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Emergenza COVID e Privacy

29/03/2021

Fabiana Callai

Sono convinto che la comunicazione sia lo strumento principale del quale disponiamo, più preziosa della vigilanza, più importante delle sanzioni. La scommessa è quella di riuscire a diffondere nel nostro Paese un’autentica cultura della privacy. È quanto afferma Guido Scorza, Componente del Garante per la Protezione dei Dati Personali, intervistato da Fabiana Callai.

L’emergenza sanitaria per COVID19 a cui è stata data risposta immediata con una serie di misure urgenti, fin dalla dichiarazione dello stato di emergenza, ha visto l’adozione di diversi Decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri meglio conosciuti come DPCM e tutta una serie di ordinanze regionali e del Ministero della salute per determinare il contenimento degli effetti epidemiologici. Ordinanze regionali, che hanno stabilito in certi casi, per l’ingresso nelle stesse regioni, l’obbligo di tampone negativo o certificato vaccinale. In questi giorni è atteso il pacchetto legislativo della Commissione Europea sul passaporto verde.

ll passaporto sanitario europeo denominato green pass, come annunciato dal Commissario Europeo al Mercato Interno e Capo della Task Force sui vaccini Thierry Breton,  sarà infatti disponibile da metà giugno e il meccanismo sarà armonizzato in tutti i Paesi dell’Unione.

Premesso che, è intenzione di ogni Presidente di Regione tutelare la salute, la sicurezza e addirittura in certi casi la vita dei propri cittadini, è comunque necessario per il legislatore regionale, nazionale e addirittura europeo in questo momento storico conoscere quali potrebbero essere i passi corretti da compiere, almeno per evitare di perdere tempo in questa corsa contro il virus. A volte questi provvedimenti infatti trovano limitazioni giuridiche e di privacy.

A cosa si dovrebbero attenere i nostri Legislatori affinché i provvedimenti e le ordinanze regionali di richiesta di tamponi all’arrivo o il passaporto vaccinale possano essere validi e legittimi e privi di contestazioni?

“Sotto il profilo della disciplina sulla protezione dei dati personali", afferma Guido Scorza, componente del Garante dei dati personali  “la parola d’ordine è sempre la stessa: bilanciamento tra diritti e interessi ricordando che nelle nostre democrazie non esistono diritti tiranni che possano fagocitarne altri e che l’emergenza non può e non deve diventare alibi per super proteggere taluni diritti in danno di altri. Qualsiasi intervento regolamentare in materia – a prescindere dal rango – quindi deve sempre fare in modo di limitare i trattamenti di dati personali, specie se particolari, sotto la soglia del necessario, dell’indispensabile, dell’irrinunciabile per garantire un altro diritto o un’altra libertà come può essere il diritto di salute o la libertà d’impresa. Poi, naturalmente, gli interventi in questione devono essere legittimi ovvero emessi dall’Autorità che ha effettivamente competenza a emetterli ma questo non tocca al Garante per la protezione dei dati personali verificarlo”.

Il Garante ha ribadito più volte la necessità di una norma nazionale o addirittura europea che regolamenti il pass vaccinale COVID 19. Quale potrebbe essere la modalità operativa veloce magari in collaborazione con il Garante che, vista l’emergenza sanitaria in atto, suggerisce ai nostri Legislatori o ai Presidenti di Regione?

Il problema, in parte, mi pare superato dalla proposta di Regolamento europeo sul cosiddetto green pass che, in sostanza, stabilisce uno standard comune a tutti i Paesi membri per garantire la circolazione delle informazioni relative a vaccini, condizioni di immunità e di non contagio. È un’iniziativa importante che scongiura il rischio della moltiplicazione delle piattaforme, degli strumenti, dei circuiti e dei soggetti che si ritrovano a trattare dati personali particolari.

Resta, sfortunatamente, la parte più complessa del problema da affrontare e risolvere: anche se il Regolamento fosse approvato e implementato in tempi record, il regolamento non dice cosa può fare chi dispone di un green pass. Stabilire queste regole toccherà ai singoli Paesi membri che sarebbe auspicabile vi procedessero almeno a livello nazionale per evitare inutili frammentazioni regolamentari. Come procedere tocca, naturalmente, a Parlamento, Governo, Autorità regionali stabilirlo. Il Garante andrà, evidentemente, sentito in ogni caso come previsto nel GDPR e non mancherà di dare il suo contributo su specifiche proposte di regolamentazione.

Come FERPI, abbiamo al nostro attivo Professionisti delle Relazioni Pubbliche e Comunicazione in tutta Italia. Ritiene il nostro ruolo importante e utile al Garante per agevolare ma soprattutto veicolare e orientare la conoscenza delle tematiche legate alla privacy in questa emergenza?

Ho detto dal primo giorno in Autorità che sono convinto che la comunicazione sia lo strumento principale del quale disponiamo, più preziosa della vigilanza, più importante delle sanzioni. La scommessa è quella di riuscire a diffondere nel nostro Paese un’autentica cultura della privacy.

La privacy deve essere percepita da cittadini e consumatori come un valore e da imprese e amministrazioni come un diritto da proteggere a ogni costo se non si vuole compromettere la relazione con cittadini e consumatori. In questo contesto è evidente il ruolo fondamentale svolto dalla comunicazione e l’importanza della comunicazione professionale, anche nell’ottica del superamento dell’emergenza.

La complessità della società odierna e la delicatezza dei temi che l’epidemia da Covid19 impone richiedono responsabilità, messaggi chiari, diretti, completi, chiavi interpretative che conducano a soluzioni rapide.

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