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Etica, Mercato, KPI e Valsella

18/03/2010

I comportamenti etici vanno ricercati in primo luogo sul cammino critico della catena del valore. E' uno dei concetti chiave teorizzati da Paolo D’anselmi che continua la riflessione sull'etica avviata nei giorni scorsi su questo sito.

Il pezzo L’etica dello struzzo ha ricevuto sul sito Ferpi degli intensi commenti, cui rivolgo ascolto. Toni Muzi chiede: “Quali sono i KPI (Key Performance Indicators) per valutare se l’azione etica dell’impresa sta o non sta nel suo core business?” Questa domanda consegue alla affermazione condivisa per cui “non ha senso per l’impresa operare nel sociale se non in piena coerenza con il proprio core business.” Un KPI è il prezzo e le condizioni del mercato in cui esso viene ottenuto.
I comportamenti etici vanno ricercati in primo luogo sul cammino critico della catena del valore. È questo mi pare “il senso stretto” in cui va inteso il core business di cui parla il leader della consulenza citato da Toni Muzi. Ne Il barbiere di Stalin – Critica del lavoro (ir)responsabile ho fatto una serie di esempi su cosa sta e cosa non sta su quel cammino critico. Tra quegli esempi mi piace ricordare qui la BAE Systems, armaiolo britannico, che finanziò uno studio per verificare se i prezzi da essa praticati al governo di sua maestà non nascondessero dei sussidi nazionali all’impresa stessa. Questo caso mostra bene la centralità dei prezzi praticati dall’impresa nel paese dove ha una posizione dominante rispetto a quelli praticati in regime di concorrenza. I prezzi sono senz’altro sul cammino critico del core business. I prezzi sono dei KPI, la qualità del mercato nel quale essi vengono ottenuti non è un KPI, ma è pure importante se no i prezzi non hanno significato.
Per tenere conto delle modalità in cui vengono ottenuti i prezzi, e di altre cose, ho sviluppato una process frame work della CSR delle imprese. Un modello per valutarne l’autenticità, direbbe Vito Mancuso. In esso sostengo che occorre andare a vedere i possibili rischi di irresponsabilità. Lavorare al contrario, se no ci si anestetizza. Questo modello (Disclosure, Attuazione, Micro-Etica e Stakeholder Ignoto) sta sul fascicolo di dicembre 2009 di Communitas, no. 39, dal titolo: CSR, la forza del contro-esempio. Communitas ha titolato il capitolo centrale: Io penso negativo. Di key performance indicators sono comunque a caccia gli issue framework, come la GRI e la WICI – World Intellectual Capital Initiative. È bene che process e issue framework si integrino.
Sempre sui prezzi, e con riferimento al mercato italiano del telefonino, nel pezzo originario ho fatto i seguente esempio negativo: “Che mi vale una politica di impatto ambientale zero, se sto spremendo i clienti?” (Non così sarebbe se l’operatore fosse nella energia nucleare o se fosse assodato che il telefonino fa venire il cancro, casi in cui l’impatto ambientale sarebbe sul cammino critico del valore.) Tale valutazione negativa sulle tariffe del telefonino è tuttavia affrettata, come rileva Caterina Torcia, perché quelle tariffe sono attuate sotto vigilanza di ben due autorità e quindi esse sono ottenute in regime di mercato regolamentato, per questo equivalente ad un mercato perfetto e soggetto a concorrenza. Ammetto l’incompletezza della argomentazione. Infatti mi pare il mercato italiano del telefonino (su certi pezzi di servizio, non su tutti) stia provando falsa la microeconomia neoclassica, per cui in un mercato più ampio e più concorrenziale (quello italiano) i prezzi sono più alti che in mercati più piccoli e meno concorrenziali (alcuni mercati europei). Di questo sarebbe etico fare menzione (ex adverso, comprendo) nei rapporti di sostenibilità degli operatori e soprattutto delle Autorità.
Vorrei poi chiarire un punto non chiaro del pezzo di partenza: “Il rating etico deve tenere conto del core business dell’azienda”. Volevo dire che non bisogna escludere a priori una impresa per quello che produce e per l’industria cui appartiene. C’è etica anche dentro le imprese che vengono escluse dai rater etici (armi, tabacco etcetera). Il bello dello studio di queste cose sta nell’andare a vedere anche le situazioni borderline, come i medici cercano i malati. “Do not avert thy eye from the poor” recita il Siracide. Questo mi porta ad accogliere la provocazione di Luca, che scrive: “Qualunque collega sarebbe pronto a spiegare che non va bene investire nel produttore di mine anti-uomo (ma) gli stessi colleghi rinuncerebbero ad una parcella a 6 zeri da parte di un costruttore di mine anti-uomo?" Il senso del siamo-tutti-barbieri-di-stalin è di puntare il dito verso noi stessi: “Lavorerei volentieri per Valsella (mine anti-uomo), per desiderio di comprensione del mondo”.
Il punto fondamentale di questo dibattito lo scrive ancora Caterina: “Non usiamo sempre la lente dell’etica che è diventata il filtro di troppe valutazioni ed ha un paradosso: non si può misurare”. Direi che non possiamo noi decidere quando l’etica entra e quando esce di scena. L’etica c’è dovunque c’è la libertà. Ma questo non frustra l’argomento concesso sopra a Caterina perché il mercato soggetto a concorrenza è etico. Il mercato perfetto è sovrano. La concorrenza, dove funziona, è etica.

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