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Comunicare bene,un tassello fondamentale per la salute di tutti

02/12/2021

Giuseppe de Lucia

Oggi, nella rubrica #FerpiSideChat, Giuseppe de Lucia incontra Giulio Notturni, Responsabile della comunicazione e delle relazioni esterne Assessorato alla sanità e integrazione socio-sanitaria della Regione Lazio, partendo dall’esperienza nella gestione della comunicazione durante la pandemia. 

Giulio, possiamo dire che nel tuo ruolo ti sei trovato a gestire un periodo molto critico per il paese durante la pandemia. L’infodemia e le fake news hanno condizionato la percezione e i comportamenti delle persone. Come valuti la comunicazione istituzionale messa in atto durante la crisi ?

La pandemia ha mostrato a noi comunicatori, ma in realtà a tutte le persone, che imparare a comunicare bene rappresenta un tassello fondamentale per la salute di tutti. Senza una buona comunicazione il rischio di aumentare nei cittadini confusione, incertezza e sfiducia nei confronti delle istituzioni e in particolare del sistema sanitario, aumenta a tal punto da condizionare scelte e stili di vita nelle persone. 

Era chiaro che durante il periodo di crisi la comunicazione istituzionale non avrebbe potuto seguire le stesse regole di sempre. In Regione Lazio abbiamo fatto un lavoro enorme ma che ha dato grossi risultati partendo dal principio che per evitare l’infodemia e la frammentarietà delle notizie servisse un accentramento della comunicazione delle varie istituzioni che gravitano intorno alla Regione Lazio. Da qui si è passato poi alla creazione di un flusso TOP-DOWN delle informazioni ricevute e analizzate che potesse arrivare ai cittadini in maniera diretta e semplice.

Per noi comunicatori la gestione della crisi è un banco di prova importante e sappiamo che è molto difficile arrivare preparati. Nel Lazio è stato fatto un buon lavoro. Come hai gestito le criticità che si sono presentate e cosa consiglieresti per arrivare preparati a situazioni di questo tipo?

Le criticità sono all’ordine del giorno in situazioni come quella che viviamo da un paio di anni e si riesce a gestirle mettendo in atto dei piani di comunicazione ben organizzati e potendo contare sulla sincronia di tutti gli attori coinvolti, sul lavoro di squadra e sulla consapevolezza dell’importanza del lavoro che stiamo svolgendo. Oltre questi elementi è importantissimo creare un rapporto di fiducia e profonda stima nei cittadini verso le istituzioni, cosa sempre più complessa, complice anche una certa confusione nella gestione della comunicazione a livello nazionale.

Sono diversi anni che ti occupi di comunicazione istituzionale ed hai potuto verificarne l’evoluzione. Come il digitale ha cambiato la nostra professione?

Il digitale ha senza ombra di dubbio rivoluzionato il modo di fare comunicazione. Se da un lato i rischi sono tanti, infodemia e fake news ne sono degli esempi, dall’altro ci consente un flusso di comunicazione rapido, istantaneo e molto più vicino ai cittadini di tutte le età. Con il digitale la comunicazione diventa fruibile e non più rinchiusa tra le mura dei palazzi delle istituzioni. Il digitale ci offre la possibilità di raggiungere sempre più persone in maniera strutturale e diffusa sul tutto il territorio. Se si riesce a strutturare una strategia efficace, utile, chiara e trasparente, con il digitale, i cittadini da semplici fruitori di notizie, diventano veicolo positivo di diffusione e condivisione, permettendo alle istituzioni di raggiungere un pubblico sempre più vasto. 

Tu operi prevalentemente nel pubblico e spesso si tende a differenziare la comunicazione in ambito pubblico da quella in ambito privato. Pensi che ci sia ancora distanza tra questi due mondi?

Ormai le distanze tra pubblico e privato vanno accorciandosi, sia perché si tende ad avere un obiettivo comune e sia perché si scopre ogni giorno di più che “insieme” si fa davvero la differenza. Oggi si tende a prendere il meglio che offre l’ambito pubblico per trasferirlo al privato e viceversa. È chiaro che bisogna fare le dovute differenze e avere in mente che il privato, solitamente, opera in contesti più ristretti rispetto al pubblico e che l’ambito pubblico ha più responsabilità del privato. Al contrario del privato, la comunicazione istituzionale ha dei tempi di latenza e di aggiornamento più lunghi rispetto ai nuovi strumenti che il mondo della comunicazione offre e spesso non ci sono delle professionalità in grado di percepire il valore che alcune innovazioni possono portare anche nell’ambito pubblico. Il ruolo della comunicazione, però, complice anche questo periodo di pandemia, sta facendo emergere in tutta la sua forza, come in realtà la comunicazione sia un asset strategico sempre più importante e da presidiare in maniera corretta. La formazione del management pubblico, in questo caso, è assolutamente un fattore su cui investire molto e al più presto.

Un consiglio per i giovani che vogliono intraprendere la nostra professione.

Ciò che mi sento di dire ai ragazzi che si accingono a diventare comunicatori è di buttarsi a capofitto in ciò che fanno, è una professione da coltivare con passione e con determinazione. Di continuare a studiare e seguire i cambiamenti del mondo in cui siamo immersi e ricordarsi che le sfide più belle si vincono non da soli ma con la collaborazione e il lavoro costante.

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