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Covid-19: danni per 9 freelance su 10

03/04/2020

Redazione

Il lockdown e il rallentamento generale dell’economia stanno provocando un impatto enorme sui lavoratori autonomi che, secondo quanto riportato da una recente indagine Acta, nel 90% dei casi hanno subito almeno una sospensione o cancellazione della propria attività.

Due sondaggi condotti da Acta, l’associazione dei freelance, tratteggiano un quadro dalle tinte fosche per le partite iva italiane, colpite dalla crisi innescata dall’emergenza coronavirus, che ormai non riguarda più solo le attività direttamente legate al lockdown, ma è molto più estesa a causa del rallentamento generale dell’economia.

Secondo quanto emerso dall’ultima indagine, oltre il 40% degli intervistati non ha lavorato nell’ultima settimana. I 656 freelance che hanno risposto ad Acta, in maggioranza donne, per circa la metà di meno di 40 anni, sono soprattutto traduttori, interpreti, formatori, comunicatori, pubblicitari, designer, consulenti delle imprese. L’89% ha una partita iva, il 15% lavora con più modalità contrattuali.

Solo il 10% non ha registrato impatti sull’attività mentre 9 su 10 hanno subìto almeno una cancellazione o sospensione, nella metà dei casi per un valore superiore ai 2.000 euro. I danni maggiori sono segnalati da interpreti, operatori nel turismo e organizzazione eventi.

Il 60,5% degli intervistati si aspetta un calo del fatturato superiore al 30%, di questi il 26,4% si attende un calo del fatturato superiore al 60%.

“La causa principale resta il blocco diretto di alcune attività ma emerge un’altra motivazione quasi altrettanto importante. Quasi la metà degli intervistati segnala una perdita di commesse legate alla sospensione o al rallentamento dell’attività da parte delle imprese clienti”, riporta Acta. “I settori maggiormente colpiti restano quelli di chi è direttamente interessato dal lockdown ma questa volta inizia a sentirsi il rallentamento generale dell’economia. A denunciare il calo dell’attività ci sono anche altre professioni, come ad esempio comunicatori, pubblicitari, designer, consulenti delle imprese”.

Molti freelance hanno reagito in maniera flessibile con un aumento del lavoro a distanza (32%) o modificando il mix di servizi offerti (18%), sfruttando il loro essere slash worker, l’essere presenti su più attività: il 78% degli intervistati ha infatti indicato più di un ambito di attività.

È partita lo scorso 1° aprile la richiesta all’Inps del bonus di 600 euro. “Ci aspettiamo però che seguano altri provvedimenti sino a che l’emergenza non sarà superata e insistiamo perché si intervenga sulle scadenze fiscali e contributive di fine giugno, rinviando al 2021 il pagamento di contributi e fisco e prevedendo una loro rateizzazione senza interessi”, commenta Acta. “Questa crisi ha riaffermato l’importanza del welfare, non solo con riferimento al servizio sanitario, di cui sono emerse virtù e limiti, ma anche con riferimento al lavoro, dove si disponeva di sistemi collaudati per i dipendenti, ma non per tutti gli altri lavoratori”.

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