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Comunicare meno per contare di più

24/06/2026

Federica Zar, Consigliera Nazionale con delega alla Comunicazione

Il silenzio come leva strategica delle relazioni pubbliche.

 

Nell’epoca dell’iper-esposizione comunicativa, in cui leader, aziende e organizzazioni producono contenuti ininterrottamente attraverso media tradizionali e piattaforme digitali, il silenzio sembra una scelta controintuitiva. Eppure, proprio la capacità di non intervenire sempre e comunque rappresenta oggi una delle competenze più sofisticate della comunicazione strategica.

 

“Il silenzio” - come scrive Daniel Fishman, noto come il “pescatore di voti”, autore di diversi saggi e romanzi - “non coincide con l’assenza di comunicazione. Al contrario, può essere una scelta consapevole e deliberata”. 

 

Nelle relazioni pubbliche, decidere di non occupare immediatamente lo spazio mediatico significa riconoscere che non ogni tema richiede una presa di posizione e che non ogni provocazione merita una risposta.

 

“La logica dominante dei social media” - sottolinea Fishman - “premia la presenza costante, ma l’autorevolezza segue spesso regole diverse. La reputazione si costruisce anche attraverso la selettività. Quando un’organizzazione o un leader intervengono solo nei momenti rilevanti, ogni messaggio acquista maggiore peso. In un ecosistema saturo di informazioni, la scarsità dell’attenzione rende preziosa la capacità di dosare la parola”.

 

Questo principio riguarda tanto la comunicazione istituzionale quanto quella d’impresa. Le organizzazioni più solide non sentono la necessità di commentare ogni notizia o partecipare a ogni conversazione pubblica. Al contrario, valutano con attenzione se il tema sia coerente con la propria missione, con gli interessi degli stakeholder e con gli obiettivi reputazionali di lungo periodo.

 

Il silenzio strategico risulta particolarmente efficace in alcune circostanze. Quando una controversia si sta esaurendo autonomamente, intervenire rischia di amplificarla. Quando un tema è lontano dal posizionamento dell’organizzazione, prendere parola può contribuire a conferirgli una centralità indesiderata. Inoltre, nei contesti in cui la fiducia è già consolidata, una comunicazione misurata trasmette stabilità, controllo e sicurezza.

 

Naturalmente, il silenzio non è una soluzione universale. Esistono situazioni nelle quali diventa un errore. Durante una crisi, ad esempio, stakeholder, cittadini, clienti e dipendenti hanno bisogno di informazioni, rassicurazioni e assunzione di responsabilità. In questi casi, l’assenza di comunicazione viene interpretata come disinteresse, impreparazione o mancanza di trasparenza.

 

La vera sfida per i professionisti delle relazioni pubbliche non consiste quindi nel comunicare di più, ma nel comunicare meglio. Significa distinguere i momenti in cui è necessario presidiare il dibattito pubblico da quelli in cui è più utile lasciare spazio all’ascolto, all’osservazione e alla riflessione.

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