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Dalla plastica alla carta: nuovi packaging nel segno della sostenibilità

#Ferpi2Be

01/04/2021

Ilenia Cumin

Ridurre e riciclare la plastica? Non solo: la nuova rivoluzione eco-friendly parte dalla carta. L'analisi di Ilenia Cumin per la rubrica #Ferpi2Be.

L’inquinamento ambientale, com’è noto, è una questione molto seria e con ripercussioni su tutti gli esseri viventi, senza distinzione alcuna. Negli ultimi anni numerose importanti iniziative sono state messe in atto per cercare di ridurre l’inquinamento, e non solo, al fine di preservare le risorse naturali mondiali, ma la strada per salvare il pianeta che ci ospita è ancora lunga, ed è necessario agire immediatamente.

Lo sviluppo sostenibile è uno dei 17 obiettivi cardine dell’Agenda 2030, definita dall’Organizzazione delle Nazioni Unite, che intende raggiungerlo attraverso varie strategie, tra cui un’ulteriore riduzione dei rifiuti (attraverso la prevenzione, il riciclaggio e il riutilizzo) e delle emissioni, l’adozione di misure di contrasto ai cambiamenti climatici, la diminuzione della deforestazione e dell’inquinamento marino, nonché un impiego sempre maggiore di energie rinnovabili.

Se è vero che ognuno di noi, in qualsiasi misura, può contribuire alla tutela e alla salvaguardia dell’ambiente, è però fondamentale che anche le aziende facciano la loro parte. Numerose imprese e multinazionali sono fortemente impegnate da anni in campagne e innovazioni a sostegno della natura; alcune hanno deciso di guardare ancora più avanti.

Lo sanno bene ad esempio società come Carlsberg, Coca-Cola, The Absolut Company, e L’Oréal: allineate sullo stesso fronte, e coalizzate in una vera e propria lotta alla plastica, hanno creato una partnership insieme alla start-up danese The Paper Bottle Company (Paboco), al fine di sviluppare un progetto rivoluzionario che prevede la graduale eliminazione di ogni piccola parte residua di PET presente nei packaging dei loro prodotti, e che permette la realizzazione di contenitori in fibra di cellulosa altamente performanti, in grado di resistere alla pressione esercitata dall’anidride carbonica, e adatti alla conservazione di prodotti cosmetici. Pur trattandosi di strumenti che attualmente necessitano ancora di rivestimenti interni e tappi in plastica, le iniziative messe in atto dalle sopracitate aziende assumono una valenza estremamente significativa, in quanto rappresentano un ottimo punto di partenza per arrivare, attraverso l’adozione di metodi sempre più all’avanguardia, a contenitori 100% plastic free e totalmente riciclabili come carta.

Carlsberg, in un’ottica pionieristica e lungimirante, è stata la prima a progettare le “Green Fibre Bottles”, ossia i primi due prototipi di bottiglie in grado di contenere birra. Realizzati in fibra di legno proveniente da fonti sostenibili, sono stati presentati a Copenhagen già nel 2019. Carlsberg, attraverso il suo programma “Together Towards Zero” si impegna, inoltre, a ridurre del 30% le emissioni di carbonio entro il 2030.

Per quanto riguarda Coca-Cola, la prima sperimentazione del nuovo packaging è prevista per l’estate 2021, in Ungheria, su 2.000 esemplari della linea AdeZ (brand di bevande vegetali di sua proprietà). Nell’ambito del suo programma World Without Waste”, lanciato nel 2018, Coca-Cola punta ad impiegare globalmente bottiglie interamente riciclabili e sostenibili entro il 2025 e a riciclare l’equivalente del 100% delle stesse entro il 2030.

Non è da meno Absolut, che, muovendosi in una direzione analoga alle altre aziende, ha da poco introdotto la sua Absolut Paper sui mercati britannici e svedesi. Attualmente la sua bottiglia contiene il 57% di carta e il 43% di plastica riciclata, ma anch’essa mira ad arrivare ad un packaging totalmente bio, e si è posta altresì l’obiettivo dell’abbattimento del 50% del suo impatto ambientale entro il 2030.

Spostandoci verso il settore della cura della persona, L’Oréal, attraverso il suo programma di sostenibilità “Sharing Beauty With All”, intende lanciare le sue nuove confezioni nel corso del 2021 tramite i suoi brand La Roche-Posay e Kiehl’s, e assicura che gli standard di qualità e customer experience rimarranno inalterati. Non solo: in partnership con Albéa, leader nella produzione di packaging cosmetico, ha sviluppato anche il primo tubetto a base cellulosica.

L’impatto sulla produzione di tutti questi nuovi contenitori pare sarà contenuto, poiché l’efficienza tecnologica delle aziende ridurrebbe le emissioni di carbonio rispetto ad altri processi produttivi.

L’idea di un packaging interamente sostenibile interessa alle multinazionali della GDO a tal punto che sono sempre più numerose quelle che si stanno unendo a questa rivoluzione, per un progressivo addio alla plastica. D’altro canto, anche prodotti come il latte, i succhi di frutta e il vino sono ormai abitualmente venduti in cartone.

È probabile che all’inizio le nuove bottiglie attireranno solo una nicchia di consumatori, ma è indubbio che le potenzialità restano alte; potrebbero inoltre essere in grado di esercitare un grande appeal sulla generazione Z e su quella dei Millenial, molto sensibili alle tematiche ambientali.

Pare evidente, quindi, che le aziende abbiano riconosciuto la necessità di un radicale cambiamento di rotta in favore di una visione sempre più eco-friendly. Seppur la plastica sia ancora presente in maniera preponderante nelle nostre vite, e il suo utilizzo risulti attualmente imprescindibile in diversi settori, è comunque indubbio che l’intenzione globale sia quella di limitarne drasticamente il suo impiego, consci anche del pericolo rappresentato dalle microplastiche che minacciano gli ecosistemi e la vita marina.

Ecco allora che può rivelarsi vincente questa nuova strategia: cominciare a ridurla sostituendola con materiali rispettosi dell’ambiente, attraverso l’uso di prodotti per quelle che appaiono semplici e banali azioni quotidiane di ogni giorno, come la soddisfazione dei bisogni primari e la cura di sé stessi, ma che invece risultano impattanti su larga scala. Le aziende dovranno certamente assicurarsi che le loro alternative al materiale plastico siano effettivamente sostenibili, ma prepariamoci: ci sono le premesse per affermare che il futuro parte anche da qui.

 

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