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Competenze e modelli per la creazione e la gestione delle reti d’impresa

18/03/2016

Giampietro Vecchiato

Le sfide e le opportunità offerte da un nuovo modo di fare impresa a “Reti d’impresa: opportunità di competizione”, il corso Ferpi in programma il prossimo 20 maggio a Milano.

Per poter parlare di un concetto ancora in via di definizione come “reti d’impresa” può essere utile metterlo in relazione con il modello economico a noi più conosciuto, quello del “distretto industriale”. Sul Sole24Ore del 24 ottobre 2010 Aldo Bonomi ne dà la seguente lettura “così come il capitalismo molecolare stava ai distretti industriali, così oggi le reti d’impresa stanno al capitalismo delle reti”. Una similitudine che introduce entrambi i concetti. Cosa intendiamo con impresa di rete? Che differenza sostanziale esiste con il tradizionale distretto industriale di matrice italiana?

Si parla di due modelli organizzativi economici che prevedono la collaborazione tra più imprese con il fine di minimizzare il peso dei costi fissi. Nell’ambito dei distretti la collaborazione è prevista tra piccole-medie aziende solitamente di tipo manifatturiero, specializzate in una precisa fase del processo produttivo e legate ad un’area geografica che possiede un vantaggio competitivo. Per le reti d’impresa, invece, l’aspetto cruciale non sta nella vicinanza fisica, ma nella condivisione empatica di scopi economici che richiedono know-how e core-activities anche di tipo cognitivo-strategico.

Alcuni studiosi descrivono la realtà economica odierna con il concetto di “ecosistema”, ovvero un sistema aperto costituito da una comunità e da un ambiente fisico circostante che interagiscono in equilibrio dinamico con scambio di energia. E’ proprio in questo contesto fluido, in continua evoluzione e innovazione, che la rete sembra essere l’unica modalità per convogliare al meglio le specificità di ogni singola impresa verso best-practices. La rete ha consolidati elementi di forza, permette di generare valore, anche se non facilmente quantificabile in quanto derivato da una catena in cui si inseriscono processi dell’economia della conoscenza.

E’ importante comprendere che nell’organizzazione economica della rete non vi è perdita di autonomia, ma unione delle forze per migliorare la propria posizione nel mercato. Prerogative di base per il successo di questo modello sono la fiducia dell’imprenditore verso il sistema e verso i collaboratori e la responsabilità sociale, ovvero un atteggiamento etico dell’impresa nel business e nei temi socio-ambientali.

Sul fronte delle opportunità nell’ambito della rete d’impresa è di fondamentale importanza citare la recente legge che istituzionalizza il sistema, la n.99/2009. Il “contratto di rete” esplicitato dalla legge va a riconoscere fiscalmente e giuridicamente la collaborazione tra due o più aziende. In particolare, si delinea come segnale di lungimiranza della governance attorno al tema dell’innovazione possibile in rete, incentivando la creazione di reti formali, indipendentemente da settore e fatturato, attraverso finanziamenti e una regolazione burocratica leggera e flessibile, fluida, appunto, come il contesto sopra descritto.

Sul fronte opposto quest’opportunità potrebbe configurarsi come una minaccia, in quanto la regolazione dall’alto di fatto potrebbe irrigidire il sistema nato su una logica di tipo bottom up. Un altro rischio che può sussistere è che l’azienda non percepisca il proprio ruolo all’interno della rete, investendo e agendo come unità singola e riscontrando insuccessi irreparabili. Per completezza è opportuno quindi inquadrare il cambiamento a cui si sta assistendo nel sistema capitalistico.

Come si annunciava nella citazione da cui è partita questa analisi siamo passati da un capitalismo molecolare (certo formato dalla relazione di più entità aziendali, ma pur sempre rigido) a un capitalismo di rete, strutturato su una ragnatela per la creazione di valore. Del resto, come insegna la chimica, una molecola può effettuare passaggi di stato, ma non cambiare materia se non attraverso la reazione con una molecola diversa con la quale genera già una struttura più complessa, i cui atomi stabiliscono legami reciproci. Ecco che quindi le relazioni strutturali così in chimica come nell’ecosistema economico diventano indispensabili per affrontare con una “materia sempre nuova” le sfide della competizione odierna.

A questi ed altri temi sarà dedicato il corso “Reti d’impresa: opportunità di competizione”organizzato dalla Commissione di Aggiornamento e Specializzazione Professionale (CASP) di Ferpi a Milano il prossimo 20 maggio, a cura di Giampietro Vecchiato, Senior partner e Direttore Clienti P.R. Consulting srl e Socio Ferpi e Claudio De Monte Nuto, Esperto di Relazioni Pubbliche, project management e destination management, Socio Fondatore del Consorzio Starting4 e Socio Ferpi.

Il corso darà diritto al riconoscimento di 100 crediti ai soci Ferpi ai fini della qualificazione professionale, ed è aperto anche ad Iscritti esterni alla Federazione.

Si consiglia, la presenza muniti di laptop e/o tablet per una fruizione “social”, multicanale, partecipata e collaborativa alla giornata formativa.

Per esigenze di natura organizzativa e logistica, il seminario si svolgerà solo al raggiungimento di un numero minimo di iscritti.

Per informazioni ed iscrizioni:
Ferpi
e-mail: casp@ferpi.it
T. 02 58312455
Via Lentasio, 7 – Milano

 

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