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Dal saluto di fine anno agli italiani del Presidente Ciampi:

07/01/2004

"[...] la fiducia è tutto, è la forza che ci muove, che ci permette di costruire il futuro. Oggi non cresciamo, in Italia e in Europa, soprattutto perché manca la fiducia. E non mancano, invece, le ragioni di nutrire fiducia. Nel corso dei miei viaggi nella provincia italiana constato quanto sia diffusa, in ogni parte d'Italia, una consuetudine di collaborazione tra istituzioni, anche se governate da forze politiche di diverso colore; e incontro significativi esempi di iniziative economiche, di singoli come di intere categorie, che dimostrano di saper 'fare sistema' [...]"

Cari visitatori di questo sito,Oggi (il giorno in cui scrivo) è Giovedì 1 Gennaio 2004 e mi permetto di rubare qualche minuto del vostro tempo per una riflessione che parte proprio da questo paragrafo, di gran lunga il più innovativo e suggestivo del saluto di fine anno agli Italiani del nostro Presidente. Con diversi giorni di anticipo ci avevo provato con un pezzo sul ‘fare sistema' e, con il senno di poi, credo di averci abbastanza azzeccato. Infatti, dalla illustrazione che ne ha fatto poi Ciampi nel messaggio di Capodanno, riferendosi alla collaborazione tra istituzioni e a iniziative di singoli come di intere categorie, appare chiaro come quel ‘fare sistema' va inteso come la capacità di prendere e di realizzare decisioni tenendo conto delle aspettative dei portatori di interesse (stakeholder), e questo è il... cuore delle relazioni pubbliche come le intendiamo da qualche tempo! La funzione del relatore pubblico - al centro del triangolo ove convergono comunità politica, economica e sociale sta proprio nel facilitare la crescita di sistemi di relazione stimolando l'utilizzo di strumenti e canali di comunicazione che siano simmetrici e interattivi.In più e proprio nel messaggio di ieri, l'ulteriore aggiunta al concetto-base di ‘fare sistema', del tema della fiducia, aggiunge un ulteriore e decisivo elemento alla accelerata trasformazione del nostro Presidente nel più autorevole interprete del modo più avanzato di intendere la nostra attività professionale, aggiungendo una tappa importante a un percorso avviato sei mesi fa, lo ricorderete di certo, con il suo messaggio al Festival Mondiale di Roma. (clicca qui per leggere il suo messaggio dal sito del Festival)Superfluo ripetere ciò che i commentatori più accreditati hanno già diffusamente scritto: il 2003 è stato un anno pessimo in cui il nostro Paese ha offerto il peggio di sé, innanzitutto a sé stesso, ma anche all'opinione pubblica del mondo intero. Gli avvenimenti a sostegno sono troppi per essere riassunti e, di certo, non possiamo fare finta di nulla e andare avanti così. Urge una svolta e ci pare che -a differenza degli altri attori della scena nazionale: imprenditori, sindacalisti, politici dei due poli, protagonisti della cultura e delle arti- Ciampi ci inviti ad intraprendere un percorso che, in larga parte, dipende più da una comprensione collettiva di un metodo di approccio alle soluzioni, che non dalla specifica attuazione di questa o quella azione, di questa o quella riforma. In sostanza, egli ci dice (meglio, ci fa intendere) che ciascun soggetto, dopo avere legittimamente e autonomamente deciso le sue finalità, ma prima di decidere gli obiettivi da perseguire e quindi operare per realizzarli, ha il compito di tenere conto, purché non stravolgano le stesse finalità di avvio, delle aspettative dei suoi portatori di interesse. E questo è il solo modo per accelerare le decisioni e la loro attuazione nell'interesse pubblico, e il metodo suggerito vale per qualsiasi organizzazione, pubblica, privata e sociale che sia.Un buon esempio di quanto sosteniamo si può ricavare da una lettura non superficiale dei risultati di una ricerca (ancora non pubblica) realizzata dalla Bocconi per conto di Ferpi e che il prossimo 22 Gennaio il prof. Giorgio Fiorentini presenterà in anteprima al gruppo di lavoro CSR diretto da Nicoletta Cerana e composto dai direttori della comunicazione di dodici grandi imprese e dal prof. Giampaolo Azioni dell'Università di Pavia. Dunque: obiettivo della ricerca -che farà parte del volume collettivo sulla comunicazione della corporate social responsibility che la Ferpi renderà pubblico in primavera- era di sondare le opinioni sul fenomeno CSR di due segmenti importanti di stakeholder delle imprese: l'amministrazione pubblica e il terzo settore.Insieme a tanti altri risultati importanti che aiuteranno sicuramente i nostri colleghi a ‘tarare' meglio gli interventi comunicativi delle organizzazioni per le quali lavorano, il dato che fa più impressione è che entrambi le comunità -intervistate ai massimi e più consapevoli livelli- denunciano un deficit di ‘fiducia' nei confronti di quelle imprese che si dichiarano socialmente responsabili e sostengono che quel deficit può essere colmato da atti burocratici come le certificazioni (nel caso delle amministrazioni pubbliche) oppure da garanzie di terzi soggetti credibili (nel caso del terzo settore). Emerge che i tre soggetti non si fidano l'uno dell'altro e che le condizioni perché quella fiducia si instauri risiedono in atti burocratici per l'amministrazione pubblica e in garanzie di terzi credibili per le non profit.E' vero allora che la fiducia fra gli interlocutori è l'elemento determinante di un sistema di relazioni efficace e gli studiosi delle relazioni pubbliche più avvertite, anche con Porter e Fukuyama, lo dicono da almeno dieci anni (anzi, per la verità, l'ottimo James Grunig lo dice da venti anni, tanti sono passati da quel 1984 in cui avviò, con il primo volume, la ricerca sull'excellence durata ben 17 anni e terminata l'anno scorso con la pubblicazione del quarto e ultimo della serie).Naturalmente dobbiamo essere ben consapevoli (non lo dico certo per Ciampi che non ne ha bisogno...ma per alcuni nostri colleghi, soprattutto i più giovani e entusiasti che potrebbero ritenere di avere trovato l'eldorado...) che non è certo con il Gorel che si risolvono le criticità delle organizzazioni per le quali lavoriamo o del nostro Paese! Per tornare all'esempio citato, è chiaro che il divario di fiducia delle amministrazioni pubbliche verso le imprese non deriva soltanto dalla carenza direlazioni simmetriche e interattive, ma dalla lunga tradizione di rapina e di chiagni e fotti dell'imprenditoria italiana nei confronti dello Stato; così come è chiaro che la sfiducia del non profit verso le imprese trova la sua ragione anche nella pessima reputazione sociale dei nostri imprenditori. Insomma, non bisogna pensare che girando la chiave automaticamente si accende il motore. Questo succede, e neppure sempre, con le macchine, non con le persone. E tuttavia... in assenza di relazioni simmetriche e interattive non sarà possibile migliorare la fiducia fra i soggetti politici, economici e sociali del Paese:

perché le ‘certificazioni' (come dicono le amministrazioni pubbliche) si possono sempre comprare (ultimo, ma non certo primo, esempio è la Parmalat..);
perché i ‘garanti' (come dicono le non profit) sono sì decisivi, ma aiutano a far piovere sul bagnato, privilegiando soggetti già noti e riducendo la pluralità degli attori.
Per concludere questa riflessione di inizio 2004...Il gorel non risolve i problemi è vero ed è importante sottolinearlo. Ma un approccio gorel, applicato alle criticità che ben conosciamo - purché si sia tutti ben consapevoli delle incrostazioni della storia, delle ideologie e del fatto che i componenti della nostra classe dirigente economica, politica e sociale si danno tutti del tu, ma si disprezzano dal profondo del cuore al di là degli schieramenti di partenza- può sicuramente aiutarci a ‘fare sistema' e a infondere quel minimo di fiducia che ci serve per cominciare a tirarci fuori dal baratro in cui siamo così rapidamente precipitati nel 2003 e a guardare con speranza al futuro.
Toni Muzi Falconi

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