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Come comunica Enel

21/06/2005

Un articolo di Paolo D'Anselmi.

Enel, rapporto agli stakeholder 2004Respira il bilancio di sostenibilità dell'Enel, piccola maratona. Impostato con la triple bottom line, colpisce per la segregazione dei numeri dalle parole, 90 pagine di queste e 12 di quelli, in un affondo senza pietà. Frutto di uno sforzo di parlare umano e di venire incontro al lettore, tant'è che in un capitolo dal titolo "Come comunica Enel" lo stesso modo di porgersi dell'azienda è oggetto di riflessione etica. È la prima volta che si fa una operazione del genere e si definisce un fatto teorico: è il comunicare che va fatto con responsabilità e non è la responsabilità un di cui della comunicazione. Presenta qui le campagne pubblicitarie e l'indice globale di visibilità sui media che risulta triplo della media (di cosa non mi pare lo dica, siamo nel boxino a pagina 81). Per rendere parlante questo risultato occorre forse il denominatore della spesa pubblicitaria per ottenere una sorta di relative citation index, che metta in relazione la quantità delle citazioni rispetto allo sforzo di presenza.È onesto come fu già nel 2002, non dribbla gli argomenti. Semmai glissa. Tra le "reazioni non positive dei mass media" registra "la presa di posizione del presidente dell'Antitrust sulla scarsa competitività del settore energetico nazionale", di cui Galli della Loggia aveva così dato conto in prima pagina del Corriere della Sera, il 25 giugno 2004: "il presidente dell'Antitrust infine ha definito incredibile il costo della bolletta dell'energia elettrica e del gas che i consumatori italiani sono costretti a pagare all'Enel e all'Eni, costo di gran lunga superiore a quanto si paga altrove nel nostro continente." Nella prossima edizione il report forse potrà sviluppare la funzione riflessiva ed educativa delle relazioni pubbliche (Cerana, Angeli, 2004, p. 13) e elaborare al riguardo, fornire un benchmark sul costo del kilowattora a livello europeo e magari anche il mitico clup costo del lavoro per unità di prodotto. Fatto generale questo: il CSR report può cercare la sua dinamica anche nella articolazione degli argomenti oltre che nella variazione dei dati.Certo, il tempo medio di attesa al call center scendesse sotto gli attuali tre minuti, sessanta squilli, sarebbe un dato eclatante, ma le issue importanti vanno lavorate nel tempo.A pagina 33, bottom line economica, dà fiato alla presentazione del quadro concorrenziale in cui si muove l'azienda e spiega che non è facile "contendere il mercato del gas a 600 micro-monopoli" e pare che il mercato sia tutto liberalizzato. Il punto di riferimento arriva a pagina 97 dove si dice che nella elettricità - dei 16.578 milioni di euro di ricavi, 15.000 sono da clienti vincolati. La stessa proporzione è 50/50 per il gas, dove i clienti non vincolati sono 2 (due).Ansima un pochino per via del buco dell'ozono, dice che Enel farà la sua parte, ma questo non schiove con quanto sosteneva Scaroni su L'espresso del 3 febbraio 2005: "'per raggiungere il target del 6,5 percento di emissioni in meno entro il 2012 ci costerà almeno 5 miliardi di euro, cioè lo 0,3-0,4 del Pil. Uno sforzo titanico, mentre per gli altri sarà una passeggiata in discesa'. Grazie alla efficienza della nostra produzione elettrica, argomenta Scaroni, per noi il costo marginale necessario per abbattere una tonnellata di CO2 è più alto che per i nostri partner& la nostra competitività ne soffrirà, i prezzi dell'energia aumenteranno." Sostenuto va detto da Edoardo Zanchini di Legambiente ed ignorando del tutto il meccanismo dei carbon rights fatto apposta per equalizzare a livello globale il costo degli standard di Kyoto.Paolo D'Anselmi

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