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Citytelling: l’anteprima alla Triennale di Milano

18/12/2014

“Le chances della città sono ora più visibili. Ma lo sforzo di condivisione deve riguardarci e deve essere nutrito dal convincimento che quella storia non va data per scontata e deve tentare modi nuovi e interlocutori ben mirati”. Lo ha sostenuto Stefano Rolando, in conclusione della tavola rotonda di presentazione del suo nuovo libro che ha visto l’intervento, fra gli altri, anche del Presidente Ferpi, Patrizia Rutigliano.

Un confronto serrato quello alla Triennale di Milano sulle due principali questioni poste da Citytelling. Raccontare le identità urbane. Il caso Milano, l’ultimo libro di Stefano Rolando, edito da Egea, in libreria da gennaio. La milanesità è ancora parte del patrimonio simbolico di Milano? La città è pronta ad una nuova complessa narrazione partendo dalle trasformazioni che sta vivendo?

Secondo Andrea Cancellato, direttore della Triennale, il contributo del libro va collocato nel quadro del lavoro al servizio della città che Comitato Brand Milano, ora radicato in Triennale, va svolgendo a fronte di un impegnativo 2015. Antonio Calabrò, Fondazione Pirelli e Assolombarda, ha invece posto l’esigenza di conservare la centralità dei processi produttivi della città nel rapporto tra tradizione e innovazione che sono il cuore della cultura identitaria di Milano. Nel suo intervento, il responsabile della comunicazione della Diocesi, don Davide Milani, ha centrato sul Duomo il cuore del racconto simbolico che lega il borgo alla grande Milano e lega la storia al futuro. Il Presidente Ferpi, Patrizia Rutigliano, ha proposto la nuova cultura di impresa come una delle trasformazioni in corso verso una più diffusa idea di sostenibilità. Paolo Verri, Padiglione Italia Expo, ha sollecitato la città e la sua amministrazione a vivere in modo più protagonista l’opportunità rappresentata da Expo. Il tema dell’elaborazione di una nuova idea astratta della simbolicità della città possibile coniugando le radici locali alla globalità della proiezione economica e culturale di Milano è stato al centro della proposta di Piero Bassetti, Presidente Globus&Locus. Infine, Cristina Tajani assessore all’Innovazione, ha sottolineato il carattere plurale e non verticalizzato del dibattito pubblico che Milano sta affrontando in materia di branding pubblico.

In conclusione, Stefano Rolando ha segnalato alcuni spunti metodologici per una innovazione disciplinare, sostenendo che “un libro così nasce con almeno tre diverse spinte. La prima è quella del lavoro universitario che induce ad affinamenti disciplinari. Ho provato a stressare un po’ il perimetro della mia materia – la comunicazione pubblica – fornendo qualche elemento di inquadramento di una materia poco trattata, il branding pubblico. Diranno i miei studenti, l’ anno prossimo, se ciò incontra il loro interesse, così come mi pare da alcuni riscontri anche in merito a tesi su casi locali ai quali vedo che si appassionano.

La seconda è di natura civile, riguarda una fase cruciale del lavoro del Comitato Brand Milano, a cui l’Amministrazione civica mi ha chiesto di dedicarmi insieme ad altri amici e colleghi e che ora, nel 2015, affronta un anno speciale che comporta una inevitabile trasformazione non solo materiale della città ma anche immateriale, come è quella della comunicazione narrativa sul patrimonio simbolico della città, quello antico e quello in formazione. Il tema posto da don Davide sulla centralità del Duomo lo capisco a fondo, tanto che Piero Bassetti lo ha subito sottolineato. Ma lo stesso Bassetti – che quando parla va ascoltato fino alle ultime parole, perché spesso li senso del pensiero prende interessanti svolte – ha poi adombrato una ipotesi interessante. E cioè che Milano possa tentare la via anche di immagini astratte per ridefinirsi. Non la Tour Eiffel di Parigi (che è la forza ma anche il limite del racconto simbolico della città) o la mela di New York o il Colosseo di Roma, eccetera. Proprio l’ibridazione, proprio la glocalità, proprio la multiformità economica, sociale e produttiva di Milano (Antonio Calabrò e Patrizia Rutigliano hanno speso parole interessanti al riguardo) possono farci tentare questa innovazione.

La terza spinta è quella del soldato che torna a casa. Ho lavorato per tanti anni nella dimensione dello Stato a Roma (dalla Rai alla Presidenza del Consiglio ad altre realtà) e il ritorno a Milano ha avuto un vissuto molto particolare. Intanto dichiarando che per un lungo tratto di questa cosiddetta “seconda Repubblica” Milano mi è andata stretta. L’avere contribuito al cambiamento della rappresentazione politica della città è stato parte del convincimento che un nuovo ciclo era possibile e questo nuovo ciclo ora rende possibili e non propagandistici dibattiti come quello che si è svolto questa sera. Poi riscontro giorno per giorno che il carico che hanno in generale le città (qui la penso come Verri) – sedi di maggioranze demografiche e centri nevralgici del rapporto tra coesione e sviluppo – e in particolare Milano rispetto all’Italia, è decisivo e strategico per portare fuori il nostro paese dalla crisi.

Bella la metafora di Paolo Verri sull’onda di surf da cavalcare rispetto ad Expo. Così come importante è la sottolineatura di Cristina Tajani sul pluralismo non verticalizzato del nostro dibattito pubblico in materia. Ricordo che per la trasformazione strutturale del racconto di Milano il cantiere della città metropolitana è altrettanto – se non più – importante, perché cambiano moltissimi elementi di riferimento.

Le chances della città sono ora più visibili. Ma lo sforzo di condivisione – nel rispetto di una rappresentazione complessa e per sua natura anche conflittuale che è storia della città e delle sue libertà – deve riguardarci e deve essere nutrito dal convincimento che quella storia non va data per scontata e deve tentare modi nuovi e interlocutori (in casa, in Italia e nel mondo ) ben mirati”.

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