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Comunicazione sociale...

07/09/2004

...ma allora non serve a nulla? Prosegue il dibattito con uno scambio tra Muzi Falconi e Nicoletti.

Con riferimento all'articolo della scorsa settimana, Matteo Nicoletti scrive:"...mi chiedo a questo punto cosa la comunicazione e le Relazioni Pubbliche possano fare riguardo temi così importanti come: droghe, obesità, e via dicendo... se consideriamo le questioni della credibilità, della familiarità e della comunicazione con e non a, allora l'unica soluzione è il ricorso a psicologi o comunque esperti che con il passare del tempo si presentino al dipendente da droghe, all'obeso, al violentatore di bambini, ecc. come familiari, credibili e comunicativi nel senso vero del termine cioè della condivisione...possiamo quindi dire che la comunicazione mass mediatica poco serve questi tipi di problemi?...."Ed ecco la riposta:Non esiste una alternativa secca fra la comunicazione mass mediatica e assistenza psicologica. Se ci riferiamo alle relazioni pubbliche delle organizzazioni, possiamo intanto partire dall'informazione. Chi si occupa di rp per conto di centri di ricerca, di ministeri della salute, di industrie farmaceutiche o altro ha prima di tutto il compito di assicurare l'informazione al cittadino, al cliente, all'elettore, all'opinione pubblica...Ed è chiaro che i mass media svolgono in questo un ruolo fondamentale e sono garanti  della sua equità, correttezza, completezza e tempestività. Che poi queste informazioni siano veicolate da articoli giornalistici oppure da annunci o spot può dipendere da tanti fattori: economici, sociali, politici, organizzativi. A sua volta, nessuno nega il diritto a un qualunque soggetto di usare queste informazioni per esortare gli altri a comportarsi in un modo piuttosto che l'altro. Questo però è già un secondo livello.. non più solo informativo, ma anche persuasivo, e in questo caso l'efficacia della 'comunicazione' dipende, insieme ad altre variabili, anche dalle cose che in estrema sintesi ho cercato di esporre nell'articolo che lei ha commentato. Questo dovrebbe essere ben chiaro nella testa di decisori, amministratori, eletti, dirigenti prima ancora che dei comunicatori, poichè così si evita la dissipazione di risorse sempre più preziose. Mi chiedo – solo per fare una minima disgressione polemica - se quell'arrogante (a dir poco) 82% in più di investimenti in relazioni pubbliche del nostro governo nel 2003 rispetto al 2002 segnalato dalla Corte dei Conti abbia indotto qualche efficacia. A giudicare dai sondaggi di opinione (ma convengo che l'osservazione è banale) si direbbe proprio di no....Comunque non c'è dubbio che esistono soggetti, non solo… ma anche pubblici, sufficientemente credibili e capaci di convincere gli altri a cambiare abitudini, e alcuni di questi soggetti decidono di ricorrere o di prestarsi alla figura del testimonial. Anche se oggi il pubblico è più vaccinato e comincia a distinguere la credibilità percepita del testimonial da quella del soggetto primario. Il testimonial è utilissimo se c'è coerenza con la causa e il soggetto primario. Il testimonial diventa invece, in negativo, front organisation quando questa coerenza non c'è. Ma, come dicevo, esistono soggetti pubblici credibili anche senza bisogno di avere testimoni. naturalmente dipende dalla causa. Se chi esorta a non fumare è Veronesi funziona, se è lo stesso Veronesi che parla a nome dell'ordine dei medici (media fumatori più alta di quella nazionale) funziona meno, se poi è Veronesi che parla a nome del governo (che sulla coltivazione e lo spaccio di tabacco ci campa) funziona meno ancora.Se è vero, come sostengo, che la comunicazione sociale può essere dannosa e non soltanto inutile (banalizzo: se si fa partire, come è stato fatto, una campagna sull'allarme droghe sintetiche in discoteca è sicuro che le discoteche aumentano i clienti e gli spacciatori pure..), ne consegue che la comunicazione sociale, anche quella che usa i mass media, può essere utile. Ma bisogna farlo con consapevolezza, accortezza e competenza: tre caratteristiche non sempre facili da mettere insieme..soprattutto con l'assurdo sistema delle gare pubbliche come si svolgono oggi (vedi l'intervento sul tema della Ferpi). Spero di essermi spiegato meglio.(tmf)Fulminea la replica di Matteo Nicoletti:"La Sua risposta e' stata chiara ed esauriente ma mi permetta di provocarLa un' ultima volta: che riflesso ha la comunicazione sociale sulla morale e l'etica del cittadino? Il tema qui diventa assai complicato, i comunicatori si muovono sulla lama di un rasoio: "cerchiamo di spaventare chi riceve il messaggio, cerchiamo di stimolare il suo senso di colpa e la sua morale ma non troppo perche' altrimenti si induce l'effetto contrario e questi cambiano canale o girano pagina o spengono la radio...Una cosa è informare il cittadino che fumare fa male e poi tentare di convincerlo a smettere, senza contare, come diceva Lei, il fatto che li tabacco è un monopolio dello Stato (un po' come dire che l'Italia ripudia la guerra come strumento di...ed essere tra i primi posti al mondo per la produzione di armi). Un'altra cosa è, secondo me, chiedergli di donare sangue o denaro per ONLUS quali l' AVIS ecc.Siamo forse in due situazioni assai diverse:nella prima viene coinvolto in gran parte l'individualismo del cittadino, nella seconda il suo senso di responsabilità nei confronti della comunità.Anche se abbiamo casi specifici che valgono per entrambe le considerazioni: se supero i limiti quando sono in macchina metto a rischio la mia vita come quella degli altri...Possiamo distinguere, per queste situazioni, soluzioni comunicative diverse tra loro?E poi le racconto anche uno spot che ho visto l'altra sera: un padre lontano dalla famiglia probabilmente per questioni di lavoro chiama a casa da un albergo...parla con la moglie e infine con il suo figlioletto e gli dice che lo pensa sempre, che gli vuole bene e che sarà presto a casa. Finisce la telefonata e si gira verso una bambina che è seduta sul letto della camera d'albergo. Lei avrà dodici anni e si capisce che è una di quei bambini la cui infanzia è stata negata per prestare favori sessuali ad adulti pedofili.Mï sono chiesto il perché di tanta inutilità, davvero speriamo di suscitare il senso di colpa di un pedofilo con questo tipo di spot, oppure volevamo solo informare la comunità che ci sono bambini che soffrono e adulti devianti rispetto la morale moderna?Ecco, cosa possiamo comunicare su temi così scottanti riguardanti la nostra personalissima morale??Chiamiamo in causa temi complicati sull'eticità delle relazioni pubbliche e della comunicazione..."Ed ecco una ulteriore risposta:L'ipotesi che lei formula implica che siamo già in una fase ‘persuasiva'. Ci proponiamo cioè non soltanto di informare (che il fumo fa male oppure che tanti muoiono per mancanza del sangue giusto…da questo punto di vista la situazione non cambia), ma di indurre un comportamento e cioè di smettere di fumare oppure di donare il sangue. Francamente non mi pare che le due questioni, di per sé siano poi tanto diverse. La distinzione che lei fa fra individualismo del cittadino e il suo senso di responsabilità verso la comunità mi sa leggermente di ‘stato etico'. Forse che lei condivide l'opinione espressa in questi giorni da Gianfranco Fini al convegno delle Acli in cui, parlando della sua proposta di legge proibizionista di repressione delle droghe, ha sostenuto che "l'individuo non ha il diritto di farsi del male"..Oibò…nessuno l'aveva detta cosi chiaramente una bestialità del genere. Preoccupa davvero questa deriva, che non è poi culturalmente molto lontana da tanta nostrana comunicazione sociale da strapazzo. Sia chiaro… se io fumando faccio del male agli altri (oggi nessuno mette questo dogma in discussione….che però vale -scusate l'argomento politically incorrect- ben 40 lunghi anni e centinaia  e centinaia di miliardi di euro investiti in comunicazione sociale in ogni paese….mobilitazione di eserciti di insegnanti, di testimoni, di proclami, di leggi, di scienziati, di governi…… anche se ancora oggi nessuno replica con argomenti convincenti a chi sostiene che in realtà tutto dipende dalla concentrazione del fumo ambientale come l'aria in una città inquinata, o dalla quantità di fumo ambientale assorbita come i litri di acqua che uno beve al giorno e così via…) lo Stato fa bene a intervenire con la repressione…questa si chiama tutela della salute pubblica. Ma non ha nulla a che vedere con il sacrosanto diritto del singolo di suicidarsi, di ubriacarsi, di drogarsi, di fumare, di bestemmiare, di pregare, di essere felice o infelice. Insomma andiamoci piano con questo trip della comunicazione sociale…se per caso i miei colleghi imparassero davvero a farla con modalità efficaci rischiamo di trovarci rapidamente a vivere in un Paese etico…e allora preferiremmo la caciara, il pressapochismo, la furbizia, perfino l'egoismo del nostro Premier incapace piuttosto che la spada affilata pronta a tagliarti i cosiddetti di una Letizia Moratti o dei suoi amici di San Patrignano. A lei sarebbe sicuramente piaciuto lo spot che mi ha raccontato… assai peggio che inutile. Anche sulla pedofilia, caro Nicoletti, non vorrei scandalizzarla, ma il discorso sarebbe lungo assai. (tmf)

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