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Etica: le Rp devono imparare a dire no

10/03/2011

“Fino a che i relatori pubblici non impareranno ad opporsi alle pratiche scorrette di Rp i codici etici non serviranno a nulla”. Le parole del presidente della _Public International Relations Association_ in un recente evento a Teheran riaccendono il dibattito sulla questione morale della professione dei comunicatori.

In un messaggio alla comunità internazionale dei relatori pubblici, il presidente di IPRA – Public International Relations Association, Richard Linning, ha sostenuto che gli individui devono prendere una posizione morale quando viene chiesto loro di intraprendere azioni contrarie ai principi della pratica etica.
Parlando a Teheran in occasione del 6°Simposio Internazionale sulle Relazioni Pubbliche, Linning ha affermato che questi principi derivano direttamente dall’ articolo 19 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani.
Ogni individuo ha diritto alla libertà di opinione e di espressione; questo diritto comprende la libertà di avere opinioni senza interferenze e di cercare, ricevere e diffondere informazioni ed idee attraverso ogni mezzo e senza limiti di frontiere.
“Fino a che tutti noi, come professionisti non avremo il coraggio di difendere questi principi nel nostro lavoro quotidiano, rifiutandoci di partecipare a pratiche di comunicazione non etiche – dalla manipolazione e propaganda, alla falsa dichiarazione, la menzogna e lo spin-doctoring ai nostri detrattori verrà dato inevitabilmente ragione : il termine etica delle relazioni pubbliche resterà un ossimoro”, ha continuato il presidente di IPRA.
L’attività delle Rp deve essere di più di quanto George Washington nel suo discorso di addio del 1796 descriveva come "… indorare, con la comparsa di un virtuoso senso di obbligo, un’encomiabile deferenza per l’opinione pubblica o un lodevole zelo per il bene pubblico, le stupide compiacenze dell’ambizione, la corruzione o l’infatuazione ".
Clicca qui per scaricare l’intero discorso di Richard Linning (in inglese).
Tratto da IPRA

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