e insistito sulla necessità di diversificare l’offerta e le modalità di comunicazione, a seconda del tipo di pubblico a cui ci si rivolge, mentre Laura Delli Colli, presidente del Sindacato Giornalisti Cinematografici, per la quale le campagne di informazione dei film vanno diversificate e va molto più sostenuto il cinema di qualità.
Enzo Mazza, presidente di Fimi, ha presentato la case history dell’industria musicale evidenziando come in questo ultimo decennio si sia dovuta confrontare con un mercato fortemente cambiato grazie soprattutto alla rivoluzione digitale che ha di fatto trasformato le aziende. Da record company sono diventate music entertainment company, con un nuovo modello di business da sviluppare e promuovere: la musica liquida.
L’ultima riflessione che ha trovato tutti gli interlocutori concordi è stata sulla pirateria e sull’importanza di una comunicazione efficace che sappia far comprendere ai giovani soprattutto che il downloading è un fenomeno di illegalità, e che come tale deve essere considerato.
Anche questa sarà una prossima sfida che i professionisti della comunicazione devono saper raccogliere.
Il convegno, il cui progetto grafico è stato realizzato da Luigi Irione di Mybrand è stato trasmesso in diretta streaming attraverso il sito del Festival del Cinema dove è ancora possibile consultare alcuni stralci, in attesa di riversare on line tutti gli interventi.

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