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Emiliani più forti della scossa: un progetto per la ricostruzione

23/05/2013

Ad un anno dal terremoto in Emilia, un lavoro su più fronti, avviato da _Cesvi_ con il _Gruppo Zegna_ nella provincia di Modena, per accompagnare la ripresa economica e sociale delle zone colpite dal sisma. Un esempio di come la ricostruzione possa passare attraverso la responsabilità sociale delle imprese.

E’ passato un anno dalle terribili scosse del 20 e 29 maggio 2012, che hanno causato in Emilia 27 morti, 8.000 sfollati, la distruzione di interi centri storici e danni all’economia per oltre 6 miliardi di euro. In questi mesi la comunità emiliana, silenziosamente, ha reagito con tutte le proprie forze per ritrovare una normalità domestica e comunitaria e per far ripartire la vita produttiva.
Una tenacia che Cesvi ha fatto propria nel prestare aiuto alla popolazione della bassa modenese, l’area che ha riportato più danni. Un primo intervento è stato indirizzato a favore di tre imprese operanti in settori strategici per il territorio come quelli del biomedicale, del tessile e dell’ingegneria meccanica. Alle aziende che avevano subìto il crollo dei propri stabilimenti, Cesvi ha fornito risorse per il riavvio delle attività in nuove strutture, contribuendo alla continuità occupazionale e alla sicurezza sul lavoro di quasi 200 collaboratori.
Un progetto che nasce da un modello già sperimentato, come racconta il presidente del Cesvi, Giangi Milesi, “La nostra presenza a Modena nasce dalla generosità di un nostro prestigioso donatore privato, il Gruppo Ermenegildo Zegna, che ci ha voluti operativi in Italia per replicare un modello di intervento nelle catastrofi umanitarie già sperimentato insieme all’estero, a partire dallo Tsunami del 2004. Un modello basato sul protagonismo delle persone aiutate – basti pensare che dietro le imprese coinvolte ci sono oltre 200 fornitori locali – ma anche sulla trasparenza finanziaria, attraverso il controllo e la certificazione esterna di tutte le spese che la società PwC si è offerta di condurre pro bono”.
“Il sisma che ha colpito la nostra terra, le nostre persone e la nostra azienda ci ha messo a durissima prova, ma è stato un evento che ci ha costretto a ricredere in noi stessi, nelle nostre capacità, nella passione con cui portiamo avanti il nostro lavoro” – dice Gloria Trevisani, titolare dell’impresa CREA-SIdi progettazione e prototipi dell’abbigliamento- “La professione, il saper fare, la forza del nostro ‘essere gruppo’sono gli elementi che ci fanno sperare nel futuro, un domani in cui la nostra terra tornerà bella come prima. L’aiuto di Cesvi, oltre all’aspetto materiale, ha avuto un grande impatto emotivo, perché qualcuno ha creduto in noi, nella possibilità di farcela. Così non abbiamo progettato solo di ripartire, ma di crescere e di migliorarci rispetto a come eravamo prima”.
Con un secondo progetto, parallelo a quello del settore produttivo, Cesvi ha avviato un piano di sostegno all’infanzia e alla genitorialità attraverso il lavoro di tre cooperative sociali modenesi, attive fin dai primi giorni dell’emergenza nell’assistenza alle categorie più vulnerabili. I giovani operatori delle cooperative saranno impegnati, per tutto il 2013, in laboratori educativi destinati a 2.500 bambini di scuole dell’infanzia e primarie, in sportelli di consulenza psico-pedagogica per i genitori, in attività educative, di mediazione culturale e dei conflitti a vantaggio della famiglie di migranti residenti nella Provincia di Modena. Infine, nel Comune di Medolla, Cesvi sta sostenendo la riattivazione di un centro semi-residenziale per minori in difficoltà, la cui sede originaria è divenuta inagibile.
A Modena, Cesvi ha trovato persone straordinarie, capaci di vedere la solidarietà come un’opportunità di sviluppo da restituire sul territorio. Questa buona volontà non deve però essere interpretata come assoluta autosufficienza, lasciando che gli Emiliani rispondano in solitudine a propri bisogni. Delle 25.000 aziende modenesi coinvolte nel sisma, oltre la metà ha dichiarato danni. Tuttavia, al 6 maggio 2013, ci sono solo 101 richieste di rimborso pubblico 57 al vaglio della Regione, sulla base della specifica ordinanza che regola i contributi alle imprese, e meno di una decina, ha finora ottenuto i fondi.
Le imprese lamentano questa lentezza burocratica, che si oppone a una fiscalità troppo rigorosa, e le grosse difficoltà nell’accesso al credito. Si tratta di unproblema che coinvolge anche i Comuni, chiamati a riabilitare centinaia di edifici scolastici con il rischio di ridurre i costi per l’attività educativa vera e propria.
“Apparirà strano, ma l’intervento del Cesvi in un’emergenza domestica è una novità frutto del forte orientamento del Cesvi alla comunicazione”, continua Giangi Milesi. “Da una parte c’è una crescente assunzione di responsabilità sociale da parte delle imprese che le rende sempre più protagoniste anche in campi come l’aiuto umanitario. Cesvi è da tempo aperto al mondo d’impresa con una politica di stakeholder engagement che ha portato gli imprenditori addirittura nella propria governance. E’ stato perciò naturale accogliere la richiesta del Gruppo Zegna di sostenere la ripresa post-terremoto con le stesse modalità di collaborazione e d’azione adottate dopo lo tsunami del 2004”.
“Dall’altra parte c’è il valore della partecipazione, del protagonismo dei beneficiari, percorso indispensabile per assicurare l’efficacia degli aiuti. Anche su questo fronte le relazioni con i rappresentanti del mondo delle imprese artigiane e delle cooperative sociali sono stati decisivi nel mappare i bisogni e selezionare le azioni più utili per la ripresa economica e sociale. Anche in questa fase le attività di valutazione, rendicontazione e comunicazione sono gestite in stretta relazione con i partner locali e gli stakeholder del territorio”.
“Sono convinto che se sapremo accompagnare le esigenze degli Emiliani” sottolinea Giangi Milesi “avremo negli anni un ritorno eccezionale, un esempio nazionale per l’innovazione urbanistica, per la gestione sostenibile del territorio in ambito agricolo, per lo sviluppo delle piccole imprese artigianali e per il welfare dei servizi educativi e sociali.”
Scarica qui il reportage fotografico di Giovanni Diffidenti.

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