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Comin: cambiamento e innovazione le chiavi per il futuro

20/06/2011

“Siamo di fronte a un cambiamento e innovare è il verbo che meglio caratterizza il mio modo di intendere la comunicazione. E sono certo che il nuovo gruppo dirigente saprà portare avanti un percorso che tutti abbiamo condiviso, rinnovandolo e dandogli nuova forza”: è quanto sostenuto dal presidente uscente _Gianluca Comin,_ nel discorso con cui ha aperto l'assemblea Ferpi ripercorrendo i quattro anni del suo mandato.

di Gianluca Comin
Confesso di provare non poca emozione in questo mio discorso conclusivo.
Dopo quattro anni lascio la Presidenza, di un’Associazione che mi ha dato molto e che non ho intenzione di abbandonare. Anzi.
Sono stati quattro anni entusiasmanti per il momento storico che abbiamo vissuto nella nostra professione, per le persone che ho incontrato, per il lavoro che insieme abbiamo portato avanti.
Muovendoci in uno scenario molto molto complesso.
Ho provato a ripercorrere questi ultimi quattro anni e mi è sembrato di scorrere un tempo lunghissimo, quasi da era geologica.
Quattro anni fa non esisteva l’IPad.
Riuscireste oggi a farne a meno? E soprattutto riuscirebbero a farne a meno tutti coloro che hanno fatto degli smart phone e dei tablet un nuovo canale per veicolare messaggi personalizzati, quando e come è più utile e congeniale all’utente?
Quattro anni fa l’ultima moda per aziende e persone era Second Life.
Ci credete che ho fatto quasi fatica a ricordarne il nome mentre scorrevo le evoluzioni della comunicazione?
E credo che molti come me abbiano quasi rimosso il ricordo.
Quattro anni fa i social network erano un tema di studio, un fenomeno sociale riservato a pochi addetti ai lavori, all’interno
dell’università .
Oggi è un nuovo canale, al pari del telefonino, di internet o della Tv.
Un canale dalla portata, velocità, capillarità e dimensione che non hanno più bisogno di commenti. Pensiamo a Facebook: non solo ha superato i 500 milioni di iscritti in tutto il mondo, ma da un valore di mercato di 3,7 miliardi di dollari attribuitogli nel 2009, è salito a 50 miliardi di dollari a inizio 2011. O ancora, pensiamo alla potenza comunicativa della blogger Yoani Sanchez che da Cuba “buca” le protezioni imposte dal regime e si collega a tutto il mondo, o alla forza destabilizzante di Wikileaks per governi o organismi sovranazionali.
Quattro anni fa non eravamo ancora entrati nella più grave crisi economica dal 1929 ad oggi.
In un clima di paura, ansia e stress i nostri interlocutori hanno avuto bisogno di certezze: chiarezza, trasparenza, accessibilità delle informazioni sono stati i requisiti di qualità imposti ai relatori pubblici che hanno voluto ristabilire un clima di fiducia fra aziende, istituzioni e stakeholders. La crisi ha infatti tagliato i grandi investimenti pubblicitari, ma ha dato spazio alla nostra professione più puntuale nell’incontrare il target. E ci ha dato anche un ruolo di utilità sociale per i sistemi Paese.
Infatti, i professionisti che hanno “cavalcato” la crisi rispondendo alle esigenze del mercato hanno:

da un lato sostenuto le imprese con le relazioni pubbliche, strumento alternativo alla pubblicità tradizionale, spesso più innovativo, economico, diretto ed efficace;
dall’altro hanno dato un volto e risposte concrete alle istanze di persone destabilizzate dalla crisi, ridando fiducia al sistema Paese con la propria professionalità.

Abbiamo visto in particolare con l’Oscar di Bilancio, che la volontà di comunicare con trasparenza, qualità e continuità è stata vista come la ricetta per uscire dalla crisi.
Anche la Corporate Social Responsibility ha raggiunto un livello di maturità all’interno delle aziende destinato a durare e crescere per sostenere sempre più la reputazione.
Le potenzialità di una buona reputazione sono infatti dimostrate dalle performance dei fondi etici che non hanno sentito gli effetti della crisi: in Europa nell’ultimo anno sono stati investiti oltre 500 miliardi di euro in modo “socialmente responsabile”, 5 volte di più rispetto a due anni fa.
La crisi ha spostato anche gli investimenti nella comunicazione: a fronte di una contrazione degli importi destinati all’advertising classica, sono cresciuti quelli in relazioni pubbliche, promozione ed eventi.
Nel 2010 il 40% delle aziende ha investito in relazioni pubbliche, solo il 28% in advertising (ISPO Mannheimer 2010).
La ricerca Below the line – Beyond the Line ha evidenziato che ormai il 57% degli investimenti complessivi in comunicazione è dedicato ad attività non pubblicitarie, con punte del 70% per le piccole e medie imprese.
I due più grandi mercati delle relazioni pubbliche, quello degli USA e del Regno Unito, hanno registrato nel 2010 una crescita rispettivamente dell11% e del 13%, andamenti negativi o statici nel 2009. (dati Assorel – ICCO World Report 2011).
Sono i segnali di una ricerca del contatto one to one.
Sono i segnali di un mutamento che sta già coinvolgendo anche la pubblicità che, se vuole sopravvivere, deve andare nella direzione della relazione.
Sono così nate le campagne display olografiche e le vetrine interattive che danno volto umano e modalità relazionale a strumenti artificiali.
Negli USA ha ripreso vita il sampling: le aziende hanno ricominciato a fare ricorso massiccio alla distribuzione dei propri prodotti per farne testare la qualità, e il fenomeno è diventato addirittura tema di ricerca accademica. È stato infatti costituito il laboratorio “Sample U” dedicato agli studi di marketing che partono proprio dallo scambio diretto fra consumatore e impresa, di prodotti e di informazioni.
Quattro anni fa gli USA non avevano ancora eletto il loro primo presidente afroamericano.
Ciò ha segnato da un lato un cambiamento epocale nella mentalità reale, non solo nelle più nobili dichiarazioni di intenti, ma ha anche dimostrato la forza dei nuovi strumenti di relazione, come la rete e gli eventi, senza i quali, forse, Barack Obama non sarebbe oggi dove lo vediamo. Il suo sito web personale ha raccolto oltre un milione di iscritti e il profilo su Facebook ha raggiunto i 100 mila contatti, per un totale di 750 mila tra militanti attivi divisi in 8 mila gruppi tematici e/o locali. Una task force con centri organizzativi e logistici in ogni Stato degli Usa, ha organizzato più di 30 mila eventi. Una “macchina da guerra” che ha portato consenso e fondi!
E un’esperienza che non si è dispersa. Abbiamo assistito ad alcune testimonianze di Trevor Fitzgibbon, fondatore di Moveon, che mostrano come le strutture costruite per il lancio della candidatura continuino ad aggregare consenso e fondi in maniera permanente.
Quattro anni fa Osama Bin Laden rappresentava il nemico pubblico numero 1, mentre oggi il mondo ha assistito all’ondata di rivolta in tutto il mondo arabo.
La geopolitica ha disegnato nuovi equilibri. Ancora un volta la rete si è fatta strumento di condivisione, aggregazione e dunque portatrice di evoluzione culturale. Ancora una volta, un fenomeno politico ci ha dimostrato la potenza di uno strumento di relazione. Le proteste tunisine hanno innescato una reazione a catena partendo proprio dal web: più di 3.000 video su Youtube hanno taggato le parole “Sidi Bouzid”, il nome della città simbolo in cui Mohamed Bouazizi si è dato fuoco. Sono stati scambiati centinaia di migliaia di tweets, ad un tasso di 28.000 elementi l’ora dal 27 dicembre. E’ stato costruito un sito web TuniLeaks dedicato alla pubblicazione di documenti segreti della diplomazia statunitense-tunisina. Sono state pubblicate nuove pagine facebook dedicate alla traduzione in arabo di documenti sensibili che hanno registrato 170.000 visualizzazioni a settimana.
Insomma, una rivoluzione sulle piazze lanciata e sostenuta dalla rivoluzione che dilagava in rete.
Quattro anni fa il mercato pubblicitario perdeva campo in tutti i paesi e settori.
Con una media europea del -2,1% nel 2008 e del -11,9% nel 2009, si sono toccate punte del 1Quattro% in Italia e del 19% in Spagna.
Oggi la ventata innovatrice delle economie crescenti è quella che sta trainando la ripresa mondiale: sono i Paesi dell’Est e centro Europa che stanno risollevando il mercato con una crescita (9,5%), l’Asia (8%) e soprattutto l’America Latina che arriva al 131% di crescita prevista nel 2011 sul 2010 (dati Aegis media marzo 2011).
Quattro anni fa le preoccupazioni ambientali erano forti e globali ma la sindrome NIMBY aveva un significato preciso e “confinato”, almeno nello scontro.
Oggi leggo che la Micronesia denuncia la Repubblica Ceca, geograficamente ai suoi antipodi, per la costruzione di una nuova centrale a carbone che metterebbe in pericolo l’arcipelago a causa delle emissioni di CO2. Non possiamo più limitarci ai confini delle nostre città o nazioni se decidiamo di essere comunicatori professionisti.
Quattro anni fa Ferpi non aveva compiuto 40 anni e il Paese i suoi 150. Abbiamo appena visto con Paolo Peluffo come un progetto ampio, condiviso e strutturato di comunicazione abbia risvegliato un orgoglio nazionale che molti credevano sopito, o addirittura inesistente.
Quello che vi ho raccontato è un mondo che tutti viviamo ogni giorno da professionisti, che abbiamo in parte costruito nel nostro operare quotidiano.
E che abbiamo portato anche in Ferpi, mettendo ognuno la propria professionalità, esperienza e network al servizio dell’Associazione.
In questo modo abbiamo risposto alle evoluzioni del contesto con progetti concreti, e attuato un programma condiviso.
Autorevolezza e diffusione della conoscenza dell’Associazione era uno dei primi obiettivi.
In quattro anni abbiamo contato 933 uscite stampa e solo nell’ultimo biennio ci sono stati richiesti 49 patrocini, a testimonianza del fatto che il marchio Ferpi rappresenta una certificazione di qualità.
Con il progetto endorsement, nell’ultimo anno, abbiamo analizzato 292 corsi di laurea e curricula, e certificato 153.
La capillarità sul territorio era il secondo obiettivo. Le iniziative locali sono cresciute, i progetti dei giovani di Uni>Ferpi anche, e abbiamo promosso 53 eventi solo nell’ultimo biennio, di cui 13 sul territorio, 2 internazionali e il resto diviso fra Roma e Milano.
Rendere Ferpi più giovane e vitale più che un obiettivo è stato un progetto costante.
Abbiamo innanzitutto assistito al cambio di circa un terzo degli iscritti. Sono rimasti i soci storici, i fondatori, i più affezionati ma abbiamo creato spazio a nuovi ingressi e i meno attivi hanno lasciato.
Sempre all’insegna della convivenza di due anime associative, nella tradizione di una lunga storia, ricca di esperienza, abbiamo saputo dare un volto nuovo alla nostra reputazione.
Abbiamo lanciato un nuovo logo: il primo rebranding dalla fondazione di Ferpi.
Abbiamo ideato le prime due campagne advertising dell’Associazione.
Abbiamo promosso la prima campagna di marketing associativo, Ferplay.
Abbiamo rinnovato l’impronta “commerciale” di Ferpi allargando il finanziamento tramite sponsorizzazioni dai progetti specifici all’associazione in generale e istituzionalizzando il ricorso alla vendita di spazi sul magazine e sul sito.
Il nuovo portale ha fatto crescere i 13.376 visitatori/mese del 2008 fino ai 20.666 di oggi e ha raddoppiato le pagine viste, da 159.896 a 367.Quattro26. Abbiamo creato un prodotto con più contatti, più visitato e interessante.
Un’attenzione particolare è stata poi dedicata alla formazione con 1.308 ore di aggiornamento dedicate ai nostri soci.
La vocazione internazionale di Ferpi è stata confermata dalle nomine ai vertici di importanti organizzazioni internazionali di soci storici dell’Associazione. Dal Cerp in passato ad Euprera, fino alla Global Alliance. E gli ultimi progetti sugli “Accordi di Stoccolma” dimostrano l’eccellenza e l’autorevolezza dell’Associazione non solo nella capacità di rappresentare nomine ma anche nella vitalità nel sostenere e trainare progetti globali.
Abbiamo fatto molto, ma tanto resta ancora da fare. Perché in alcuni casi potevamo fare meglio e perché l’eccellenza è tale quando non si “accontenta”.
Soprattutto sul numero di iscritti: non abbiamo superato i 1.000 soci: abbiamo toccato punte oltre questo obiettivo, ma non le abbiamo mantenute. Abbiamo però portato 331 nuovi soci dal 2007 a oggi rinnovando per un terzo l’Associazione.
Ho voluto segnalare questo mancato obiettivo perché credo fortemente nel livello di eccellenza dell’Associazione.
Grazie ai professionisti che ho incontrato e all’impegno e devozione che ho riscontrato.
E proprio per questa forza dovremmo avere più coraggio di cambiare e innovare.
Senza paura di un’eccellenza che già rappresentiamo sul panorama nazionale e internazionale.
È infatti questa eccellenza che ho trovato in Ferpi:

una grande famiglia
professionisti di valore internazionale
un laboratorio di pensiero e innovazione, con una storia solida e un’identità radicata sul territorio.

È stato un onore essere Presidente di una grande associazione per quattro anni.
Ringrazio tutti coloro che mi hanno dato questa opportunità e coloro che hanno lavorato per concretizzare le mie e le loro idee.
Conosco Patrizia Rutigliano da tanti anni: la sua esperienza nell’Associazione, nella comunicazione di impresa, della Pubblica Amministrazione, in accademia e nel giornalismo, nonché le sue capacità rappresentano una garanzia per Ferpi. Sono certo che saprà portare innovazione e gusto personale, dedizione e partecipazione attiva alla nostra Associazione.
Auguro a lei e a tutto il nuovo gruppo le stesse soddisfazioni che ed emozioni che hanno regalato a me questi quattro anni di Ferpi.
Con emozione le passo il testimone.
Emozione perché siamo di fronte a un cambiamento e innovare è il verbo che meglio caratterizza il mio modo di intendere la comunicazione. E sono certo che il nuovo gruppo dirigente saprà portare avanti un percorso che tutti abbiamo condiviso, rinnovandolo e dandogli nuova forza, riuscendo dove noi non siamo riusciti.
Faccio a tutti voi i miei auguri più sentiti per un futuro professionale stimolante e garantisco la mia presenza e il mio impegno per continuare a vivere attivamente la più grande associazione di comunicatori professionisti d’Italia.
Grazie.

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