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DaD: promossa o bocciata?

#Nonprofit

29/06/2020

Cristiano Lena

Quattro mesi di sospensione della didattica. La comunicazione e le reazioni dei dirigenti, docenti e studenti e famiglie. L’analisi di Cristiano Lena, dirigente scolastico e comunicatore.

L’esperienza Coronavirus per la mia scuola, l’Istituto Comprensivo Civitella Paganico in provincia di Grosseto, è stata piuttosto traumatica. La realtà che dal 1° settembre 2019 sono stato chiamato a guidare per il mio primo incarico da Dirigente scolastico, è alquanto articolata. Sebbene il numero complessivo degli alunni sia limitato, poco meno di 650 studenti, l’Istituto comprende 15 plessi e una sezione staccata sull’ampio territorio ampio di tre comuni - Civitella Paganico, Campagnatico e Cinigiano - caratterizzato da piccoli centri e ampie zone rurali.

La scuola rappresenta la principale, se non l’unica agenzia formativa del territorio. Per cui è stato necessario attivarsi con rapidità per la didattica a distanza, nonostante molti docenti non fossero preparati. Con i colleghi dirigenti della provincia abbiamo lavorato in sinergia con un confronto costante, nonostante le diversità locali. Non sempre abbiamo portato avanti scelte comuni, ma ciascuno, a partire dal proprio contesto, ha cercato di rispondere al meglio alle necessità degli studenti e delle famiglie.

I docenti sono stati straordinari, mostrando un grande senso di responsabilità: ad eccezione di qualche sporadico caso, tutti si sono messi al lavoro da subito, utilizzando all’inizio gli strumenti più informali per mantenere i contatti con gli studenti rendendo attivo il dialogo educativo, e gradualmente uniformandosi nell’utilizzo delle piattaforme e condividendo le scelte operative.

Ritengo che un ruolo essenziale l’abbia giocato la comunicazione interna e verso l’esterno che nel mio Istituto curo personalmente reduce dalle precedenti esperienze professionali. Attraverso il sito istituzionale, come pure i canali social - in particolare Facebook e Youtube - famiglie e studenti sono stati aggiornati costantemente sulle attività della scuola, ciascuno per il grado di istruzione di interesse (infanzia, primaria e secondaria di I grado).

I docenti che hanno ruoli di responsabilità come i collaboratori del Dirigente Scolastico, le Funzioni Strumentali i fiduciari di plesso, si sono rimboccati le maniche per sostenere i colleghi meno avvezzi alle nuove tecnologie e il risultato complessivo è stato più che soddisfacente. 

Didattica a distanza: aspetti positivi e problematici anche in relazione alle valutazioni e agli esami

Come ha ricordato qualche giorno fa la Ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina, la didattica a distanza non è stata perfetta, ma è stata una dimensione che ha permesso di continuare a mantenere vivo il dialogo educativo.

Per la DaD sono necessari strumenti che in molti casi le famiglie non hanno a disposizione. Non si tratta solo di avere un pc o un tablet, ma anche una connessione stabile, non sempre presente in territori come quello in cui si trova la scuola che dirigo.

Nella scuola sono stati distribuiti oltre 50 devices, tuttavia qualche studente è rimasto escluso in quanto residente in zone non raggiunte dalla copertura della rete. Per gli alunni che terminano quest’anno il primo ciclo di istruzione è saltata la possibilità dell’esame conclusivo, il primo della loro carriera scolastica. Certamente è un danno di cui pagheremo le conseguenze tra qualche anno, ma occorre anche considerare che molti alunni hanno dato il meglio di sé nella presentazione dell’elaborato finale.

La comunità educante: chi ha superato la sfida e chi è rimasto indietro

Ho visto con piacere docenti a pochi mesi dalla pensione che qualche giorno dopo il 4 marzo erano già in videolezione con i loro alunni. Ho potuto gustare i lavori realizzati dagli alunni che hanno mostrato competenze che loro stessi non sapevano di avere.

Generalmente anche le famiglie hanno risposto positivamente, nonostante le differenze di tipo sociale, economico e culturale. Il personale amministrativo ha proseguito il lavoro nella modalità smart working rispondendo alle continue necessità e soddisfacendo le richieste spesso improvvise. Per quanto riguarda la mia esperienza la grande comunità educante ha superato pienamente la sfida

I soggetti vulnerabili e l'abbandono scolastico, cosa si dovrà fare

I soggetti vulnerabili sono numerosi: ci sono le famiglie non italofone - in alcuni dei plessi della mia scuola sono la maggior parte - quelle con situazioni economiche poco stabili, quelle nelle quali è presente un disagio sociale.

Una mamma all’inizio dell’emergenza ha risposto ad una docente che sollecitava la partecipazione del figlio alle lezioni on line dicendole: “Voi entrate nelle case degli alunni, ma non sapete quello che potete trovare”.

È profondamente vero; spesso quello che si trova non è il ritratto edulcorato delle famiglie che si vede in televisione. Dietro quelle immagini che ritornano ai docenti ci sono situazioni spesso drammatiche, famiglie per le quali l’emergenza Coronavirus ha comportato la perdita del lavoro, o l’acuirsi di situazioni di tensione e violenza per la costrizione a condividere per tutto il giorno gli stessi ambienti.

Allo stesso tempo tra i soggetti che maggiormente hanno risentito di questa situazione ci sono gli alunni diversamente abili - circa 30 nel mio caso specifico - per i quali la scuola rappresenta un punto di riferimento fondamentale non solo per la trasmissione di contenuti e lo sviluppo delle competenze, ma anche per il contatto umano che nessun collegamento on line è in grado di sostituire.

Per questo occorre implementare ancora di più un lavoro in sinergia con le istituzioni locali, le realtà del Terzo Settore, tutti gli stakeholder per garantire la tutela di tali soggetti che maggiormente hanno risentito del periodo appena trascorso.

Cosa si poteva fare, di più e di diverso, da parte dei decisori pubblici

A tre mesi di distanza la realtà si analizza in modo diverso. Penso che nel complesso il Governo abbia agito correttamente, anche se, consapevoli di quanto avvenuto in Cina, ci si sarebbe potuti muovere con maggiore anticipo.

Certamente le scelte intraprese non hanno accontentato tutti. Siamo inevitabilmente portati a guardare il nostro giardino, ma occorre sempre valutare che quanto fatto è stato realizzato per il bene comune, anche se in qualche caso ha comportato la morte del glicine o la necessità di potare più spesso le rose.

Tuttavia sono stati messi a disposizione delle scuole i fondi per l’acquisto di attrezzature e l’attivazione di una formazione specifica per gli insegnanti, è stato attivato il PON Smart Class per le scuole del primo ciclo, sono stati forniti supporti da parte degli Uffici Scolastici Regionali.

L’aspetto più problematico ha riguardato la comunicazione ufficiale. Dichiarazioni, notizie, informazioni, si sono susseguite spesso in contraddizione, generando confusione da parte dei non addetti ai lavori.

L’informazione del “tutti promossi”, che ha cominciato a girare dal mese di marzo, ha messo in seria difficoltà i docenti: si sono trovati, infatti, di fronte a quegli studenti poco motivati che forti di questa certezza si sono resi irreperibili.

La normativa sulla valutazione e gli esami del I e II ciclo è stata pubblicata solo il 16 maggio, ormai a giochi fatti. Ritengo che sarebbe stato necessario un intervento più tempestivo in modo da permettere un’ottimale organizzazione della didattica e una comunicazione coordinata che evitasse la diffusione di notizie poco attendibili.

E il futuro?

Ritengo che la DaD sia un’esperienza che non possa essere messa in un cassetto ed eventualmente tirata fuori solo in caso di un’ulteriore emergenza ma che debba essere considerata una modalità integrativa alla didattica in presenza. Mi sono giunte testimonianze di alunni che in questi mesi hanno migliorato il loro approccio alla scuola. Sarà quindi compito delle Istituzioni scolastiche valutare come far tesoro di questa esperienza, integrandola in modo opportuno e nella consapevolezza che possa contribuire in modo significativo alla formazione delle nuove generazioni.

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