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Comunicazione di frontiera: salute o sanità?

16/03/2015

Federica Carini

A due giorni dall’ottava Giornata Mondiale sulle Malattie Rare, lo scorso 26 febbraio, un nuovo appuntamento con il ciclo Microfoni Spenti della delegazione Ferpi Lazio, organizzato dal gruppo Terzo Settore, per discutere del contributo che può dare la comunicazione sul tema della salute e sanità. Il resoconto di Federica Carini.






A due giorni dall’ottava Giornata Mondiale sulle Malattie Rare, lo scorso 26 febbraio, è tornato a Roma l’appuntamento con il cicloMicrofoni Spenti della delegazione Ferpi Lazio, organizzato dal gruppo Terzo Settore con l’obiettivo di riflettere sul contributo che può dare la comunicazione sul tema della salute e sanità.

Il dibattito, moderato da Lorella Salce – socio Ferpi e Capo Ufficio Stampa Regina Elena – San Gallicano IFO – Spallanzani, ha visto la partecipazione di Cristiano Lena – responsabile comunicazione Fidas, Roberta Grandinetti – account TBWA\Italia, Stefania Collet – socio Ferpi e addetto stampa O.Ma.R, Marco Magheri – direttore Happy Ageing eMassimo Aquili – direttore portale web Ministero della Salute.

Fin dai primi interventi è emersa la preoccupazione sempre più crescente di avviare campagne di comunicazione in grado di sensibilizzare i giovani sui temi della salute e della solidarietà, perché oggi più di ieri, come ha detto Cristiano Lena, “sono loro i grandi assenti e ciò desterà problemi per il futuro”.
Il linguaggio utilizzato per comunicare ha un tono tendenzialmente non aggressivo e patetico anche se tenta di dialogare con la sfera superegoica dell’interlocutore sollecitandolo ad essere più coraggioso e ad avere un maggior impegno di autorealizzazione accettando l’invito a “fare” e la sfida di donare. “Ci vuole più coraggio a trovare una scusa che a donare il sangue” recita una pubblicità Fidas – Federazione Italiana Associazioni Donatori di Sangue.

Roberta Grandinetti ha spiegato che per creare e diffondere la cultura della donazione degli organi, la comunicazione deve passare per tre step: rassicurare abbattendo le paure, gratificare facendo percepire la sensazione unica che si prova a fare qualcosa di unico per gli altri e se stessi, informare generando consapevolezza.
“Quando doni il midollo osseo, ti senti più vivo. Anche tu”, è il claim della campagna di comunicazione di “Ehi, tu! Hai midollo?”, la giornata di sensibilizzazione per la donazione del midollo osseo (curata nel 2014 daTBWA\Italia per conto di ADMO – Associazione Donatori Midollo Osseo e VIPITALIA ONLUS – Viviamo In Positivo, associazione di clown terapia). I protagonisti sono i donatori che dicono grazie ai riceventi perché con il proprio gesto, hanno acquisito, essi stessi in primis, una nuova forza che ha cambiato le loro vite.

Uno strumento di informazione e comunicazione è valido se produce e fa circolare contenuti facilmente comprensibili seppur scientificamente corretti.Stefania Collet porta a riguardo l’esempio di O.Ma.R. – Osservatorio Malattie Rare, l’unica testata giornalistica in Italia e in Europa dedicata esclusivamente alle malattie rare e il cui sito web registra più di 10 mila visualizzazioni di pagina al giorno.
Nato nel 2010, fin da subito l’Osservatorio ha costruito stretti rapporti di scambio di informazioni e di collaborazioni con associazioni di pazienti, istituzioni, medici, ricercatori e aziende farmaceutiche, diventando già oggi un punto di riferimento autorevole sul tema non solo per i malati e i ricercatori ma anche per i decisori politici.
In O.Ma.R. il 30% del tempo delle giornate lavorative viene impiegato per rispondere alle mail di malati e ricercatori che chiedono, i primi, informazioni su una particolare cura e le strutture raccomandate, i secondi, aiuto per far conoscere la propria ricerca.
Per tutte queste ragioni quindi, la testata inevitabilmente si trova a supplire le carenze comunicative del sistema sanitario italiano.

Dalla discussione è affiorato più volte che salute e sanità sono una costruzione collettiva di cui tutti possono essere protagonisti. Ognuno può e deve fare la sua parte. È proprio con questa idea che “Happy Ageing – Alleanza italiana per l’invecchiamento attivo” ogni giorno stimola il mondo scientifico, le istituzioni e la società civile a prestare attenzione al progressivo invecchiamento della popolazione italiana e a considerare gli sviluppi socioeconomici e culturali che esige il Paese per migliorare la qualità della vita delle persone anziane.
Come ha sottolineato Marco Magheri, per favorire l’invecchiamento rimanendo attivi e in buona salute, è necessario responsabilizzare i singoli soggetti ad un’azione diretta: fare una dieta, attività fisica e condurre uno stile di vita sano, seguire le indicazioni dei professionisti sanitari sulle immunizzazioni, fare un corretto uso dei farmaci, aderire a programmi di screening.

Con Massimo Aquili lo spunto è stato quello di riflettere sulle modalità con cui la comunicazione può essere di supporto per il Ministero della Salute nella promozione e tutela della salute, fondamentale diritto dell’individuo e interesse dell’intera collettività.
La tendenza è di realizzare campagne di comunicazione su temi che riguardano ciò che è maggiormente presente nell’agenda setting dei media, con l’obiettivo di fare chiarezza, tranquillizzare i cittadini e pubblicizzare le iniziative che il Ministero mette in campo per la cura e prevenzione di malattie ed emergenze sanitarie. Le campagne di solidarietà sono sempre le più gradite.

È stato un incontro ricco di contenuti che ha fatto capire quanto c’è ancora da fare per superare la paura e le barriere che incontra la comunicazione nel trattare temi così difficili e che toccano la sensibilità delle persone. Il messaggio è che mantenendo un registro accessibile a tutti, autorevole, etico e, dove possibile, rassicurante, raccontare di salute e sanità nell’insieme delle loro complessità è una sfida che si può vincere.

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