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Decreto Ronchi, da maggio rivoluzione nel telemarketing

21/04/2010

Cambia il rapporto tra call center e cittadini. Dal 25 maggio 2010 si inverte la tendenza: tutte le utenze saranno contattabili salvo diversa indicazione dell’intestatario del numero. Un passo avanti per un settore in forte crisi o uno indietro per il diritto alla privacy?

Conto alla rovescia per la rivoluzione nel mondo del telemarketing. Dal 25 maggio entra in vigore il decreto Ronchi (convertito con modificazioni nella legge 166/2009) che cambierà il rapporto tra call center e cittadini, rendendo contattabili tutte le utenze, comprese quelle che non hanno dato il proprio consenso. Chi non vorrà essere contattato, dovrà iscriversi al registro pubblico delle opposizioni, che dovrà essere istituito entro sei mesi dall’entrata in vigore della legge di conversione del decreto, ma su cui non si sa ancora molto.
Come vivono i call center questo cambiamento? Con quale spirito si preparano a vivere il passaggio? «Si tratta di un rivoluzione copernicana – commenta Roberto Lorenzetti, AD di Siseco, azienda che ha tra i propri clienti numerosi call center che utilizzano sia i CRM made in Italy, sia i sistemi Voip -. Con il decreto Ronchi si passa da un sistema di opt-in, quello introdotto dal decreto sulla privacy, in cui era la società che doveva ottenere il consenso del cliente per inviare comunicazione commerciali, a una logica di opt-out, in cui è il cliente che non desidera più essere contattato a dover manifestare il proprio dissenso. Per i call center si tratta di un’occasione importante da cogliere: per questo è fondamentale avere i mezzi giusti».
Dopo le restrizioni imposte dal decreto Bersani nel 2007, che rendeva contattabili solo le banche dati costituite sulla base degli elenchi telefonici precedenti al 1° agosto 2005, per i call center la nuova direzione normativa è una boccata d’ossigeno.
Resta comunque un panorama di incertezza. L’idea ispiratoria di fondo è quella deglu Stati Uniti, dove il cittadino che non gradisce essere contattato si iscrive a una lista on line, che può essere consultata anche dalle agenzie di telemarketing. Grazie a severi controlli, chi non la rispetta viene multato. In Italia per il momento lo scenario non è del tutto chiaro. Questo rischia di danneggiare sia i cittadini che i call center che, nonostante vedano in questa nuova legge la possibilità di aumentare i posti di lavoro, temono le conseguenze di una cattiva gestione delle “black list”.

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